La Stefani
09 febbraio 2005
Azzardo, quando il gioco diventa malattia
Colpisce sempre più persone, ma il ministero della Sanità fa finta di niente. E se Bologna conta centinaia di uomini afflitti da questa patologia, in città non esistono strutture dove curarsi
di Tatiana Lisanti
Mille videopoker sequestrati nel 2003, 160 nellagosto scorso. Chiusi ad ottobre 3 circoli e 7 locali pubblici. Fiamme gialle e polizia sono mobilitate per contrastare un fenomeno ormai di massa che si sta trasformando in malattia sociale. Secondo alcune stime, sono più di 800 in città i dipendenti dal gioco. Di questi, quattro vanno a curarsi nel centro specializzato più vicino al capoluogo, a Reggio Emilia. E mentre lo Stato trova il modo di lucrare sulla febbre delle macchinette, con il 13,5 per cento dellincasso che finisce nelle casse dellerario, ogni anno i bolognesi, compresi anziani, disabili e bambini in fasce, si dilettano con 40 giocate al lotto pro-capite e 80 combinazioni al superenalotto. Senza contare l'esplosione delle lotterie nazionali.
Pochi secondi, il tempo di puntare, giocare, perdere. E subito un'altra partita. Perché vincere o rimetterci non fa differenza, a decidere è solo il desiderio di puntare ancora. E il tempo di ogni giocata è troppo breve perché chiunque si sottragga alla tentazione di tirare ancora la leva
Le slot machines, piccole las vegas introdotte dallo Stato per sostituire i vecchi videopoker e contenere l'azzardo, non convincono gli esperti delle dipendenze dal gioco, tantomeno i giocatori che da quel tipo di dipendenza sono riusciti a liberarsi.
Non più di 50 centesimi a partita: un modo per arginare le perdite, ma ogni volta vince l'illusione del giocatore di ottenere grandi vincite. Un'illusione che si autoalimenta creando, di giorno in giorno, uomini abbrutiti dal gioco d'azzardo. Padri di famiglia e ragazzini che rimangono in catalessi, per ore, davanti agli schermi luccicanti delle macchine da gioco. Congegni legali per la cui diffusione sono stati pagati fior di pubblicitari e dai quali il ministero del Tesoro ricava proventi per sanare il debito pubblico.
Con il nuovo sistema le vincite non superano mai i 50 euro e su 14 mila partite giocate in Italia, le macchinette distribuiscono in premi il 75 per cento degli importi giocati. Del restante 25 per cento, il 13,5 va allo Stato. Un'offerta d'azzardo regolamentata, ma sempre aggressiva e capillare che incrementerà comunque la criminalità organizzata, esperta nella produzione di false certificazioni che dovrebbero invece essere rilasciate dai Monopoli di Stato.
Nel 2003 il tribunale ha disposto il sequestro preventivo di 1000 videopoker con schede contraffatte capaci di utilizzare programmi diversi da quelli consentiti. E nell'agosto scorso sono stati sequestrati 160 videogiochi in tutta la regione;50 quelli prodotti e utilizzati in modo illecito nel capoluogo emiliano. Ma è solo l'ultimo tassello della criminalità ai tempi dei videopoker. Macchine infernali spente per legge dal 31 maggio, finite in discarica o vendute nell'Europa dell'Est, dove sono permesse.
E a meno di un anno dall'entrata in vigore della nuova normativa, si è già si è trovato il modo di raggirare le regole attraverso sistemi che consentono di puntare molto più di quanto è consentito. "Le vecchie macchine, il cui utilizzo era disciplinato al comma 7 della legge precedente, erano modificabili con più facilità; ma ovviare l'ostacolo non è impensabile", dice Silvio Torri, vicequestore aggiunto.
La nuova criminalità, intanto, viaggia anche on-line attraverso casinò virtuali ai quali si può accedere dai monitor dei bar e dalle abitazioni private. Ma trattandosi di un ambito dai confini non delimitabili, è difficile per la polizia intervenire. Nell'ottobre scorso la questura di Bologna ha fatto chiudere 3 circoli privati, 5 locali pubblici e 2 bar perché al loro interno si giocava clandestinamente alla 'roulette virtuale'. "Per portare a termine operazioni di questo tipo - spiega Katia Paganelli, funzionario dell'ufficio di Gabinetto della Questura - è necessario sorprendere gli evasori in flagranza di reato, altrimenti non si può dimostrare nulla". Tramite schede prepagate che è possibile togliere in qualunque momento, infatti, ci si collega a casinò, reali o fittizi, e si puntano cifre da capogiro. I server che consentono il collegamento, inoltre, si trovavano quasi sempre all'estero, per lo più in Texas e negli Stati Uniti d'America.