TRIESTE - Campoformido, passata alla storia per la pace che vi firmò Napoleone, da quattro anni ospita un centro di recupero per giocatori compulsivi. Frequentatori dell'azzardo, al tavolo verde, negli ippodromi, al Superenalotto o davanti ai "banditi con un braccio solo", come hanno ribattezzato in America le slot machines, che, in una versione subdolamente edulcorata si stanno diffondendo oggi anche nei locali pubblici italiani. Rolando De Luca, lo psicologo che dirige il centro, ha cominciato una ventina di anni fa con gli alcolisti. Poi ha scoperto le dipendenze da gioco. E oggi, assieme a tre colleghi, si occupa di due gruppi di trattamento, in tutto una ventina di persone, nella cui terapia vengono coinvolti i èarenti più stretti. Gente che ha perduto da 300 milioni a due miliardi, finendo talora nel giro dell'usura. La struttura è privata, e patrocinata dal Comune. Una seduta costa ventimila lire, congiunti inclusi. Il percorso di recupero è lungo: come per tutte le dipendenze impone un cambiamento dello stile di vita per superare le sindromi depressive, frequentissime, e ricostruire l'autostima.Però le possibilità di riuscita superano la metà dei casi. "L'80% degli italiani, prima o poi, ci prova. Quasi un terzo diventa giocatore abituale, magari soltanto con la schedina settimanale. Di questi, il 10% è giocatore quotidiano, e una frangia che si aggira tra l'1% e il 2%, compulsivo", racconta De Luca. I suoi pazienti, così, rappresentano la punta di un iceberg: i malati di gioco in tutta Italia dovrebbero essere circa mezzo milione. Anche se, tra amici e familiari, le persone coinvolte sono dieci volte tanto. Il fenomeno sta montando, dice ancora De Luca: "Nel primo dopoguerra il gioco era diffuso soprattutto al Sud, con il Lotto". "Solo quello teniamo", dicevano a Napoli. Nel Settentrione, a parte casi singoli, "c'era un'altra mentalità, quella di rimboccarsi le maniche, della costruzione del proprio benessere attraverso il lavoro". Oggi è diverso: l'offerta dell'azzardo si è moltiplicata con lotterie di ogni tipo, gratta e vinci, sale da bingo (che apriranno presto a centinaia). E con la proposta di legge che istituirebbe un casinò in ogni Regione. "E' un business enorme: solo lo Stato incassa 40 mila miliardi annui, circa un milione a familia. L'azzardo-dipendenza sta già sconfinando. Trova terreno fertile nella nuova moda dell'investimento in Borsa. E interessa classi di età sempre più basse, anche perchè è difficile controllare i ragazziche si affollano attorno alle macchinette da bar. Oggi, poi, è possibile scommettere da casa, attraverso Internet, in casinò virtuali, ma puntando denaro vero. "I morti, temo li conteremo tra qualche anno", conclude De Luca.