Andranno in pensione per sempre le roulettes,non si riaccenderanno mai più le luci nel casinò Oasis di Gerico. Nato negli anni ottimistici seguiti agli accordi di Oslo fra Israele e Olp,adesso nella Palestina di Hamas scopre di non avere più ragione di vita. Concepito come un'oasi di "normalità" in una zona marchiata da un conflitto endemico,un'oasi a cui avrebbero dovuto abbeverarsi folte comitive di turisti provenienti da tutti i paesi,chiuso per motivi di sicurezza dopo l'inizio dell'Intifada nel 2001 e in perenne attesa di riapertura,il casinò esce definitivamente di scena,senza soverchi rimpianti.
A sancire il suo destino è stato il nuovo uomo forte di Hamas in Cisgiordania,lo sceicco Nayef Rajub,figura di spicco nel nuovo parlamento di Ramallah. Il movimento islamico aveva cercato più volte di chiudere quel "luogo di disgrazia" ma solo adesso dispone della forza necessaria per serrarne definitivamente i battenti. Nayef Rajub in un'intervista ha precisato che si tratta solo di un primo passo di una marcia più lunga. Hamas, ha anticipato, "ha l'autorizzazione di chiudere tutti i centri di corruzione dei Territori che danneggiano il popolo e la religione". La struttura appartiene ad un uomo d'affari austriaco. Secondo Rajub il maestoso edificio sarà riadattato e messo al servizio,con altri scopi, dell'intera popolazione. "Quel giorno sarà marcato da celebrazioni" ha previsto.
In tutte le dichiarazioni pubbliche,Hamas ha assicurato che non imporrà con mezzi coercitivi la propria visione dell'Islam sulla popolazione dei Territori. Procederà anzi con moderazione,ricorrendo se mai al potere di persuasione - dicono i nuovi deputati islamici - anche perché sarebbe un errore lacerare la società palestinese mentre ancora non è stata portata a termine la lotta di liberazione nazionale dalla occupazione militare israeliana.
I palestinesi non rimpiangono certo l'Oasis perché esso era stato costruito per i turisti stranieri e per i giocatori d'azzardo israeliani,che non avendo casinò in Israele erano costretti a peregrinare fino a Taba (mar Rosso) oppure nell'Europa dell'Est o in Turchia. Il concetto era semplice: gli investitori ritenevano che se queste folle di giocatori avessero avuto eleganti tavoli da gioco e croupier esperti ad appena mezz'ora di auto da Gerusalemme,sarebbero corsi in massa. L'investimento di 50 milioni di dollari richiedeva però solide garanzie politiche che la "Oasis" siffatta potesse prosperare. Yasser Arafat e Benyamin Netanyahu le diedero e le roulettes presero a girare. Sempre più vorticosamente: nelle giornate buone il giro d'affari era compreso fra 700 mila e un milione di dollari.
Ma la ricchezza generata dal casinò non arricchiva la popolazione palestinese. I proventi giravano turbinosamente fra le mani capaci di faccendieri legati ai due governi: oltre al colonnello Rajub,gli incassi raggiungevano Mohammed Rashid (finanziere di Arafat e custode dei suoi segreti),l'ex dirigente dei servizi segreti israeliani Yossi Ginossar (consigliere di Arafat,di Yitzhak Rabin e di Ehud Barak). E poi ancora in Israele gli interessi del proprietario austriaco erano curati dall'avvocato Dov Weisglass,consigliere personale di Sharon.
Con il divampare dell'Intifada (settembre 2000) per gli israeliani raggiungere Gerico divenne rischioso. Omri Sharon,il figlio del premier,fu mandato in esplorazione da Arafat e in Austria,dai proprietari del casinò. Ma in definitiva lo stesso Sharon preferì chiudere ad Arafat quel rubinetto che rischiava di finanziare la lotta armata nei Territori. L'Oasis fu allora condannato a diventare una cattedrale nel deserto. Di essa,dice adesso Hamas,occorre cancellare anche il ricordo.