Solo una puntata. Tanto per provare, tanto per tentare la fortuna. Si perde…. Beh,c'è sempre una seconda possibilità. Si vince….e allora perché non replicare? E poi,un giro dopo l'altro, la posta sale, insieme con la smania di continuare. Finchè sfidare la sorte diventa il pensiero dominante della giornata,il desiderio da soddisfare ad ogni costo. A costo di azzerare il conto in banca, di perdere il lavoro, di ingannare le persone più care, di perdere i contatti con il mondo. A costo di giocarsi la vita!
Sia chiaro, una giocata al lotto o una partita al videopoker non hanno mai ucciso nessuno, e non rappresentano necessariamente l'esordio di una carriera da gambler incallito. Ma chi cade nel vortice del gioco d'azzardo patologico spesso inizia così, con la certezza di poter smettere in qualsiasi momento. E persevera in tale convinzione fino alle conseguenze più estreme: il dissesto finanziario, la distruzione dei rapporti familiari, il coinvolgimento in giri clandestini, il compimento di furti e truffe per pagarsi i debiti. Sembrerebbe una storia da realtà marginali, quasi da film, e invece è molto più vicina e tangibile di quanto si possa pensare. In Italia, per circa 900.000 persone la passione del gioco d'azzardo si è trasformata in vera malattia. Mentre si calcola che siano almeno 30 milioni gli italiani che si cimentano più o meno regolarmente con ruote della fortuna, schedine, scommesse sportive, slot machine, roulette e blak jack. Per un giro d'affari complessivo davvero consistente: nel 2004 alla dea Fortuna sono stati immolati circa 24 miliardi di euro (nel 1994 erano 6 miliardi e mezzo), ripartiti per la maggior parte tra lotto (quasi 7 miliardi), sale del bingo (oltre un miliardo), agenzie ippiche (quasi 2 miliardi e mezzo) e altre scommesse sportive (oltre un miliardo) Per non parlare del sommerso illecito, che le stime descrivono essere almeno di pari entità:
Le dimensioni del mercato legalizzato delle scommesse e la concentrazione delle sue quote maggiori nelle forme di gioco più popolari e accessibili dimostrano che oggi l'emozione del rischio e la speranza di guadagni imprevisti attrae gente comune, che non corrisponde al tradizionale prototipo del frequentatore assiduo di casinò. Anche per alcuni aspetti demografici i moderni giocatori si discostano dall'immagine del facoltoso habituè dei tavoli verdi: sono in crescita le donne, che rappresentano circa un quarto dei casi di dipendenza patologica dal gioco, e i giovani, che secondo alcune ricerche possono essere a rischio già nell'adolescenza, e sono sempre più numerose le persone con scarse disponibilità economiche, tra cui persino disoccupati, pensionati e casalinghe.Dalla passione all'ossessioneLa passione per il gioco d'azzardo sembra non risparmiare quasi nessuno. Ma poi ci sono coloro ai quali finisce per stravolgere la vita, diventando una forma di dipendenza assimilabile per certi versi a quella dalle droghe o dall'alcol. Anzi, quella dal gioco è l'unica forma di dipendenza non legata all'uso di sostanze psicotrope riconosciuta ufficialmente dalla psichiatria, che l'ha classificata come tale nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV).
Il giocatore patologico,così com'è identificato dai criteri clinici, è una persona che si dedica al gioco d'azzardo in modo ossessivo, per sentirsene appagato deve via via aumentare le cifre scommesse, continua a giocare anche dopo ripetute sconfitte, sperimenta una sensazione di euforia a ogni puntata, diventa ansioso e irritabile quando non può giocare, tenta di smettere senza riuscirci, nega davanti a familiari ed amici la sua mania e nasconde i problemi finanziari che ne derivano. L'esperienza del desiderio irrefrenabile che, anche nella vita quotidiana,sovrasta qualsiasi altro interesse non è molto diversa da quella provata da un alcolista o da un tossicodipendente. Così come analogo è il fenomeno della tolleranza, che costringe anche il giocatore ad "aumentare la dose", cioè ad alzare sempre più la posta, per poter trarre da ogni puntata lo stesso grado di esaltazione.
Una questione di autocontrolloMa qual è il motivo per cui c'è chi si limita a una schedina ogni tanto o magari, trovandosi in prossimità di un casinò, vi trascorre una serata avvincente ma commisurata alle proprie possibilità, e chi, invece, dopo le prime giocate ha già imboccato il tunnel della patologia? L'offerta sempre più variegata e pubblicizzata, di opportunità di gioco nobilitate dal marchio della legalità, e spesso da quello del monopolio statale, è certamente colpevole, soprattutto nei confronti dei più giovani e soprattutto in un momento in cui la crisi economica alimenta le speranze irrazionali, come quella che un evento fortuito possa cambiare la vita. Ma certo, da sola non basta. Il profilo psicologico del giocatore non è univoco, anche se un tratto ricorrente, che può spiegare la suscettibilità all'instaurarsi di una vera e propria dipendenza e l'incapacità di smettere, è la difficoltà di controllare gli impulsi. In alcuni soggetti coesistono altri disturbi della personalità, e non di rado alla mania del gioco si associano l'abuso di alcol o di droghe, a riprova della predisposizione a sviluppare forme di dipendenza e condotte compulsive. Eventuali fattori esterni traumatici o stressanti non possono di per sé causare il comportamento patologico, ma in mancanza di adeguati meccanismi di autocontrollo, certi eventi contingenti (un lutto, una separazione, un conflitto relazionale, la perdita del lavoro) possono innescarlo o mantenerlo. Con l'accentuarsi del problema,poi, sopraggiungono altri disagi. Il sentimento di colpa, che il giocatore tenta di soffocare convincendosi di essere in grado di controllarsi alla prima (ma è sempre la prossima) occasione o di essere nel giusto se tenta di riscattarsi con una vincita (che deve senz'altro arrivare), e la depressione, che riesce a contrastare soltanto con la scarica di eccitazione data dalla scommessa. Ed è così che un gioco diventa una spirale senza fine.

Che giocatore sei?Per valutare quanto il gioco incida sulla tua vita pensa se ti capita spesso di:- giocare più a lungo di quanto ti eri prefisso prima di iniziare
- giocare fino all'ultimo centesimo che avevi in tasca
- dover giocare cifre più alte del solito per sentirti altrettanto emozionato
- sentire il bisogno di giocare anche subito dopo aver perso
- provare sollievo da problemi personali o familiari,da preoccupazioni e da sentimenti negativi mentre giochi
- pensare insistentemente e con impazienza alla prossima opportunità di giocare quando stai facendo altro
- lasciare in sospeso dei pagamenti per destinare i soldi al gioco
- chiedere soldi in prestito per poter continuare a giocare
- fare o progettare attività illegali per sostenere le tue spese al gioco
- provare a smettere senza riuscirci
- mentire ai familiari o ad altri riguardo alla tua abitudine o alle cifre scommesse e perse
- avere problemi in famiglia,con gli amici o al lavoro a causa della passione per il gioco
Un aiuto per smetterePer interrompere la dipendenza è possibile rivolgersi a centri specializzati nella cura del gioco patologico. Tra i più noti vi sono il Centro di terapia di Campoformido,in provincia di Udine, fondato dall'Associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie (Agita,www.sosazzardo.it), le numerose sedi della Società italiana di intervento sulle patologie compulsive di Bolzano (Siipac, www.siipac.it) e quelle dell'Associazione giocatori anonimi (Ga, www.giocatorianonimi.org)La strada della guarigione può prevedere vari tipi di intervento (gruppi di auto-aiuto, terapia familiare, terapia cognitivo-comportamentale) e può essere lunga e faticosa (i programmi terapeutici di Campoformido prevedono in media tre anni di sedute settimanali. Ma del resto,mai come in questo caso la posta in gioco è alta!