La Finanziaria punta molto sulla diffusione delle cosiddette «new slot». Sulla rete telematica dei Monopoli se ne contano già 170mila e sono in progressiva espansione. Sono i derivati legali del gioco d’azzardo. Ma se d’ora in poi sarà possibile anche per un ragazzino giocarsi la paghetta al supermercato, in effetti c’è da stare preoccupati. Soprattutto perché, per qualche euro in più, non si esita a dare il cattivo esempio agli uomini di domani: che vale impegnarsi e lavorare se il soldo facile può giungerti con un colpo di fortuna e indipendentemente dalla tua abilità? Non è bastato assistere alla rovinosa stagione dei vecchi e illegali «videopoker» che eccoti davanti altre macchinette mangiasoldi. Negli Usa le slot non incontrano più neanche il gradimento di bimbetti in vena di avventure proibite. Noi invece, chissà, dovremo ancora assistere alle esibizioni di signori tirati per la giacca dalle mogli in fuga con i carrelli della spesa? Davvero non ci serviva questo altro provincialissimo rigurgito del fisco nostrano. Le mode pericolose poi, noi italiani, le seguiamo tutte e non ci sarebbe nulla di strano se lo Stato, dopo l’«esperimento» fosse costretto a rimediare, come per il fumo, con una campagna contro il fenomeno delle scommesse elettroniche. Non prima, però, di un congruo numero di famiglie economicamente in rovina che al posto del latte, si sono comprate un gettone.