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01 ottobre 2005
Caduta e rinascita
di Irene Giurovichi
Caduta e rinascita. Le sabbie mobili e il riscatto. Attraverso la terapia. Attraverso il gruppo. Quattordici storie di vita vissuta nella dipendenza dal gioco. Quattordici racconti basati sull'attività del Centro di terapia di Campoformido. Volti, nomi, sconfitte e vittorie che possono riguardare tutti, in una terra come la nostra piagata da un 'cancro' in espansione che può portare alla morte. Il messaggio di speranza e di coraggio è l'eredità contenuta nella seconda edizione, rivista e notevolmente ampliata, del libro "Mi gioco la vita. Mal d'azzardo: storie vere di giocatori estremi" (per i tipi Saggi-Baldini Castaldi Dalai), scritto dalla giornalista Silvana Mazzocchi e presentato ieri, nell'ambito degli Incontri con l'autore promossi dalla Biblioteca civica Joppi, in una gremitissima sala Ajace. La parola al direttore della biblioteca, Romano Vecchiet, che ha introdotto l'appuntamento ribadendo il ruolo pedagogico di cui è investita la struttura che, attraverso libri come questo, "può contribuire alla battaglia per debellare il vizio". In terza persona i resoconti degli intervistati, nel bel mezzo di un naufragio, apparentemente senza soluzione, dentro l'inferno della dipendenza. Umanità, disperazione, ma anche quel "rumore di fondo" di vita soffocata, come ha affermato lo psicoterapeuta Rolando De Luca, curatore dell'introduzione al libro, e responsabile del Centro friulano per ex giocatori d'azzardo. Schiavi del gioco si diventa quasi senza accorgersene. Le storie narrate nel romanzo permettono di "conoscere situazioni personali e familiari che, rientrando in un percorso terapeutico, assumono uno spessore e un rilievo ancora più significativi", secondo lo psicoterapeuta. C'è Maria, che deve far fronte alla fuga del figlio giocatore. C'è la complessa personalità di Armando che, per giocare ai casinò, ruba somme notevoli all'istituto in cui lavora. Ci sono i pellegrinaggi di Ciro, i debiti di Fabio, la solitudine di Paola riempita dalle slot machine, capaci di darle la sensazione vacua di appagamento. E poi non mancano le coppie che si rifugiano nei templi della perdizione per non affrontare le rispettive paure. Non soltanto calvari, ma anche inizi di una nuova vita grazie al percorso della terapia. Un itinerario difficile, lungo, ma dagli esiti confortanti. Chi cade nella trappola dell'azzardo sviluppa a tutti gli effetti una dipendenza assimilabile a quella indotta dagli stupefacenti. Dal canto suo, l'autrice del libro ha espresso il suo sogno veicolato dalla prova letteraria: aiutare chi si trova ancora dentro i tentacoli del gioco e far aprire gli occhi alla famiglia, in modo che le richieste d'aiuto divengano tempestive e la guarigione rappresenti un approdo più vicino.
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