Questo il motivo per cui, insieme alle problematiche sociali e patologiche legate ai giocatori d'azzardo, nel corso del sesto convegno nazionale di "Auto aiuto e terapia per i giocatori d'azzardo e le loro famiglie: esperienza e prospettive in Italia" si è alzato un coro di protesta unanime contro le proposte e le ipotesi di aprire un casinò in Regione.
"Alla base di questa posizione - illustra Rolando De Luca, responsabile del centro di terapia per ex giocatori d'azzardo di Campoformido - non ci sono scelte legate alla moralità, ma valutazioni economiche e scientifiche che vanno anche al di là delle problematiche sociali conseguenti al gioco che portano sul lastrico molte famiglie". Secondo le tesi sviscerate da alcuni dei relatori intervenuti al convegno organizzato a Campoformido dall'Associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie (Agita) insieme alle Caritas diocesane del Fvg e alla Consulta nazionale anti-usura infatti, "acquistando azzardo non si crea reddito, ma ci si limita a spostare denaro generando un impoverimento complessivo della società".
"L'anno scorso - dice De Luca che in qualità di psicologo e psicoterapeuta segue nel suo centro di recupero circa un centinaio di famiglie alle prese con le conseguenze del così detto azzardo patologico - lo Stato ha incassato 12 mila miliardi di vecchie lire di utili dal gioco d'azzardo, 3 mila miliardi sono stati incassati dai gestori e il giro complessivo, in costante crescita negli ultimi anni, è stato di 70 mila miliardi. A fronte di queste cifre è difficile credere che ci siano giocatori che vincono più di quello che giocano, il lotto per esempio paga mediamente il 35% delle quote giocate, ma il ragionamento è un altro. L'azzardo non crea reddito. In molti vedono nel casinò una facile opportunità per fare cassa, ma non bisogna dimenticare i costi sociali dei nuovi poveri che si contribuisce a creare. E i recenti studi ci dicono che anche chi ha la fortuna di vincere grosse somme spesso finisce in rovina".
Dalle ultime indagini condotte in Italia, emerge che oltre l'80% della popolazione dedichi una qualche attenzione al gioco d'azzardo (la speranza di arricchirsi con il gioco riguarda in particolare quasi la metà delle famiglie con redditi al di sotto della media e più della metà dei disoccupati) e che l'incidenza dell'azzardo patologico interessi circa il 3% della popolazione adulta. "Una percentuale - assicura De Luca - destinata ad aumentare considerato che il gioco d'azzardo non è più circoscritto ai casinò e alle sale specializzate, ma si appresta a entrare attraverso internet nelle case di tutti gli italiani e sempre più famiglie (soprattutto appartenenti al ceto medio basso) si trovano alle prese con casi di indebitamento che si spingono fino agli estremi dell'usura. Attualmente il 10% delle famiglie che si rivolgono ai centri anti-usura si trova coinvolto in problemi di gioco".
A conclusione del convegno è stato sottoscritto un documento in cui a fronte del vertiginoso diffondersi di forme di gioco d'azzardo anche nelle modalità promosse dallo stesso Governo, "si sottolinea l'urgenza di recepire l'indicazione della Oms che vede nel gioco d'azzardo compulsivo una forma morbosa chiaramente identificata e che, in assenza di misure idonee d'informazione e prevenzione, può rappresentare, a causa della sua diffusione, un'autentica malattia sociale". Per evitare la diffusione di questa "malattia" si richiede inoltre di finanziarie varie attività di prevenzione e assistenza tra cui l'istituzione di un numero verde da finanziare con una quota dei fondi delle vincite non riscosse.