Alzi la mano chi non ha mai partecipato almeno una volta ad un gioco pubblico. Questa volta non è un modo di dire, lo dicono le statistiche: sono infatti 30 milioni gli italiani che "puntano" o si affidano alla lotteria almeno una volta nell'arco di una stagione. Una mania che, oltre a far schizzare le giocate (nel 2005 hanno raggiunto i 28 miliardi di euro), "regalano" all'Italia la poco invidiabile maglia di leader in Europa per quel che concerne il settore delle lettore. Con 19,9 miliardi di euro giocati nel 2994, l'Italia infatti guida di gran lunga la classifica del Vecchio Continente, seguita da Spagna (15,5), Francia (11,7) e Germania (10,9). Più indietro i "compassati" britannici (9,1). Niente a che vedere con la mania tutta a stelle e strisce, d'accordo (negli Usa la lotteria ha bruciato 41 miliardi!), ma pur sempre un comparto - quello del gioco - che finisce per rappresentare il 2% del Pil italiano.
Ma chi sono i giocatori, quelli che cercano soddisfazione tra le "ruote" o davanti al videopoker? Uno studio Eurisko-AAMS ha definito e suddiviso in quote percentuali i profili dei giocatori. La fetta più alta è rappresentata da quelli che intendono il gioco come ultima chance: sono il 17%, in prevalenza anziani e donne in condizione di marginalità socioeconomica e culturale. Per contro, con la stessa percentuale esiste il gruppo "gioca per giocare", coloro - in maggior parte giovani - che lo vivono quasi come veicolo di aggregazione. Il 15% gioca per il piacere di vincere, in prevalenza donne di mezza età del centro-sud. L'11% lo fa per caso, con amici: si tratta di un segmento giovane e più elitario. La stessa percentuale raccoglie invece coloro per i quali (in prevalenza maschi) il gioco è una sorta di compagno di viaggio. Macchinette, lotterie, pronostici, videopoker, tutto purché si giochi sembra essere il motto dell'14% dei giocatori italiani: secondo lo studio questo segmento comprende uomini di mezza età con buon reddito e livello di istruzione.

Impiegato, con moglie e figli. E il vizio del gioco. Una "malattia" che ha costretto la famiglia a rimanere anche senza cibo. "Così abbiamo iniziato a fare prestiti alla moglie - rivela Giovanni Maggioli, dell'associazione 'Famiglie Insieme' di Rimini - ma anche quei denari non bastavano mai. In pratica, pur di continuare a giocare, l'uomo era capace di spendersi anche gli euro dei nostri prestiti". Il gioco è un vortice dal quale una volta caduti, è poi difficile uscirne. C'è addirittura chi sperpera una fortuna sul 34 della ruota di Cagliari e si sfoga con la redazione di un giornale. "Arrivano telefonate agghiaccianti - ammette Elio Ferrara, direttore del bisettimanale Lottomio e del mensile Lottopiù - c'è chi per ostinarsi ad inseguirlo ha già perso 30mila euro, 50mila o addirittura 70mila euro".
Piccole grandi fortune che mettono in crisi il lato economico della famiglia ma anche quello sentimentale e sociale. Fino ad infrangere la legge. Armando, ad esempio per giocare al casinò ha sottratto ingenti somme all'istituto in cui lavora. Giulia a 80 anni è ancora vivacissima ai videopoker: una fonte magica ed inesauribile di emozioni forti da contrapporre ad un'esistenza statica… Storie di questo genere sono raccontate da Silvana Mazzocchi nel suo recente Mi gioco la vita, che scandaglia aspetti non facilmente individuabili e non solo riconducibili alla patologia. "L'azzardo è legato all'indebitamento, agli stili di vita e all'usura, per questo siamo attenti al fenomeno". Don Luigi Gloazzo è il direttore della Caritas Diocesana di Udine. Da anni collabora con il centro di terapia di Campoformido, in attività che coinvolgono anche le altre Caritas del Friuli Venezia Giulia (Concordia-Pordenone, Gorizia, Trieste e Udine). "Il gioco è una sfida con se stesso e con la morte. Ma è anche l'uscita dalla faticosa quotidianità col miraggio della fortuna facile". Ad ottobre, ad esempio, è previsto un convegno sulla terapia e il dopo terapia, come uscire dal tunnel del gioco e come tornare alla vita senza aggrapparsi più all'illusione della vincita.

Macché lotteria, ma quale "sei": il protagonista del gioco si chiama "automatico da divertimento", capace di ammaliare talmente gli italiani da superare per giocate anche un tradizionale come il lotto. Le cifre di videopoker e simili sono tutt'altro che ludiche: la raccolte delle macchinette con premi in denaro ha fruttato 10,7 miliardi di euro (con un aumento di oltre il doppio rispetto alla stagione precedente), surclassando così il lotto "fermo" a 7,25 miliardi: è la prima volta che accade. Nella classifica dei giochi con più appeal seguono il Superenalotto con 1,98 miliardi, le lotterie (1,3 miliardi) e i concorsi a pronostici (310 milioni).
L'ascesa delle macchinette (180mila distribuite in maniera omogenea sul territorio nazionale) è imperiosa. "I primi due mesi e mezzo del 2006 - assicura Anna Maria Barbarito, dirigente dell'ufficio apparecchi da intrattenimento dei monopoli di Stato - hanno registrato un ulteriore incremento, pari al 20% sugli stessi mesi del 2005 record". Per presentare i numeri ha scelto una platea adeguata, quella Enada ospitata a Rimini che è fiera dell'intrattenimento leader in Europa. Secondo l'Authority che si occupa di tutto il comparto gioco questo risultato è frutto di un lavoro serio che fa emergere dall'illegalità sempre maggiori quote e certifica l'ingresso del settore nel "salotto buono" del gioco pubblico. "Aumentare l'offerta legale toglie quote al gioco illegale - puntualizza la Barbarito - e credo che a fine aprile, quando sarà adottato il decreto che regolamenta le macchine abilitate al gioco, si potranno avere ulteriori risultati positivi".
A luglio sono attesi i nuovi videopoker: devono garantire una percentuale di vincita del 75%, l'innalzamento della vincita massima a 100 euro, e una durata per partita compresa fra 4 e 7 secondi. Gli operatori della Sapar (l'associazione che riunisce produttori e gestori di apparecchi automatici da intrattenimento) approvano la via imboccata della legalità, ma contestano il prelievo fiscale, 13,5% sugli importi giocati e non sul guadagno del gestore. "Con la Finanziaria scende al 12% ma aggiunge altri balzelli e la pressione resta pesante" commenta l'addetto stampa Marco Cerigioni. "I giochi si sono differenziati moltissimo, così come la loro diffusione. La comodità di giocata è evidente. E la politica statale sembra perseguire un allargamento della base dei giocatori. Eppure non si alza nessuna voce contro". Della percentuale delle vincite alla dottoressa Emma Pegli non interessa; responsabile del Servizio sulle tossicodipendenze dell'Asul di Rimini che dal 2004 abbraccia decine di casi di giocatori compulsivi, è preoccupata per il risvolto sociale. "Si incentiva il gioco cosiddetto legale, una sorta di autotassazione volontaria e gradita". Il sociologo Maurizio Fiasco parla di business sulla povertà. "Il gioco è proporzionale al reddito. - dice la Pegli - Sono i meno abbienti che spingono l'acceleratore delle puntate: in questo modo sperano di rivalersi, di cambiare il loro futuro". Le macchinette permettono (inizialmente) un investimento minimo e durano poco, aumentando così la spinta a reiterare la sfida. Un gioco solitario e mediatori: si finisce per perdere la cognizione del tempo e dell'importo giocato, e di pari passo aumentano gli errori cognitivi. "Chi cade in questa rete attribuisce funzioni umane alle macchine (o ai numeri del lotto) e si convince di governare l'irrazionalità" dice lo psicoterapeuta Rolando De Luca. Un'illusione compulsiva che porta a sacrificare sull'altare della "fortuna" affetti, comportamenti e denaro.
Quella spesa ai giochi è in ogni caso una fortuna che rappresenta ormai il 2% del Prodotto Interno Lordo. Nel 2005 gli italiani hanno destinato ai "giochi" (comparto composto da 4mila imprese per oltre 50mila addetti) 28 miliardi di euro, aumentando del 10% circa la quota "investita" l'anno precedente. In percentuale sono aumentate maggiormente le vincite, passate dai 13,5 miliardi a 18 miliardi (+33%). La fabbrica dei sogni è pronta alla nuova invasione: le videolotterie. "Stiamo studiando i vari modelli - fa sapere Anna Maria Barbarito - i sistemi di vincita e di pagamento elettronico. Non adotteremo un modello distante dal mercato". È facile immaginare che il gioco on line possa rappresentare una gallina dalle uova d'oro. La quota gioco nel mondo cresce del 2,7%, quello on line al ritmo del 30% annuo, per un fatturato mondiale di circa 10 milioni di dollari: per il 50% si tratta di scommesse, per il 30% casinò (vietato in Italia), il 15% lotterie e il restante 5% bingo. Il gioco diversivo accattivante, bene di consumo promosso e pubblicizzato, basato su regole semplici e promesse di vincite facili e cospicue?
L'ordinario di matematica Carlo Cecchini la pensa diversamente: ha già pronto il titolo del convegno in programma il 15 maggio a Campoformido: "Rischio, razionalità e caso". Che corra sul video o sulle ruote, l'azzardo insomma è pura perdita.

Il gioco d'azzardo non è un'pratica moderna: sumeri e assiro-babilonesi si affidavano agli astragali (piccole ossa animali); i dadi "rotolavano" comunemente nella cultura araba; testimonianze simili sono rintracciabili tra greci, romani e cinesi. Tuttavia la sua "consacrazione" è del tutto moderna, con una costante e forte espansione negli ultimi decenni. In Italia l'80% della popolazione vi dedica attenzione. "E l'arrivo del gioco on-line, in grado di entrare in ogni casa, aprirà un'autostrada virtuale i cui danni scopriremo tra dieci, quindici anni, quando forse sarà troppo tardi".
Una dichiarazione di guerra nei confronti del gioco d'azzardo, quella del dottor Rolando De Luca, quasi paradossale per uno psicologo psicoterapeuta che lavora con i giocatori. De Luca, infatti, è stato tra i primi in Italia a dedicare attenzione alle "vittime" di lotterie e slot machine, prima nel 1995 seguendo alcuni giocatori e le loro famiglie, tre anni dopo costituendo il primo gruppo terapeutico di giocatori e parenti. Il Comune di Campoformido (Ud) ha patrocinato l'iniziativa mettendo a disposizione una sala per gli incontri, un recapito telefonico e un sito internet; www.sosazzardo.it riceva 250 mila cliccate annue, di cui 250 diventano veri e propri sos e il 10% si traducono in interventi. Attualmente ha in cura nove gruppi, un centinaio di pazienti a settimana. Trenta sono quelli già dimessi, una quarantina quelli che si apprestano a farlo.
"Il sintomo dell'azzardo è molto complesso e difficile da cogliere, anche per ragioni culturali. La dipendenza 'legale' è più subdola di quella illegale perché socialmente accettata".
Secondo le statistiche in Italia il rischio di diventare giocatori patologici tocca il 3% della popolazione adulta.
"Un'illusione. Da un semplice calcolo approssimativo il numero degli 'schiavi da gioco' si eleva tra i 700 e gli 800 mila individui. Inoltre, dal momento che il problema non può esser ricondotto esclusivamente al singolo giocatore ma va esteso quantomeno al nucleo familiare, ci troviamo di fronte a un pesante incremento della quantità di persone direttamente ed indirettamente coinvolte, tale da costituire nel nostro Paese (e non soltanto) una vera e propria emergenza sociale".
Una lettura, la sua, che fa a pugni con l'aumento delle macchinette automatiche da intrattenimento e delle giocate delle lotterie varie. Inoltre i Monopoli di Stato stanno per lanciare la nuova frontiera del gioco on line.
"Purtroppo la politica finanziaria in Italia ha un ruolo determinante. A una domanda decrescente di beni/consumi, lo Stato avrebbe risposto con un incremento di offerta d'azzardo, provocando un dirottamento della domanda di beni verso la dissipazione di capitali. Un fenomeno inquietante al quale dovrebbe contrapporsi un'alleanza decisa tra forze economiche e morali. In particolare, la parte produttiva sana del Paese dovrebbe inquietarsi di fronte ad un fenomeno che porta le persone a non re-immettere denaro sul mercato ma a dissiparlo nell'azzardo".
Produttori e gestori la pensano diversamente, e anzi si sentono penalizzati per il prelievo fiscale che impedisce loro di aumentare ulteriormente la diffusione di questo "gioco".
"Già l'uso del termine gioco è improprio e fuorviante: qui siamo in presenza di azzardo puro. Il termine gioco evoca generalmente sentimenti positivi: pensiamo ad un'esperienza condivisa, una relazione comunicativa con il mondo e con gli altri, attraverso la quale è possibile trarre piacere e allo stesso tempo imparare a leggere nella realtà risposte che in altre circostanze non saremmo in grado di trovare. Com'è possibile estendere questa definizione all''attività autodistruttiva cui siamo di fronte?".