Il Sole 24 Ore
10 febbraio 2005
Lotto = Il numero "ritardatario" e' uscito ieri sulla ruota di Venezia: l'incasso per l'erario e' di 4 miliarid
Con il "53" vince anche il fisco
Ai fortunati andranno in tutto 600 milioni - L'ultima finanziaria ha raddoppiato la tassazione dal 3 al 6%
di Dino Pesole
Roma - Circa 600 milioni di euro: è quanto l'erario di prepara a versare a quanti nell'ultima estrazione di ieri,sfidando ancora una volta la sorte,hanno scommesso sul numero "secco" 53 sulla ruota di Venezia. Dopo 182 estrazioni,il 53 è stato ieri sera il primo numero estratto a Venezia, ponendo così fine a una lunghissima vicenda, che ha avuto risvolti anche drammatici con suicidi, famiglie ridotte sul lastrico o finite nelle mani degli usurai, e che, da qualunque angolatura lo si esamini, è stato un grande affare per il fisco: a conti fatti,l'illustre assente ha fatto incassare all'erario tra i 4,5 e i 4,6 miliardi.
E' anche l'effetto del raddoppio della tassazione sulle vincite,disposto dalla Finanziaria: si è passato dal 3 al 6 per cento. I vincitori possono contare su un montepremi pari a 11 volte la posta. Il concorso di ieri,ma anche i precedenti,si è stabilizzato sui 60 milioni. Alla cifra complessiva andrà ora detratta,appunto,la ritenuta del 6%,una misura - lo ricordiamo - introdotta dal Governo per finanziare una parte dei tagli fiscali. La singolare consonanza tra le cifre (4,3 miliardi è l'importo dei tagli fiscali,4,5 l'incasso del "53") porta dunque a ritenere,con una leggera forzatura,che siano stati gli stessi italiani (almeno quelli che hanno scommesso sull'illustre assente) a finanziare le riduzioni fiscali decise dal Governo. Con un effetto distributivo alla rovescia (si veda "Il Sole-24 Ore" del 25 gennaio): a giocare al lotto sono soprattutto (anche se non solo) i ceti meno abbienti,mentre della nuova "tranche" di sgravi fiscali beneficiano in prevalenza le fasce di reddito medie e medio-alte.
La "febbre del 53" si è dunque chiusa. Il grande assente mancava dal 10 maggio 2003 ed ha suscitato un profluvio di reazioni e commenti,è stata chiamata in causa la cabala e la statistica. La conclusione? E' il caso,non la legge dei grandi numeri,a determinare l'estrazione di un numero,che sulla carta potrebbe anche non uscire per anni.
Non è stato evidentemente questo il ragionamento di quanti in questi mesi hanno impegnato fortune sul 53,facendo così lievitare oltre ogni ragionevole previsione gli incassi complessivi del lotto: la raccolta complessiva è passata dai 6,9 miliardi del 2003 agli 11,7 del 2004. La concentrazione maggiore si è registrata nel secondo semestre del 2004,proprio per l'"effetto 53",con il picco raggiunto in ottobre (950 milioni di raccolta) e in dicembre,con incassi pari a 1,3 miliardi,contro i 617 milioni del dicembre 2003.
Dopo la punta massima dello scorso anno,le giocate si sono stabilizzate a circa 60 milioni a concorso,segno che la febbre del 53 aveva raggiunto e superato l'apice. In genere,la febbre comincia a manifestarsi quando un numero che non viene estratto assurge al rango di "centenario". Poi,quando si è attorno alla 13°-14oesima estrazione,inizia la fase calante: non è più sostenibile incrementare all'infinito la posta. "Giocate con il cervello - ha avvertito il ministro dell'economia Domenico Siniscalco,lo scorso 27 gennaio - con senso del limite e moderazione".
Anche la tempistica ha giocato a favore dell'erario. Se il 53 fosse uscito a dicembre,quando il monte premi era ben più consistente,il fisco avrebbe pagato tra 1,1 e 1,3 miliardi. Ora la cifra di 600 milioni è assolutamente compatibile con quanto l'erario ha incassato finora. Il "terno al lotto" - è il caso di dirlo - lo ha vinto proprio il fisco.