Cinque anni fa. “ Due balordi mi imposero di scavarmi la fossa. Una buca dove sotterrami. Una volta ammazzato. La scampai solo per caso e in quel momento presi la mia decisione. Basta con quella vita, con il gioco, con gli strozzini e con i debiti. Perché tanto, con l’azzardo, non si vince mai. Giochi, perdi e giochi di nuovo perché ti vuoi rifare. Invece affondi nelle sabbie mobili, sempre di più. Quella notte però non fu solo la paura a farmi dire basta. Fu lo schifo per come ero ridotto”. Marco Baldini, 46 anni, fiorentino, una vita da showman alle spalle, oggi conduttore di Viva Radiodue con Fiorello e suo amico da sempre, con l’azzardo e le corse dei cavalli ha perso almeno sei miliardi di lire, tre milioni di euro. In dieci anni trascorsi tra ippodromi e tavoli da poker, lui giocatore per soldi, “per me era la scorciatoia per arrivare presto alla ricchezza e al successo” ha bruciato ogni somma vinta o guadagnata con il suo lavoro a radio Deejay e non solo. Ha chiesto soldi agli usurai, ha mentito alle ragazze e agli amici che gli volevano bene. Ha bruciato i suoi affetti e ha pagato interessi da capogiro. Ha vissuto a mille con l’illusione di arrivare in paradiso, “mentre ero solo nell’ascensore per l’inferno”. Ha giocato ogni giorno, fino a stordirsi, fino a non vedere più il valore dei soldi per inseguirne soltanto l’odore. Fino a perdersi “Fino al degrado. E solo allora sono riuscito a uscirne”. La sua storia, la storia del ragazzo di talento che da Firenze era sbarcato a Milano pieno di speranze, del giovanotto che non voleva mai più essere povero e che sognava agiatezza, popolarità e giri giusti, Marco Baldini l’ha raccontata ne “Il giocatore”, un romanzo autobiografico che ha il titolo del celebre romanzo di Dostoevski. “E’ stato solo perché era il titolo più semplice,” spiega sorridendo” e il libro l’ho scritto per aiutare chi gioca d’azzardo a capire che da quell’ascensore si deve scendere”. “Il giocatore” è in uscita per Baldini Castoldi Dalai editore( pag 219, 14 euro). Ancora oggi lo showman sta pagando i suoi debiti “Ma sono ormai a buon punto”. Lavora, ha ritrovato affetti e amicizie e ha una compagna, Stefania. Ma non è proprio un ex giocatore e ogni tanto ci riprova. “Pochi euro e con misura”.
Racconta: “tutto è cominciato quando avevo dodici anni, forse tredici. Fu un certo Cosimo, elettrauto ed edicolante (che adesso ha perso tutto al gioco anche lui) a portarmi nell’agenzia ippica delle Bande Nere, a Firenze. Quel giorno in dieci minuti, con 100 lire ne vinsi 600. Che gioia provai. E continuai a giocare con il miraggio dei soldi facili” E scrive: “Io che nella mia infanzia ho sempre cercato di sfangarla, ogni singolo giorno. E il mio babbo, uno che per quindici ore al giorno faceva il guardafili alla Sip, ancora più di me”. Da allora cresce e gioca, Marco Baldini. Cresce e scommette. “Ma a Firenze c’era mio padre a tenermi a bada e finchè sono stato lì non mi sono perso”.
L’abisso si apre a Milano, all’inizio degli anni Novanta, “lavoravo a Radio Deejay e per me era una grande opportunità. Presto però mi assalì la fretta di arrivare allo stesso tenore di vita di personaggi come Linus o Albertino. Volevo avere tutto e subito, come quelli che vedevo tutti i giorni, una bella macchina e una casa da favola proprio come loro, consenso popolare compreso. Senza aspettare. Fu l’illusione della scorciatoia la scintilla che mi fece accelerare”.
Invece fu il calvario “Negli ultimi tempi andare all’ippodromo mi faceva quasi schifo. Ma andavo. Non provavo scariche di adrenalina né emozioni, eppure nella mia testa bacata, quello era l’unico modo per rifarmi. Per non confessare ad amici e conoscenti quanti debiti avevo veramente. Ogni tanto giocavo a poker, vincevo e riuscivo a far fronte alle scadenze più urgenti, agli usurai, ai protesti. Mentre dribblavo solleciti e minacce”.
“Per anni ho pensato solo al gioco. Non facevo altro. Per me era un secondo lavoro, con orari precisi. Dalle sette alle dieci del mattino ero in radio; poi preparavo i testi per Fiorello che arrivava dopo mezzogiorno. Dall’una alle due lavoravo con lui e alle due e mezzo del pomeriggio ero già all’ippodromo o all’agenzia ippica”. Giocava per ore e perdeva. “Perché al gioco non si vince mai e anche quando succede è come aver preso soldi in prestito, che poi devi restituire con gli interessi. E’ che al gioco vince solo il banco, sempre e comunque” E i soldi Baldini andava a chiederli agli usurai, agli strozzini.” “Ho pagato interessi enormi, anche del 25%. E giocavo per rifarmi.”
“Non vedevo altre soluzioni. Anche se, ad essere onesti, le alternative ci sarebbero state, ma tutte troppo lente e troppo faticose. Quando finalmente sono riuscito a dire basta, in poche ore ho lasciato la mia bella casa arredata con mobili e oggetti mai pagati. E sono venuto a Roma, in macchina, con niente al seguito. Era il 2001. Come mi sono salvato? Avevo toccato il fondo. Ero rimasto per caso (cercavo soldi per pagare i soliti debiti), invischiato in una lotta tra bande di truffatori. Due balordi mi portarono in un campo fuori Milano. Urlarono: “Scava!”.Solo all’ultimo momento si convinsero che non c’entravo niente, che ero caduto in una trappola. E mi lasciarono andare.”
“Un giocatore rimarrà sempre un giocatore, ma come in tutte le cose se si riesce a tenere la misura va bene, altrimenti ci si perde. In passato, io ho giocato anche cinque , dieci milioni di lire su un cavallo. Adesso, raramente, quando mi capita scommetto al massimo trenta euro. No, non ho paura di ricadere; è come coltivare un’abitudine. Mai più tornerò nelle sabbie mobili”.