La Vita Cattolica
13 febbraio 1999
Ezio: "Ho provato sulla mia pelle che il gioco e' una malattia. Chi comincia e' rovinato in partenza".
Da un semplice divertimento, alla tragedia. Come nella maggior parte dei casi.
di Francesco Dal Mas e Simonetta Zanutto
"Ho provato sulla mia pelle - ammette Ezio, cuoco udinese - che il gioco è una malattia e chi comincia è rovinato in partenza. La rovina per la mia vita e per quella di chi mi era vicino è stato il casinò. Confesso che qualche schedina al superenalotto la gioco ancora, ma piccole puntate. Conosco invece persone che spendono centinaia di migliaia di lire ogni settimana e sicuramente non finiranno bene".
Sabato 6 febbraio, ore 11. Davanti alla ricevitoria "Le Alpi" di piazzale Osoppo, a Udine, comincia ad accalcarsi un nutrito gruppo di persone. "Perché gioco? Si buttano via soldi in molti modi - ammette Franco, autista di mezzi pubblici - tanto vale tentare un colpo di fortuna". Il gioco del lotto è considerato addirittura come una vera e propria tradizione. Alida, che di professione fa l'infermiera, racconta che da sempre ha visto sua madre giocare al lotto. "così ho voluto provare anch'io. I numeri li prendo soprattutto dai giornali specializzati e mi è capitato di fare qualche piccola vincita, ma solo per coprire le spese.
"Non mi ricordo quando ho cominciato - afferma Marco, impiegato bancario - in casa mia ho sempre visto giocare al lotto. Comunque, chi gioca poco vince poco, e questo è anche il mio caso, però mi piace tentare la fortuna".
La mania del lotto ha contagiato intere famiglie. "Non so chi ha iniziato a giocare a casa mia - racconta Valentina, studentessa universitaria di 28 anni -. Io ho cominciato per curiosità, un po' guardando i programmi in televisione, un po' perché ho vinto subito una piccola cifra che mi ha incentivato. Una volta al mese, poi, compilo un sistema con tutti i componenti della famiglia": Se ci si sposta dal nord al sud della città di Udine, la situazione non cambia. Ricevitoria n. 123 di Via Roma, ore 12. Nicola, pensionato, gioca da 5 anni, incentivato anche lui da qualche vincita. "Per me il gioco è una mania, lo considero un vero e proprio hobby".
C'è poi tutta una "sistemistica" dietro ai numeri e alle probabilità che essi vengano estratti. Molti giocano numeri a caso, affidandosi al destino o seguendo il proprio intuito. Le ricevitorie, invece, compilano diversi sistemi e li propongono di solito a 50 o 100 persone, per lo più clienti fissi. Marcella è pensionata e recentemente ha vinto con una schedina precompilata dalla ricevitoria. "La passione per il gioco - afferma - è iniziata leggendo i giornali e guardando la televisione, ma cerco di trattenermi dal giocare grosse cifre". Secondo Maria Antonietta, insegnante in pensione, "giocare è solo un passatempo, un puro divertimento" per cui a volte ammette anche di dimenticarsi di guardare le estrazioni. Anche i giovani si stanno appassionando, anche se spesso tentano la fortuna solo per curiosità e giocano cifre basse. "Gioco molto di rado - racconta Luca, geometra di 27 anni - e non spendo molti soldi, anche perché tutto dipende dalla fortuna e non dai soldi che si puntano".