Redattore Sociale
16 maggio 2006
Dipendenze
Gli estperti: "Con la psicoterapia si possono evitare gli errori logici".
Indagine su 150 ex giocatori d'azzardo e loro familiari presso il centro di Campoformido (Ud). Si guarisce se si supera l'illusione di poter controllare il caso
di Sabrina Delle Fave
PORDENONE - L'azzardo è un gioco di fortuna dove il risultato è esclusivamente determinato dalla sorte. Il giocatore non può in alcun modo interagire con la sorte impegnando la propria intelligenza o forza fisica, ma deve restare passivamente in attesa della sentenza del caso. Si tratta di affermazioni apparentemente normali e logiche, ma non per un giocatore d'azzardo patologico, che, al contrario, sfugge totalmente da qualsiasi forma di razionalità e ricade in veri e propri errori logici come quello di credere, per esempio, che alla roulette, dopo che per due volte è uscito il rosso, uscirà sicuramente il nero, quando la probabilità è invece esattamente la stessa. Una recente ricerca condotta dall'Associazione degli ex Giocatori d'azzardo e delle loro famiglie di Campoformido, vicino Udine, ha visto la collaborazione del prof. Carlo Cecchini, ordinario di analisi matematica presso l'Università di Udine, che ieri sera in un convegno ha presentato la sua indagine definendo il gioco d'azzardo come una "pura perdita", spazzando via errori ed illusioni.
L'indagine, che ha coinvolto un campione di circa 150 persone tra ex giocatori d'azzardo e loro familiari seguiti in terapia dal centro di Campoformido, ha permesso di confermare come la psicoterapia consente effettivamente all'ex giocatore d'azzardo di abbandonare le idee errate, di non commettere dunque più gli errori logici caratteristici del giocatore patologico, che arriva anche a distruggere la propria vita, economica prima e affettiva poi, convinto di poter controllare ciò che non è controllabile, cioè il caso. A domande relative alla possibilità di prevedere una vincita, all'indipendenza delle singole puntate, all'attesa di guadagno negativa e alla speranza di rifarsi dalle perdite, il 90% degli ex giocatori in terapia ha dato risposte che non confermano gli errori logici, una percentuale che sale per i loro familiari al 95 %. Quanti invece perseverano nelle idee errate, il 10% degli intervistati, sono persone entrate in terapia da non oltre 6 mesi. Gli ex giocatori patologici in terapia psicologica riescono dunque a tornare a considerare il gioco d'azzardo come determinato solo ed esclusivamente dal caso.
"Noi sappiamo che esistono degli errori del pensiero che portano a pensare di poter controllare attraverso la propria abilità il gioco d'azzardo, di pensare di poter riuscire a rifarsi delle perdite subite anche se tutti sanno che, se lanciamo una moneta a testa o croce, queste ultime hanno una possibilità su due di comparire, indipendentemente dai lanci precedenti" spiega il dott. Rolando De Luca, psicologo psicoterapeuta, responsabile del Centro di Terapia per gli ex giocatori d'azzardo e le loro famiglie di Campoformido. "In questo tipo di dinamica rientrano i giochi d'azzardo come il lotto, il superenalotto, il gratta e vinci, le slot machine, la roulette, ma anche le scommesse sportive e dei cavalli dove solo apparentemente l'abilità umana appare prevalente. Tutto si basa in effetti su illusioni: l'illusione del giocatore convinto di controllare l'azzardo, quella della famiglia convinta di controllare il giocatore, quella dello Stato che, ritenendosi in grado di controllare i danni prodotti dall'azzardo, lo pubblicizza e lo incentiva sempre di più".
La recente indagine condotta dal prof. Cecchini ha effettivamente confermato che la terapia è in grado di spazzare via gli errori logici tipici del giocatore d'azzardo, ma non ci si può limitare soltanto al sintomo: l'esperienza ormai decennale del Centro di Terapia di Campoformido è basata su una strategia terapeutica che consenta ai giocatori d'azzardo e alle loro famiglie di raggiungere e mantenere l'astinenza dal gioco d'azzardo e di riscontrare a lungo termine (si parla di anni) risultati positivi. "Il gioco è infatti solo la punta di un iceberg, indice e copertura di un malessere sociale, famigliare e individuale di chi ne cade vittima, ed è proprio questo nucleo profondo l'oggetto centrale dell'indagine terapeutica" spiega il dottor. De Luca. "Attraverso la terapia di gruppo si cerca innanzitutto di riconoscere e smascherare agli occhi dei giocatori e delle famiglie proprio questo tipo di inganni, in modo da fornire loro gli strumenti utili per poter intraprendere consapevolmente un lungo cammino di crescita personale e relazionale".