Il Popolo
19 dicembre 2004
Giocare per passare i pomeriggi insieme o per aiutare gli altri
Anche la solidarietà fa cinquina e tombola
di Sandra Carniel
Il generale ci rimette la dignità, la signora i gioielli di famiglia, la pensionata la casa. Al gioco si perde molto di più di quanto si vinca. A volte però le perdite non sono così catastrofiche, anzi. Intendiamo parlare di quell gioco piano, familiare, divertente e comunicativo, fonte di socializzazione e di relax. Insomma il gioco non è solo quel bau bau che deve essere temuto, ma anche divertimento e spasso. Le persone s’incontrano e il gioco è il mezzo per tenerle vicine.
Maria, Luisa, Giovanna e Rita si salutavano appena, ora sono amiche per la pelle. La briscola domenicale all’Aifa ha creato un sodalizio ben affiatato, reso più solido dalle chiacchiere e dalle telefonate. Le quattro, ora, non si sentono più sole, attendono la domenica con ansia e si sentono spesso al telefono, complice quella briscola sprecata o quell re di denari uscito all’ultimo piglio.
Giovanna e Rita hanno perso "con dignità", dicono loro. I centesimi lasciati sul tavolo vanno ad arricchire il fondo, che a fine anno sarà dirottato nella cassa dei poveri in parrocchia. Stessa fine le vincite della tombola. "Sei cartelle, 50 centesimi" spiega la temporanea direttrice del gioco. Chi vince li lascia in buona parte lì. Quelli che rientrano nel borsellino servono per pagare il caffè alle amiche di gioco, il resto rende più pingue il fondo missioni.
I pomeriggi domenicali passano fra un tressette, una scope e una tombola. Il cicaleccio è elevato, le discussioni determinate.
I conteggi impegnano. Al sessantuno s’arriva con un sospiro di sollievo, idem per il inquantuno.
Giulia, Anna, Enrica e Flavia consacrano il sabato pomeriggio al ramino. Guai a toccarglielo. Si divertono un mondo. La domenica, fuori di messa, si chiariscono ancora qualche mossa.
Gli uomini preferiscono il bar. Una artita è studiata minuziosamente non solo dai giocatori, ma dall’intera corte che a poco a poco si forma. Al Pentagono le analisi sicuramente sono meno scientifiche. Gli strateghi non sono solo i quattro, ma tutti gli amici che si accalcano. Il gioco è corale come la bevuta finale, offerta con la posta in gioco.
Piero e company hanno eletto per il relax settimanale una trattoria sfiziosa. A fine d’anno la cena è assicurata pure ai famigliari. Roberto gioca con gli amici a poker in taverna, le vincite vanno rigorosamente tutte in Brasile. "Ci divertiamo e contribuiamo a sollevare un pochino la sorte dei niños de ruas".
Meno altruisticamente Stefano assicura che con le vincite del suo giro vanno tutti in gita. In famiglia la tombola serve per l’acquisto del gelato per I più piccini. E’ questo un gioco che non ha nulla di patologico.
Tutt’altro, è un modo simpatico per passare due ore con i famigliari e gli amici, per sveltire il cervello nell’elaborare strategie, nel conteggiare punti, nel ricordare tutte le giocate. E’ soprattutto un modo per stare assieme senza angoscia, ironizzando su se stessi e sui compagni di gioco. E’ una scuola leggera e frizzante, un toccasana per tante persone sole.