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La Stampa
01 dicembre 2004
Cresce l'attesa in vista dell'estrazione del lotto di stasera: già bruciati due miliardi
La febbre del popolo del "53"
Troppi si indebitano: scatta l'allarme usura
di Michela Tamburrino
Roma. Se si vuole restare fedeli alla tradizione,quella della Smorfia napoletana originale,bisogna dire che il numero 53 corrisponde al vecchio("'o vecchio" in vernacolo). Suonano invece più evocative altre interpretazioni: il 53 è persecuzione,infelicità,invito ad essere previdenti,caparbietà. Ne sanno qualcosa tutti coloro che da 163 estrazioni del lotto aspettano che il numero faccia la sua comparsa sulla ruota di Venezia. Nelle ricevitorie si parla della "maledizione del 53": chi gioca avverte sulla propria pelle un'infelicità pari al significato che quel numero si porta dietro;basti pensare che finora due miliardi di euro sono stati bruciati attorno a lui. Ma chi sono cloro disposti a rivolgersi agli usurai pur di riuscire a piazzare un vincente? L'anedottica è ricca di episodi al limite del ridicolo e del tragico: una sequela di vicende di impiegati o pensionati vessati dagli strozzini è fiorita intorno al gioco,al fascino del tavolo verde,al sottobosco violento legato alle scommesse. Tanti sistemisti si sono sentiti possessore dell'unico incrocio certo mentre i loro debiti con gli strozzini crescevano in progressione geometrica. Troppi tra quei trenta milioni di italiani che,secondo le statistiche,ha il vizio del gioco. Un quarto di questi è donna e tutti insieme bruciano 50.000 miliardi di vecchie lire nel gioco,legale e illegale. Per 30.000 soggetti,il vizio si trasforma in morbo,una vera e propria malattia compulsava che si manifesta in patologie,dall'impossibilità di concepire altro nella vita,all'annullamento della personalità propria e altrui. In media ogni giocatore spende cinquecento mila euro all'anno nel gioco regolare e duecentomila euro le impiega in scommesse clandestine. Il giocatore tipo di videopoker è un umo che abbraccia una forchetta d'età ampia,dai 25 ai 44 anni e il 40% vive nel nord-est d'Italia. In maggioranza si tratta di lavoratori autonomi,forti di una iniziale disponibilità in denaro liquido e di un'altrettanto disponibilità di tempo libero. Invece di pagare le tasse giocano al casinò,piccoli imprenditori pronta-cassa che senza rendersene conto imboccano una strada senza uscita. Il 65% di loro dichiara di giocare per puro divertimento,solo il 19,5% ammette di farlo per il gusto prendere soldi,il 3% s'indebita per dimostrare a se stesso d'essere in gamba, e lo 0,5% per far vedere agli amici di essere furbi.E' per questo che i casinò ingoiano 540 milioni di euro l'anno,briciole rispetto al bingo dall'apparenza più familiare che brucia un miliardo e 250 milioni di euro l'anno. Malati del gioco a ogni costo,per loro è nato il centro di terapia per giocatori d'azzardo con sede a Campoformido,provincia di Udine. Ne è direttore lo psicoterapeuta Rolando De Luca che ora ha un centinaio di pazienti. La terapia dura 3 o 4 anni, sedute di gruppo durante le quali si confrontano le rispettive esperienze in una sorta di autocoscienza collettiva,alla ricerca del peccato originale. Partecipano i compagni e le compagne dei malati,anche loro vittime del morbo che ha colpito il congiunto. Se confrontati, possono assomigliare agli incontri degli alcolisti anonimi dei centri contro la tossicodipendenza. Il gioco è una droga che conduce a stati di allucinazione vigile. Il cas limite? Persone rimaste chiuse in una sala gioco per giorni senza accusare lo stimolo della fame o della sete. Intanto,per i "tossici" del 53,prosegue l'astinenza. Almeno fino a stasera.
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