Un casinò virtuale,on line,tramite un semplice accesso in internet attraverso una smart card. Lo hanno scoperto gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Finanza udinese,che ieri hanno illustrato alla stampa l'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Alina Rossato. Dieci le persone indagate per le ipotesi di giuoco d'azzardo aggravato e violazione dell'art.110 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (quello che,in sintesi,indica dove si può giocare d'azzardo). I dieci indagati sono tutti friulani,residenti per metà in provincia di Udine e per l'altra metà in provincia di Pordenone.
Sequestrando 169 postazioni in otto regioni italiane,i finanzieri hanno racimolato anche 13mila euro in contanti - ritenuti provento di gioco d'azzardo - 2.600 tessere con microchip utilizzate per l'accesso in rete e 81 lettori e personal computer utilizzati per il cambio di denaro.
Le postazioni erano chiamate chioschi multimediali dalla stessa società che i finanzieri ritengono possedesse una sede "operativa" a Palmanova,mentre i terminali arrivavano in paradisi fiscali,con recapiti a Panama e in Costarica. Sito di riferimento l'EuroNetCard.
Secondo quanto riferito dalla finanza,oltre all'interposizione di una società offshore con semplice funzione di facciata,gli indagati,al fine di eludere l'attività ispettiva,promuovevano questi apparati,concepiti e adattati per l'attività del gioco d'azzardo,come semplici sistemi informatici ufficialmente destinati alla mera navigazione in internet.
I 169 chioschi multimediali sono stati sequestrati in Friuli Venezia Giulia,Trentino Alto Adige,Piemonte,Emilia Romagna,Toscana,Calabria e Sicilia. Le indagini sono ancora in corso,con particolare riferimento al giro d'affari delle attività criminali trattate,che la finanza ritiene realizzate completamente in nero. Verosimilmente la Tributaria ipotizza che gli affari raggiungessero i milioni di euro: come termine di paragone è stato fatto l'esempio che ogni singolo apparato poteva arrivare a incassare mensilmente anche settemila euro.
Ufficialmente,i chioschi multimediali possedevano applicazioni di vario tipo e personalizzabili a seconda delle richieste del cliente: navigazione in internet (con linea Isdn o Adsl,anche in modalità Wireles senza fili),commercio elettronico,chat line e video chat,invio di posta elettronica,appunto giochi a premi,videogame on line e/o offline,consultazione di cataloghi digitali,visualizzazione di filmati informativi e raccolta di informazioni sui visitatori.
La smart card era una speciale carta ricaricabile direttamente dal cliente mediante l'apposito lettore di banconote. Permette l'utilizzo del chiosco secondo una tariffa oraria impostata dal gestore e l'acquisto di beni e servizi su portale internet dedicato.
IL MECCANISMO Un gioco d'azzardo adattato su semplici accessi Internet
Il meccanismo impiegava tessere dotate di microchip denominate smart card,caricabili,tramite lettore specifico,con banconote di taglio da 5 a 50 euro. Le card erano poi utilizzate nei "chioschi",le postazioni sequestrate nei locali pubblici di varia natura. Da qui -secondo la finanza - c'era l'accesso al sito internet della "società estera" riconducibile ai componenti (ora indagati) del "circolo culturale" con sede a Palmanova.
IL PRECEDENTE Successo sull'onda dei videopoker
Molti dei dieci soggetti finiti nell'inchiesta sui giochi d'azzardo in internet erano già stati "individuati" qualche anno fa nell'indagine sui videopoker. Ieri la finanza ha ricordato come il sensibile allarme sociale correlato con la loro diffusione avesse indotto il legislatore a disciplinarne l'esercizio con provvedimenti restrittivi.
Con questa nuova inchiesta sul casinò on line,al vaglio della procura della repubblica ci sono anche le posizioni di 45 persone titolari di esercizi pubblici e circoli privati utilizzatori degli apparati sequestrati. Il rischio è come quello precedente per l'inchiesta sui videopoker: una incriminazione per agevolazione del gioco d'azzardo. Per il momento,comunque,non sono stati indagati dalla procura.
Con il casinò on line che la finanza ritiene irregolare,i giocatori potevano effettuare puntate massime pari all'importo memorizzato nel microchip delle smart card,con il contestuale addebito (o accredito) degli esiti delle giocate. Gli eventuali vincitori,poi,mediante un semplice inserimento delle tessere nei lettori,potevano farsi corrispondere direttamente dai titolari degli esercizi pubblici,in contanti,il controvalore delle vincite.
Per questo la procura sta valutando anche la posizione di questi esercenti o titolari di circoli privati,più o meno culturali