Con 271 euro pro-capite, Italia prima al mondo; nel nostro Paese il 9% della spesa per giochi autorizzati, previsti in numero crescente dalle varie Finanziarie. Gioco on-line: rivolta dei bookmaker contro il protezionismo italiano


Mazziere al lavoro su un tavolo da gioco, © Gin Angri

ROMA – Il gioco d’azzardo ha fatto registrare nel 2004 un volume di affari di 24,2 miliardi di euro. Erano stati 18 miliardi nel 2002 (nello stesso anno negli Usa erano stati giocati 42 miliardi di dollari). Ma dati più recenti confermano un trend in epocale crescita.

Il resoconto nei primi sei mesi del 2005 è il seguente: 5mila milioni di euro spesi in apparecchi da intrattenimento; 3012,2 milioni per il Lotto; 1005,4 milioni per il Superenalotto; 715,3 per il Bingo; 690 milioni per le scommesse sportive; 592,3 milioni per il Gratta & vinci; 283,2 milioni per la Tris; 123,6 milioni per il Totocalcio; 33,2 milioni per il 9; 31,2 milioni per il Totogol.

Stime per il 2006 (vedi lancio del 7.12.2005) indicano che, tra gioco legale ed illegale, si ‘punteranno’ nel nostro Paese oltre 70mila miliardi delle vecchie lire.

Dicevamo delle cifre giocate nel 2002. Ricordato il totale, va detto che ancora più significativa è la situazione se si guarda la spesa pro-capite. In questo caso l’Italia ha il primato mondiale con 271 euro a persona, mentre la spesa pro-capite americana è di 128 dollari. Per restare in Europa, basti pensare che in Spagna c’è una spesa pro-capite di 230 euro e in Gran Bretagna di 151 euro. Dunque, Italia con un primato mondiale poco invidiabile, detenendo il 9% della spesa mondiale in giochi autorizzati (spesa mondiale che ammonta a 128 miliardi di dollari, secondo una fonte Ams).

Nuovi giochi in Finanziaria. Non c’è dubbio che il trend di crescita del gioco autorizzato nel nostro Paese sia attribuibile anche agli impulsi generati dalle manovre economiche. Non c’è stato anno, infatti, che l’Esecutivo non abbia introdotto nuovi metodi di ‘incasso’ a vantaggio dell’erario. Vediamoli.

Nel 1997 ecco introdotte la doppia giocata di Lotto e Superenalotto e le Sale scommesse. Nel 1999 investitura ufficiale per il Bingo; nel 2003 spazio in Finanziaria alle Slot machine mentre, nella Finanziaria 2005, ecco introdotte la terza giocata del Lotto, le scommesse Big Match, le scommesse on line.

Sintetizzando, si può dire che agli inizi degli anni ’90 vi erano tre occasioni settimanali di gioco autorizzato: il Totocalcio, il Lotto e le scommesse ippiche. Oggi, invece, vi sono ben 10 occasioni di gioco con cadenza regolare più 4 permanenti: lotterie istantanee, 242 Sale Bingo, 53mila punti Slot machine, 1.400 sale scommesse.

E con il nuovo incremento 2005 ecco 14 occasioni settimanali, 6 permanenti, 100mila punti slot machine, il terminale domestico per le scommesse online e dieci “parchi dei divertimenti” con casinò.

Altra verità: nel gioco investe di più chi ha un reddito inferiore. Infatti, impegna il reddito di sussistenza il 56% degli stati sociali medio-bassi, il 66% dei disoccupati, il 47% delle fasce di popolazione più povere. E questo anche se gli scommettitori “soft” sono molto più numerosi di quelli “hard”.

Gioco on line. A settembre 2005 più di 17 milioni di europei hanno visitato e giocato on-line, ovvero quasi 1/5 del totale dei navigatori (Fonte: ricerca Nielsen/NetRating). L’audience è cresciuta del 45% in un anno.

In Olanda, il 5,3% della popolazione gioca e scommette on line mentre il 37% gioca via Sms

“Con quasi 10 milioni di visitatori di casinò on-line, è diventato un settore di primaria importanza per l’industria della Rete". Così si è espresso Gabrielle Prior, analista di Internet in Europa.

In Europa i giocatori numericamente più forti on line sono i tedeschi con 4,8 milioni di utenti collegati. La percentuale maggiore di coinvolgimento (Active Reach) è di Francesi (share 25,2%) e Svedesi (21,8%).

Sul sito Betfair.com (inglese) si registrano 12.000 giocate al minuto e 70 milioni di scambi alla settimana.

E in Italia? E’ presto detto: 1,54 milioni di persone (1/4 rispetto alla media europea) ha visitato un sito di giochi e scommesse e solo il 9,1% di questi è pronto a fare una puntata.

A proposito del gioco on line nel nostro Paese, tuttavia, c’è da registrare una particolare situazione: con lo scopo di tutelare il giocatore (ma anche di non farsi scappare gli incassi) la normativa (Finanziaria) non permette alle società estere di operare sul territorio italiano. Tuttavia cinque bookmakers hanno comprato altrettante concessioni italiane: Globet, Betshop, Betandwin, Goldbet, Starprice. E il gioco è assicurato.

La vicenda ha fatto molto rumere nelle ultime settimane e lo scontro è stato durissimo. Uno scontro proprio tra i principali bookmaker europei e il Ministero dell'Economia, sul “ring” della Commissione Ue. Oggetto del contendere, i commi 11-14 dell'articolo 66 della Finanziaria, che tratta il comparto giochi e scommesse, secondo i quali, gli Internet provider che gestiscono le reti di collegamento web in Italia, su segnalazione dei Monopoli di Stato e dunque del Ministero dell'Economia, sarebbero costretti ad adottare “tecniche idonee” (oscurare?) i siti non autorizzati su offerta gioco, scommesse e quant'altro, con multe agli inadempienti fino a 180mila euro. Riuniti nelle due associazioni Eba (European betting Association) e Rga (Remote Gambling Association), i principali “bookies” europei dopo aver spedito il 31 ottobre una lettera di protesta a cinque Commissari europei (tra cui l'italiano Franco Frattini), hanno preannunciato la presentazione di un ricorso alla Commissione Ue contro l'Italia.

Tecnicamente i commi 11-14 dell'articolo 66 stabiliscono la facoltà per il ministero dell'Economia Monopoli di Stato (con la collaborazione della Polizia Postale e della Guardia di Finanza) di segnalare agli Internet provider o ai gestori di altre reti di comunicazione “i casi di offerta di giochi, scommesse o concorsi in difetto di concessione, autorizzazione, licenza o altro titolo autorizzatorio”. I destinatari delle comunicazioni avrebbero dunque “l'obbligo di inibire l'utilizzazione delle reti per lo svolgimento dei giochi, delle scommesse o dei concorsi pronostici (…) adottando a tal fine misure tecniche idonee. In caso di violazione dell'obbligo, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 30 mila a 180 mila euro per ogni violazione accertata”.

Per i bookmaker internazionali, che ormai hanno acquisito grazie ad Internet decine di migliaia di clienti anche in Italia, tale provvedimento infrange almeno cinque principi di diritto comunitario: libertà di stabilimento e di libera circolazione dei servizi in ambito Ue; libertà di fornitura dei servizi di telecomunicazione; tutela dei dati personali; aiuti di stato; notifica degli standard tecnologici e delle norme relativi ai servizi nella società dell’Informazione.