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Il Gazzettino
12 dicembre 2004
Soltanto dopo vent'anni ho capito che ero malato
Gli ci sono voluti vent'anni per capire che era malato. Vent'anni in cui «ho buttato via la mia vita e ho fatto del male a me e alla mia famiglia. Soltanto quando una persona riesce ad ammettere con se stessa il male che si sta facendo, ha fatto il primo passo verso la guarigione». Con la voce rotta dalla commozione, Giancarlo, giocatore compulsivo, come lui stesso si definisce, racconta la sua storia al convegno nazionale di Agita. «Fino a due anni fa non avrei mai pensato di poterne parlare - ammette - ero diventato impotente di fronte al gioco, la mia vita era ingovernabile. Per fortuna ho incontrato questa "famiglia" - continua riferendosi ai gruppi di aiuto - e ho avuto il sostegno dei miei cari. So di essere una persona debole e questo problema grandissimo colpisce proprio i deboli. Ma è importante andare avanti, perché uscirne è possibile».
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