ROMA - Duecentomila. Metteteli insieme e fanno una città come Pisa. Tanti sono in Italia i giocatori d'azzardo-dipendenti, persone che proprio non riescono a fare a meno del gioco, che passano dodici ore al giorno con gli occhi incollati al videopoker. Che puntano tutto, ma proprio tutto, anche gli spiccioli della spesa e poi non hanno più una lira per mangiare. Una vera e propria dipendenza.

E come per la droga e l'alcolismo ecco arrivare in Italia i Giocatori Anonimi (in America esiste dal 1957), un'associazione che unisce chi è uscito dal giro o tenta di farlo. "Siamo più di cento", spiega Francesco uno dei fondatori. Sono partiti da Milano a dicembre e in un batter d'occhio sono arrivati a Torino, Padova e Vicenza. Altre sezioni stanno nascendo a Roma, Firenze, Venezia, Caserta e Napoli (per informazioni telefonare allo 0338.1271215).

E domenica a Milano ci sarà la prima giornata dei Giocatori Anonimi. Non solo, proprio ieri a Roma gli specialisti del settore hanno fondato l'Osservatorio Internazionale del gioco, che studierà il fenomeno in collegamento con università e cliniche straniere. A cominciare da quelle dei paesi più colpiti: Giappone, Cina e Stati Uniti. Insomma, si fa sul serio, forse perchè l'80 per cento degli italiani adulti gioca e il 3 per cento di questi diventa dipendente. E uno scivolare lento, inavvertibile, dalla normalità alla dipendenza. Pochi se ne accorgono, perchè non ti infili niente dentro, droghe o alcol; alla fine però, sei fregato e non è detto che tu riesca a venirne fuori.

"Ai malati del gioco non interessa più niente: la famiglia, il lavoro. Pensano soltanto a giocare", spiega lo psichiatra Luigi Ravizza del dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Torino. E lui ne sa qualcosa: "Mi ricordo un paziente, un professionista affermato, che alle tre del pomeriggio veniva preso da vere crisi di astinenza e doveva correre al casinò". I tavoli verdi invece della polvere bianca. "Il rischio di perdere, di autodistruggersi è ciò che attira", dice Ravizza. Non è un caso se il 10 per cento dei malati di gioco tenta il suicidio. Di più: "Spesso - racconta Ravizza - chi precipita nel gioco comincia a drogarsi, a bere. E' un gorgo che trascina persone irreprensibili a compiere reati, dagli assegni a vuoto ai furti. Fino a distruggere tutto cadendo nelle mani degli usurai". E la vita ti crolla addosso come un castello di carte. La roulette e le carte sono i classici richiami, ma vanno forte anche i videopoker: "Sono a portata di mano - ricorda Ravizza - hanno portato il gioco nelle nostre strade avvicinando alle scommesse i più piccoli.

L'8 per cento dei giocatori è minorenne". Ma c'è anche chi affida il proprio destino alle corse dei cavalli o al Lotto. L'ultima dipendenza è il gioco in borsa, quell'ebrezza che fa sentire finanzieri anche i piccoli risparmiatori. Piazza Affari sta sostituendo Montecarlo o Sanremo. "Ti butti con il paracadute e scommetti a che distanza da terra si aprirà", spiega De Luca. Vinci se riesci a resistere fino all'ultimo istante, se tiri la leva quando ormai nelle vene hai più adrenalina che sangue. Alla fine ci si attacca a turro, alle targhe pari o dispari delle auto, perfino alle corse dei pulcini, in un desiderio pazzo di sconfiggere il caso. Cure? Le terapie di gruppo funzionano, come sostiene lo psicoanalista Aldo Carotenuto della facoltà di Psicologia di Roma. Ma gli studiosi americani hanno messo a punto vere e proprie pillole anti-gioco. "C'è qualcosa di speciale nella tua sensazione, quando, solo, lontano dalla patria, dagli amici e senza sapere quel che oggi mangerai, punti l'ultimo fiorino, proprio, proprio l'ultimo!", ha detto Fedor Dostoevskij ne "Il giocatore". Lo scrisse in dieci giorni, per strappare un prestito da puntare alla roulette.