Il Gazzettino
12 dicembre 2004
VITA D’AZZARDO Ieri a Campoformido il convegno promosso dall’Agita sui crescenti disagi sociali
E ora la slot machine entra in casa
Con Internet, Sms e pay-tv. Una famiglia media spende novecento euro nel gioco
La sala da gioco? Dal 2005 entrerà nelle mura domestiche. Con la possibilità di giocare attraverso la pay tv e il digitale terrestre, gli Sms dal cellulare, i call center e, soprattutto, Internet. È la nuova frontiera dell'azzardo, che mira ad attrarre nuovi strati sociali nel pianeta degli scommettitori incalliti. Utilizzando un metodo molto semplice: portare il gioco in casa, nella vita di tutti i giorni e raggiungendo tutti i componenti di una famiglia.
Non sarà più necessario recarsi in luoghi prestabiliti in tempi prestabiliti, perché si potrà giocare in qualunque momento della giornata, da casa propria. L'economia del gioco d'azzardo, fondata sui giocatori abituali, ha capito di aver raggiunto il limite massimo di espansione. Che fare allora? Per stimolare al gioco un numero maggiori di persone è necessario creare prodottia misura di famiglia.
Si fanno sempre più lunghi e pericolosi i tentacoli del gioco d'azzardo. E il rischio di estendere quella che ormai è diventata una piaga sociale è sempre più vicino. L'allarme è stato lanciato da Maurizio Fiasco della consulta nazionale antiusura, intervenuto al 5° convegno nazionale svoltosi ieri a Campoformido e organizzato dall'Agita, l'associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie, dalle Caritas diocesane della regione e dalla Consulta nazionale antiusura. «Si aprirà una nuova autostrada dell'azzardo virtuale - ha detto Fiasco - perché l'economia cerca sempre di più di avvicinare l'offerta alla domanda». Cambiano le regole del gioco, dunque, ma si evolvono anche le vecchie strutture destinate ai giocatori. Le sale scommesse saranno sempre più collocate vicino ai mercati rionali, nelle piazze, nei luoghi di passaggio.
Nemmeno il calo dei consumi e le ristrettezze economiche delle famiglie ci salveranno. Anzi. Al contrario di quanto si possa pensare, il gioco d'azzardo aumenta proprio nei momenti di crisi. Ad accusare il colpo più forte è il ceto medio, quello formato da famiglie con doppio reddito, che, nonostante le entrate consistenti, si trovano sempre più di frequente indebitate. Ogni anno una famiglia media spende circa 900 euro nelle scommesse. Una somma destinata ad aumentare ancora, visto che l'offerta di giochi pubblici lievita del 38 per cento da un anno all'altro. Dal 2005 le occasioni di gioco settimanali passeranno da 10 a 14, quelle permanenti da 4 a 6, oltre ad aumentare le sale bingo (oggi ce ne sono 242), i luoghi con slot machine (52 mila), le sale scommesse (1.400). E sul territorio italiani sono previsti anche 10 "parchi di divertimento" con gioco d'azzardo compreso.
Gli effetti di questo scenario sono facilmente immaginabili. Soprattutto se si pensa che già attualmente, rispetto a 10 anni fa, una famiglia investe il 30 per cento in più del suo budget in questo tipo di attività. Un investimento in speranza di vittoria. Salvo poi non informarsi nemmeno sull'esito della scommessa, visto che il 5 per cento delle vincite non viene riscosso. Ma è soltanto un'altra delle contraddizioni del gioco d'azzardo.