Un rischio deviato, un gioco degenerato. Con conseguenze che squassano l’anima e travolgono il bilancio domestico. Succede quando il delirio dell’azzardo sconvolge persone indebolite dallo sradicamento, culturale e sociale. Infatti, nessuno che abbia a cuore il bene proprio e dei suoi si lascerebbe andare, per noia prima e per angoscia poi, a un meccanismo perfido, che trascina sempre più giù, nell’inferno delle perdite. In tormenti che hanno nome gioco del lotto, scommesse sul calcio, macchinette mangiasoldi, bingo, roulette o quant’altro esiga continui e progressivi esborsi di denaro. Una piaga purulenta del presente. In altre epoche ne pativano persone abbienti, ricchi che sperperavano il patrimonio avito nei bagordi e al tavolo dei casinò. Ora è un fenomeno largo, che investe gente comune, lavoratori a reddito fisso. Uomini, in prevalenza, che in questo modo sottraggono il necessario ai bisogni essenziali. Se hanno la responsabilità di una famiglia arrivano a scardinarne le fondamenta. Fatalmente, giunge il momento in cui le risorse, comunque limitate, non consentono altra via che il ricorso all’usuraio. E il pozzo sprofonda ancora più, diventa voragine che ingoia il senno e il lavoro, che lacera le reti di amicizia, di parentela, di appartenenza solidale d’ogni ambito. Già sono sorte delle associazioni che, per spirito di carità, cercano di prendersi cura di questa particolare forma di malattia sociale. Con gli stessi rimedi in uso per l’alcolismo o le tossicodipendenze. Coinvolgendo in prima persona coloro che sono colpiti in forma grave da un male che infetta ogni fibra dei sentimenti, provocando indifferenza verso ogni altra forma d’interesse che non sia la sfida alla fortuna. Ai volontari è richiesto un impegno paziente e generoso, avvalendosi anche di persone che hanno saputo uscire da questa vergogna. Prendendo coscienza del vizio e dei suoi esiti immondi. Non esclusa la violenza, praticata nei confronti propri e di chi ha a che fare con il dipendente de l gioco d’azzardo. La legge può dare una mano, quando l’esasperazione induca a denunciare chi specula e si approfitta del giocatore, aggrappandosi come un parassita dell’abiezione altrui. Ma, ancora una volta, è il volontariato che più spesso soccorre. Sempre in nome della solidarietà umana, e della salvaguardia della famiglia, resa instabile dalla rimozione di valori essenziali che affligge il nostro tempo. La Caritas propone una fondazione che abbia lo scopo di battere l’odiosa pratica dell’usura. Riprendendo, in altre circostanze, quella pratica attiva che promosse la nascita delle Casse rurali, nella società contadina di fine Ottocento. L’opera del volontariato cattolico è richiesta ancora una volta, non solo per cercare rimedio al disastro economico causato dal gioco d’azzardo, ma per restituire alla persona sconvolta dai debiti nuova fiducia in se stessa. Mettendola in grado di comprendere l’iniquità del suo comportamento, e aiutandola a ritrovare il significato profondo dell’esistenza umana. Che non esclude il rischio, ma lo indirizza al confronto ragionato con le opere. Nel lavoro, nel mettere alla prova l’intelligenza, la creatività. Con pazienza e amore, e non con avidità e superstizione.