La Vita Cattolica
10 dicembre 2004
Continua a crescere il fatturato dei giochi in Italia. L'11 dicembre, a Campoformido, convegno sulla piaga della dipendenza
In tempo di crisi boom dell'azzardo
Maurizio Fiasco (Consulta antiusura): "In tre anni la spesa pro capite per i giochi è passata da 290 a 350 euro. Quando l'economia va male, c'è più ricorso a soluzioni miracolistiche. E poi è aumentata l'offerta dello Stato"
di Stefano Damiani
Pare paradossale, ma è proprio così: il gioco d'azzardo è l'unico settore che non risente della crisi economica. Anzi, anche nel 2004 se ne è avvantaggiato.
Ad affermarlo è Maurizio Fiasco, esperto della consulta nazionale antiusura che sabato 11 dicembre, nel centro polifunzionale di Campoformido (dalle ore 9) interverrà al Quinto convegno nazionale organizzato dall'Agita, l'associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie che ha sede proprio a Campoformido, dalle Caritas diocesane del Friuli-V.G., dalla Consulta nazionale antiusura.
Proprio a Campoformido, infatti, dal 1998 lo psicologo e psicoterapeuta Rolando De Luca ha dato vita ad un gruppo terapeutico - sostenuto dall'amministrazione comunale - che è punto di riferimento per i tanti che vogliono uscire dal dramma della dipendenza dal gioco d'azzardo. Attualmente le famiglie seguite sono una novantina.
"Scopo di questo convegno - afferma De Luca -, oltre a far conoscere le esperienze più significative, è quello di ribadire come la situazione dell'azzardo in Italia e in Friuli vada aggravandosi sempre di più. A dirlo sono i dati, e in particolare i 50 mila miliardi spesi nel gioco, tra illegale e legale. Si calcola che l'80% degli italiani dedichi attenzione al gioco d'azzardo, mentre il gioco patologico riguarda tra l'1 e il 3% della popolazione adulta". E proprio su questi aspetti sarà incentrata la relazione di Fiasco. "La questione dell'impatto del gioco sulla società - afferma - è strutturata in un sistema di cerchi concentrici: c'è la fascia più ampia dei giocatori occasionali, poi quella degli abituali, infine quella dei patologici. È chiaro che più si amplia la prima, più diventano maggiori la seconda e anche la terza, quella di coloro che finiscono nelle forme estreme e più dannose del gioco".
E purtroppo oggi, rispetto a quattro anni fa, "la spesa globale degli italiani per i giochi pubblici e illegali è fortemente aumentata e soprattutto ha coinvolto tutti gli strati sociali. Tra il 2000 e il 2004 abbiamo avuto un aumento quasi del 50%. Inoltre se nel 2001 la spesa pro capite in Italia per il gioco era di 290 euro, ora è salita a 350 euro". E questo boom ha riscontro anche nel maggiore ricorso a prestiti ad usura. "Dati precisi non ce ne sono - afferma Fiasco - però se fino alla fine degli anni '90 tra le famiglie che si rivolgevano alle fondazioni antiusura c'erano rari casi di gioco, ora essi rappresentano il 10%".
Quali le cause di tale espansione? "Intanto ormai il gioco non è più legato ad un momento della settimana o a un luogo specifico. Ora si può giocare dovunque e in qualunque ora della giornata: l'offerta è incorporata nella quotidianità. Con la finanziaria 2003 è stato dato il vialibera ai videopoker: attualmente ci sono 50 mila punti autorizzati, ma sono destinati a raddoppiare. Ancora. Il lotto non si gioca più al botteghino il venerdì sera, ma due volte, che dopo la finanziaria 2005 diventeranno tre, e i punti per giocare sono 50 mila. Poi c'è la scommessa sportiva entrata in vigore nel '98, la si può fare dalle 8 alle 23 negli 8 mila punti. Poi ci sono le 250 sale bingo, per non parlare del Gratta e vinci. Ed ora si apre una nuova autostrada virtuale che porterà l'azzardo in milioni di case: il gioco on line col computer mediante prepagati controllati dai monopoli di stato, previsto dalla finanziaria 2005".
E quale sarà l'impatto di tutto ciò? "Innanzitutto c'è un impatto serio sulle reti familiari. E poi c'è la conseguenza di schiacciare in condizione di povertà le famiglie, indebolendo ogni spinta all'autoassistenza delle famiglie disagiate. Infine, il 2%, 23 miliardi di euro, del Pil (destinato a diventare 3%) dirottato sui giochi è una cifra sottratta alla domanda di consumi. I commercianti si lamentano che questo sarà un Natale gramo. Forse lo sarà per i negozi, ma non certo per i giochi".
Ma ecco il punto. La crisi economica non dovrebbe avere effetti anche sul gioco? "Nient'affatto - risponde Fiasco - è un fenomeno studiato da tempo. Tra l'andamento dell'economia e quello dei giochi c'è un rapporto inversamente proporzionale. Quando l'economia tira, generando occupazione, opportunità e ottimismo, la distorsione cognitiva generata dalla soluzione miracolistica perde credibilità. Quando invece l'economia va male, aumenta il ricorso all'illusione".
Quale allora la soluzione? "Prima di tutto - accusa Fiasco - lo Stato deve invertire questo andazzo. Bisogna ricondurre a una responsabilità pubblica quanto accade, mentre c'è invece chi si vanta addirittura di questi risultati".
Il convegno
"Auto aiuto e terapia per i giocatori d'azzardo e le loro famiglie: esperienze e prospettive in Italia".
Si intitola così il convegno sul gioco d'azzardo che si svolgerà sabato 11 dicembre nel centro polifunzionale di Campoformido. I lavori inizieranno alle ore 9 e saranno coordinati Riccardo Zerbetto, presidente di Alea (associazione per lo studio del gioco d'azzardo) e Massimo Clerici (Società italiana per lo studio dei comportamenti di abuso e dipendenza). I saluti inaugurali saranno portati dal sindaco di Campoformido, Andrea Zuliani, dal direttore della Caritas diocesana di Udine, don Luigi Gloazzo, e dal presidente di Agita, Adriano Valvasori. Ad aprire i lavori padre Massimo Rastrelli, presidente della Consulta nazionale antiusura. Numerosi i relatori che porteranno la testimonianza delle loro esperienze nel campo della lotta all'azzardo da tutta Italia.
Ad accogliere i partecipanti al convegno sull'azzardo di Campoformido ci sarà una mostra di alcuni manifesti pubblicitari di sensibilizzazione sul problema. A realizzarli è stata la classe 5ª dell'Istituto statale d'arte Sello di Udine. Saranno gli stessi studenti ad illustrare il lavoro, nel pomeriggio. Un lavoro, quello degli studenti del Sello, come spiega il prof. Adriano Lecce, iniziato con la presa di coscienza del problema attraverso la testimonianza diretta di alcuni ex giocatori, per passare poi alla comunicazione attraverso le tecniche di grafica pubblicitaria, realizzando una campagna di sensibilizzazione.
Il giocatore tipo
Il 50% al casinò
a quali sono le caratteristiche di chi si rivolge al centro di terapia di Campoformido per ex giocatori d'azzardo e loro famiglie?
Il 65% dei giocatori è sposato, mentre il 35% non lo è. Il 3% è in possesso di licenza elementare, il 48% di licenza media, il 45% di diploma di scuola superiore, il 4% di laurea.
Il 76% proviene dal Friuli-Venezia Giulia, il restante 24% da fuori.
Quali le abitudini relative al gioco?
Il 51% giocava al casinò, il 21% alle corse ai cavalli, il 15% al lotto, il 13% ai videopoker.
L'età più rappresentata (51%) è quella tra i quaranta e i cinquant'anni; il 22% ha tra i cinquanta e i sessant'anni, il 14% tra tenta e quaranta, il 7% meno di trenta, il 6% più di sessanta. "Emerge quindi un'età media piuttosto elevata - afferma De Luca - e questo fa ritenere che i giocatori e le famiglie arrivino al nostro centro con esperienze di gioco d'azzardo protratte nel tempo".
Per quanto attiene al sesso, la maggioranza (85%) sono maschi. Il 73% è lavoratore autonomo, il 27% dipendente (non ci sono invece disoccupati).
Spesso il gioco è associato ad altre dipendenze: il 90% dei giocatori è dipendente da tabacco; fa uso di alcol il 15% dei partecipanti, mentre l'uso di una o più sostanze psicotrope riguarda il 3%. Il 30% abbandona la terapia (nella prima o seconda seduta). Di questi quasi tutti riprendono a giocare.
I risultati? La stragrande maggioranza dei frequentanti non gioca più d'azzardo, mentre gli altri, pur continuando a frequentare la terapia, continuano a giocare, anche se in misura inferiore rispetto all'inizio.
Chi ce l'ha fatta
Ritorno alla vita
a un anno hanno finito la terapia del dottor De Luca a Campoformido, e sono riusciti a tornare alla loro vita quotidiana.
Sono di una decina le famiglie di ex giocatori che, dopo un percorso di circa quattro anni, sono riuscite a staccarsi da quel cordone ombelicale che lega psicologo e paziente. Queste sono le prime famiglie che hanno concluso la terapia e sono tornate alla vita normale, da quando è nato il centro di Campoformido.
Saranno i diretti interessati a raccontare la loro storia nel corso del convegno, sabato 11 dicembre nel pomeriggio. "Ci sono tre tipi di conclusione della terapia - afferma De Luca -: quella positiva in cui sia il terapeuta che il paziente hanno accettato la fine del rapporto; quella negativa in cui il paziente lascia in modo aggressivo il terapeuta (da noi ciò è abbastanza raro); infine quella in cui si crea un rapporto di dipendenza". E proprio quest'ultima De Luca cerca sempre di evitarla: "Rimanere nel gruppo a tempo illimitato potrebbe essere un'illusione di superare difficoltà future. Per ciò va evitato, aiutando le persone a venire a patti con il fatto che non si può mai essere sicuri in nessun luogo e che il rischio esiste sempre". In ogni caso, secondo De Luca, le famiglie dimesse "non sono a rischio, in loro non vedo pericoli di ritorno al sintomo".
La testimonianza
Ho perso 2 miliardi
In una decina d'anni è arrivato a perdere "fra uno e due miliardi di lire".
A raccontarlo è lui stesso Mauro (il nome è di fantasia). Ha 47 anni, fa il consulente commerciale e da circa 20 mesi è uno dei pazienti del dottor De Luca a Campoformido.
"Ho fatto io la telefonata per chiedere aiuto e avere informazioni sul centro, ma anche la mia compagna mi ha aiutato e spinto. Ero arrivato ad un punto in cui non sapevo più cosa fare, la sofferenza era tale che non riuscivo più a sopportarla".
Come ha cominciato?
"Si comincia sempre per scherzo, con gli amici. Poi la cosa si espande ed è come andare sul ring con Tyson".
Quando si è accorto che il gioco era diventato una dipendenza?
"La cosa peggiore era uscire dal Casinò e percorrere il tratto che mi portava all'automobile, era il mio calvario".
Cosa le dà la terapia?
"Pian piano sto riacquistando i miei equilibri, con difficoltà, ma con impegno e costanza, e la partecipazione della famiglia è fondamentale. Dal punto di vista economico, poi, il miglioramento è immediato, dal momento che la famiglia ha il controllo dei flussi di denaro".
Come si torna ad avere un equilibrio?
"Affrontando la realtà, non usando più la fuga per sfuggire ai problemi della vita".
C'è un motivo per cui ci si rifugia nel gioco?
"Non lo so, forse tante cose. Certo è che giocare ti fa cambiare non solo lo stile di vita, ma anche il modo di pensare".
La spaventa l'idea di lasciare il gruppo alla fine della terapia?
"Se fosse adesso sì, c'è ancora un percorso da fare".