Recenti ricerche condotte sul tema del gioco d'azzardo in Italia fotografano una situazione allarmante: oltre l'80% della popolazione vi si dedica e per circa il 3% l'interesse ha assunto dei connotati patologici. La preoccupante diffusione del fenomeno trae le sue origini a partire dalla metà degli anni novanta,epoca contraddistinta da recessione economica,ristagno dei consumi e da istituzionalizzata accessibilità al gioco d'azzardo.
Il diversivo attira per la sua semplicità e fruibilità. L'offerta è eterogenea ed attrae tutti i portafogli. Le regole sono immediate e le promesse di vincita facili ed allettanti. Non esiste un luogo o un momento ideale per giocare. C'è il casinò ma c'è anche la vicina tabaccheria,le sale del bingo….per non parlare poi di internet,del gioco on line. Una distrazione pubblicizzata ed autorizzata dallo Stato,le cui casse,a quanto pare,trovano in esse una sicura fonte di alimentazione.
Negli ultimi quattro anni gli italiani hanno speso il 50% in più per i giochi pubblici. Questo perfido passatempo sembra coinvolgere tutti i ceti sociali,anche se una propensione più accentuata si registra nelle classi medio-basse, in particolare nelle famiglie a doppio reddito. L'illusione di non dissipare le proprie entrate destinando una minima parte del secondo introito a probabili aspettative di guadagno è un vortice che conduce quasi sempre all'indebitamento e nei casi più drammatici all'usura.
Per combattere questa piaga sociale,prevenire altre forme di dipendenza e non solo,dal 2000 opera ad Udine,nel Comune di Campoformido,A:GIT:A,l'Associazione degli ex Giocatori d'Azzardo e delle loro Famiglie. Ci addentriamo nell'argomento con il prezioso ausilio di Rolando De Luca,psicologo psicoterapeuta,responsabile del centro di terapia di Campoformido.
L'importanza del trattamento
L'sos generalmente viene lanciato quando "è stato toccato il fondo". Se ne fa portavoce un familiare o una persona vicina al giocatore: è raro che quest'ultimo ammetta l'esistenza del problema. In ogni caso la denuncia rappresenta l'ultima carta da giocare per la salvezza.
L'ingresso nel centro è caratterizzato nella sua fase iniziale da una serie di colloqui motivazionali rivolti al giocatore e alla sua famiglia. "L'obiettivo - spiega De Luca - è appurare lo stato psicologico dei partecipanti e il tipo di relazione esistente tra il paziente ed i propri cari"
Successivamente la famiglia e il giocatore vengono inseriti all'interno di un gruppo - attualmente a Campoformido i gruppi di terapia sono nove e coinvolgono tra giocatori d'azzardo e famiglie oltre un centinaio di persone -,normalmente composto da non più di dieci persone che si incontrano nello stesso luogo una volta la settimana per due ore,anche per tre o quattro anni (questa è la durata globale della terapia) Fin dalla prima seduta il terapeuta ricorda il rispetto di talune regole per la buona riuscita del trattamento: a)la partecipazione costante,eventuali assenze vanno comunicate con anticipo; b)la segretezza dei contenuti delle sedute; c)l'astinenza totale dal gioco e il controllo economico; d)l'impegno da parte del giocatore e dei familiari a determinare l'importo dei debiti e a preventivarne tempi e modalità di risarcimento.
"Il lavoro di gruppo - spiega De Luca - permette un dialogo ed un confronto aperto, la sofferenza del singolo diventa un male condiviso,meno pesante da sopportare individualmente. Durante l'iter ogni gruppo ha la fortuna di interfacciarsi con ex giocatori d'azzardo e relative famiglie,usciti da esperienze analoghe e pronti a mettere a disposizione il proprio bagaglio di vissuto a favore di chi risulta ancora imprigionato nelle catene del gioco".
Il gruppo per un certo intervallo temporale rappresenterà una sorta di guscio protettivo al quale fare riferimento prima di provare un azzardo già sperimentato: il ritorno alla vita quotidiana in condizioni di sobrietà.
L'identikit del giocatore
Dagli studi condotti a Campoformido emerge il ritratto di un soggetto che solitamente prova avversione per la vita ripetitiva,detesta la noia,assume un atteggiamento disinibito contro la monotonia,è impulsivo,non controlla le proprie azioni. L'astinenza da gioco genera ansia ed irritabilità. La depressione,più che una causa,diventa una reazione rispetto alle sconfitte economiche,affettive e sociali provocate dal gioco (indebitamento,perdita del posto di lavoro,tentativi di suicidio,attriti familiari ecc.) Il 65% dei giocatori che partecipano al percorso terapeutico presso il centro di Campoformido è sposato.Il 48% è in possesso di licenza media,il 45% di diploma di scuola superiore,il 4% di laurea e il 3% della licenza elementare.
L'età media è alta: chi decide di guarire ha alle spalle una certa anzianità di gioco. Il 51% ha un'età compresa tra i 40 e i 50 anni, il 22% tra i 50 e i 60, il 14% tra i 30 e i 40, il 7% ha meno di 30 anni, il 6% ha più di 60 anni. Il gioco avvince il pubblico maschile per l'85%. Le donne generalmente arrivano in terapia da sole e l'età media riscontrata,tra i 50 e i 60 anni,è più elevata rispetto a quella degli uomini.
Quanto alla provenienza, il 76% dei giocatori in cura a Campoformido proviene dal Friuli Venezia Giulia,il resto dalle altre regioni. Dato curioso: all'interno dei gruppi non ci sono disoccupati, il 73% e costituito da lavoratori autonomi,il 27% da dipendenti. Il 90% dei giocatori patologici d'azzardo ha una dipendenza da tabacco e di questi il 15% consuma abitualmente alcol. Rispetto al gioco, il 51% degli ospiti in terapia frequentava il casinò, il 21% si dava all'ippica, il 15% puntava al lotto e il 13% ai videopoker.
Il coinvolgimento dei congiunti nel trattamento è fondamentale per il ripristino dell'equilibrio familiare. Nel 71% dei casi il giocatore è accompagnato nella guarigione dai propri cari,solo il 5% è solo e il 24% identifica tutti quei parenti che aderiscono al processo senza l'interessato.
Abbandono uguale fallimento
Il 30% dei giocatori d'azzardo abbandona la terapia. Per lo più sono donne,arrivate da sole e tardi. Una percentuale bassissima da familiari,dopo poche sedute,lascia solo il giocatore avvertendo sfiducia nella terapia. Capita poi che qualche giocatore con relativo parentado dopo due,tre anni di percorso abbandona il gruppo credendo di aver risolto il problema e non volendo analizzare ulteriormente eventuali disfunzioni presenti nel proprio nucleo familiare. In tutti i casi di abbandono si registra un ritorno al sintomo. Diversamente la stragrande maggioranza dei giocatori che frequentano il gruppo non gioca più e chi continua a farlo gioca comunque di meno rispetto all'inizio della terapia.
Ma il dato più importante,e più incoraggiante per associazioni come Agita,è che quanti concludono il trattamento nei tempi previsti,in nessun caso riprendono a giocare d'azzardo.
Monica Lavarone
QUESTIONE DI PROBABILITA'
Si terrà lunedì 15 maggio alle 20.30,nella Sala Consiliare del Centro polifunzionale del Comune di Campoformido, il convegno su "Razionalità e caso: il gioco d'azzardo come pura perdita".
Il convegno si inserisce nell'ambito della collaborazione tra il professore Carlo Cecchini,ordinario di Analisi Matematica alla facoltà di Scienze dell'Università di Udine e l'Agita.
Tale collaborazione di propone innanzitutto di indagare e correggere le nozioni di base della teoria della probabilità dei giocatori d'azzardo,studiando se e quale ruolo possono avere eventuali errori a riguardo nella propensione al gioco d'azzardo. Inoltre l'incontro si propone di diffondere la consapevolezza dell'importanza di tale problematica nelle scuole medie superiori ed inferiori,anche mediante interventi sui futuri docenti in formazione.
La relazione di Cecchini sarà introdotta dai saluti del sindaco di Campoformido Andrea Zuliani,dal direttore della Caritas di Udine don Luigi Gloazzo e dal vice presidente di Agita Maurizio Marconi. Durante la serata saranno presentati i risultati di una ricerca intesa a definire i modelli e i rischi associati al gioco d'azzardo. La partecipazione al convegno è gratuita.