Vite trascinate fra una puntata e l'altra, tra un tavolo di poker e scomesse di vario tipo. Una rete che imprigiona non solo i giocatori patologici ma intere famiglie. Una rincorsa alla vincita che ogni anno fa scivolare migliaia di persone, nel mondo, nella dipendenza. Identikit del giocatore compulsivo che non sa fermarsi, mai. "Come tutte le dipendenze non si sconfigge del tutto ma si può bloccare", dicono dall'Associazione giocatori anonimi (3381271215 - www.giocatorianonimi.org). Nata nel 2000, la struttura oggi è formata da 15 gruppi di auto-aiuto.
"Negli ultimi anni il gioco d'azzardo è diventato anche in Italia un'attività di massa d'enormi proporzioni economiche e sociali. Secondo recenti ricerche oltre l'80 per cento della popolazione gli dedica attenzione, e nel complesso i dati disponibili individuano nell'1-3 per cento degli adulti l'incidenza dell'azzardo", spiega lo psicoterapeuta Rolando De Luca, responsabile del centro di terapia di Campoformido, in provincia di Udine, per ex giocatori d'azzardo e parenti, promotore, tra l'altro, del quinto convegno nazionale sul tema che si è appena concluso nella località friulana. Un lavoro quello di De Luca che si è tradotto, negli anni, in gruppi terapeutici e che nel 2000 ha creato l'Agita, l'Associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie (www.sosazzardo.it).
Secondo una stima dell'Aams, l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, per il gioco (lotto, schedine eccetera) gli italiani spenderanno entro il 31 dicembre circa 23 miliardi di euro, il 38 per cento in più del 2003. Un mondo che attrae sempre più pensionati, calsalinge e giovani. Quest'ultimi al centro di due ricerce. La prima della Siipac, Società Italiana di intervento sulle patoligie compulsive, che attraverso lo sportello Infoazzardo (21 in Italia- numero verde 800368300) ha preso a campione 2.678 studenti romani: tra questi il 22 per cento ha ammesso di aver giocato più di quanto avesse preventivato, il 3,5 ha sentito di non poter smettere. La seconda, sulle dipendenze, dell'équipe di Carlamaria Del Miglio, professore Ordinario di Psicologia Generale all'università La Sapienza. Su 800 ragazzi di un liceo romano il 3,76 per cento è a "rischio" dipendenza dal gioco d'azzardo.