Hanno meno di cinquant'anni, sono sposati, per lo più lavoratori autonomi,
con una preparazione scolastica media inferiore, prevalentemente maschi.
Tutti accomunati dalla passione per il gioco d'azzardo. Sono i giocatori
patologici, quelli che delle scommesse, le puntate al casinò e le lotterie
fanno una malattia. In Friuli Venezia Giulia, dove da quasi dieci anni opera
il Centro di terapia di Campoformido (Udine) per giocatori d’azzardo e le
loro famiglie, il fenomeno coinvolge circa il 3% della popolazione adulta.
Senza contare coloro che, all'interno del nucleo familiare, subiscono le
conseguenze della patologia.
Il Centro, che da quattro anni opera in sinergia con l'Agita,
l'associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie con sede
nel municipio di Campoformido e che ora ha assunto rilievo nazionale (il 24%
dei pazienti arriva da fuori regione), assiste un centinaio di famiglie
divise in nove gruppi terapeutici. “L'obiettivo – spiega Rolando De Luca,
psicoterapeuta e responsabile del Centro – è di raggiungere e mantenere
l'astinenza dal gioco nell'immediato e di produrre cambiamenti relazionali
profondi a distanza di anni non solo nel giocatore, ma anche all'interno di
tutta la famiglia. Partecipando al gruppo, il giocatore riconosce sofferenze
comuni, che lo inducono a ridimensionare i sensi di colpa”.
I dati emersi negli anni dell'attività clinica evidenziano un'incidenza
maggiore del disagio tra i giocatori di sesso maschile (l'85% contro il 15%
delle donne) con un'età media elevata (51% tra i 40 e i 50 anni, 22% tra i
50 e i 60 anni e 6% oltre i 60). Nel 65% dei casi, i partecipanti ai gruppi
terapeutici sono sposati, nel 73% sono lavoratori autonomi e nel 48% sono in
possesso di una licenza media. A tentarli è soprattutto il casinò (51%),
seguito dalle corse ai cavalli (21%), il lotto (15%) e i videopoker (13%).
Un ciclo completo di corsi, con cadenza settimanale, dura almeno tre anni.
“La maggioranza dei giocatori che frequentano il gruppo – continua De Luca –
non gioca più d'azzardo. Fino ad ora, la terapia è stata abbandonata dal 30%
dei giocatori. Il 71% partecipa accompagnato dai familiari, il 5% da solo
mentre nel restante 24% dei casi partecipano i soli familiari”.