"Uscire dalla dipendenza del gioco non è una passeggiata" Non usa mezzi termini Rolando De Luca,psicoterapeuta,fondatore dell'Agita (l'Associazioni degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie; per informazioni www.sosazzardo.it). Da 10 anni De Luca aiuta chi si perde tra sale scommesse e casinò,organizzando terapie di gruppo nel suo studio di Campoformido (UD).
- Una terapia di tre anni. "Non dimentichiamo che stiamo parlando di una vera e propria malattia", continua. "Il Gap,il gioco d'azzardo patologico, è classificato da più di 25 anni come un disturbo del controllo degli impulsi". Morale:impossibile cavarsela con una terapia di qualche mese: "Ci vogliono almeno due tre anni".
- L'importanza della famiglia. Il giocatore non deve essere lasciato solo. In terapia deve andarci tutta la famiglia. "Anzi,spesso sono i familiari,travolti dai debiti,a rivolgersi a noi per primi", spiega De Luca. "La terapia dà risultati migliori se il giocatore si aggiunge ai gruppi in un secondo momento. Così si dà alla famiglia la possibilità di "riorganizzarsi" e di imparare a respingere manipolazioni e inganni".
- Il Dna non c'entra. L'ossessione per il gioco non è ereditaria. "Anzi,spesso,i figli dei giocatori,avendone viste di tutti i colori,non si avvicinano a un tavolo verde nemmeno per scherzo". L'obiettivo del percorso? "Aiutare il giocatore e chi gli vuole bene a ricostruire rapporti sani e ad affrontare il suo male di vivere". Ma se un alcolista dopo la disintossicazione non deve avvicinarsi alla bottiglia,questa regola vale anche per i giocatori? "Si,ma noi non diamo consigli per aiutarli a schivare le tentazioni. Se la terapia ha funzionato,sarà lui stesso a tenersi lontano perfino dai gratta e vinci. Perché mai dovrebbe ributtarsi nell'inferno da cui è appena uscito?"

E ALLA FINE VI GIOCATE LA VITA

Si comincia per noia o per curiosità. Poi la febbre da azzardo può diventare una malattia. Da curare in clinica. Eccezioni? Mica tanto: le cifre del vizio si aggirano intorno ai 40 miliardi l'anno. Ecco i consigli degli esperti per farlo rimanere un sano divertimento.
Las Vegas,aprile: Paris Hilton si gioca senza pensarci due volte la sua Bentley fiammante da 560 cavalli e 180 mila euro. Finito il cash ha puntato le chiavi: trenta secondi di brivido e via. Che importa? Nel suo garage rimangono a consolarla ancora una McLaren e tre Ferrari. All'ereditiera più assurda del mondo la febbre del gioco certo non rovinerà la vita. Rischia di più Ben Affleck: l'attore,che non riesce a stare lontano dai casinò,è finito perfino in una clinica per "disintossicarsi". E purtroppo con scarsi risultati. Non c'è da stupirsi: gli americani si piazzano al primo posto nella hit parade dei giocatori più accaniti del mondo. I secondi in classifica? Potete scommetterci: siamo noi italiani. Già,stiamo diventando un popolo di santi e scommettitori, e se ancora navighiamo lo facciamo su internet,alla ricerca di casinò on line e videopoker. I numeri sono da capogiro (e non correte a giocarveli al lotto): nel 2005 gli italiani hanno "puntato" 40 miliardi di euro. Una cifra impressionante,il doppio di una manovra finanziaria,più del 2% del Pil.
L'Aams,l'amministrazioni autonoma dei Monopoli di Stato, conferma: nel 2005,il giro d'affari dei giochi legali è stato di 28 miliardi di euro. "Per capirci,è più di quello che lo Stato spende per la Pubblica Istruzione, una volta e mezzo il budget della Difesa",afferma il sociologo Maurizio Fiasco.
Così mentre l'economia cresce come un bonsai,i giochi si diffondono come le graminacee. Lo scorso marzo è già il mese record di tutti i tempi: gli italiani hanno speso 3 miliardi e 350 milioni di euro,superando persino i 2,9 miliardi del gennaio 2005,quando il 53 sulla ruota di Venezia mancava da 182 estrazioni,aveva fatto impazzire l'Italia. A suon di strozzinaggi,suicidi,furti. E pensare che non ha alcun senso scommettere su un numero latitante: -La "scienza" dei ritardi? E' attendibile come gli oroscopi -, spiega Furio Honsell,matematico e rettore dell'Università di Udine. "La sorte non ha memoria e ogni numero ha sempre la stessa possibilità di essere estratto. Del resto,se lanciamo una monetina,è più facile ottenere una lunga sequenza di teste o di croci che l'alternanza perfetta. Credetemi: non bastano quattro calcoli per vincere. Altrimenti noi matematici saremmo tutti miliardari".
In realtà,chi si arricchisce davvero è la criminalità organizzata che controlla il businnes delle scommesse clandestine. I meccanismi diventano sempre più sofisticati: la Polizia di Mestre ha appena scoperto un ingegnoso sistema per la gestione di casinò on line. L'apparecchiatura era attiva all'interno di un bar e consentiva di eludere le leggi italiane e di puntare su bische straniere non autorizzate.
"I Monopoli gestiscono una sorta di black-list di siti illegali a cui viene impedito l'accesso,grazie a una nuova legge del 2006" spiega Maurizio Masciopinto,coordinatore della sezione investigativa della Polizia Postale."E' interesse di chi gioca scegliere i siti autorizzati,che danno garanzia di serietà. Mentre quelli illegali attraggono clienti con il miraggio di vincite molto alte,che spesso poi non pagano".Ma non è lo Stato stesso a incentivare il gioco? "Abolirlo è impossibile,meglio allora gestirlo e regolamentarlo,senza consegnarlo alla malavita".
Si ma perché la febbre del gioco è esplosa in Italia più che altrove? "Non certo perché gli italiani hanno il vizio nel Dna",commenta Maurizio Fiasco. "La verità è che siamo l'unico stato occidentale a puntare così massicciamente sul gioco per incrementare le entrate pubbliche. Dagli anni 90 le offerte si sono moltiplicate: sono nati i superenalotto,i gratta e vinci,le sale bingo e così via: Per non parlare delle slot machine: oggi in giro ce ne sono 17 mila,entro la fine dell'anno arriveremo a 230 mila".
Il risultato? Prima il gioco era un'attività delimitata in uno spazio definito,ora si può giocare ovunque: al supermercato,in tabaccheria,al bar,al fast food,nell'autogrill,su internet e non solo. "La nuova frontiera? Il digitale terrestre,che è già diventato una bisca virtuale" prosegue Fiasco. "Si gioca con carte prepagate e si può scommettere su tutto: partite,gran premi,il festival di Sanremo,il grande fratello. Per non parlare del telefonino. Ormai per commettere basta inviare in sms".
Sarà un bene per il Pil,almeno. "Niente affatto: dal punto di vista economico è un disastro. Pensateci bene: parte della spesa delle famiglie viene dirottata dai beni di consumo alla pura dissipazione. Se con 100 euro compro un paio di scarpe,sostengo una filiera lavorativa (chi produce,chi vende,chi si occupa del marketing). Se li gioco,ne hanno un beneficio l'esercente e lo Stato,ma sicuramente non do una spinta all'economia. In più,c'è il dramma dell'usura: il 15 per cento delle famiglie che si rivolgono a noi sono travolte dai debiti di gioco",conclude il sociologo,consulente delle Fondazioni antiusura.
Uno spreco di soldi che può diventare un'ossessione,una dipendenza grave quanto quella da droga e alcol. Una vera malattia. Che ha un inizio spesso banale: "L'impulso di partenza è il bisogno di soldi,la voglia di soddisfare sfizi consumistici,la noia",spiega Gioacchino Lavanco,professore di psicologia all'Università di Palermo e coautore con Loredana Varveri di Psicologia del gioco d'azzardo e della scommessa (Carocci). "Ma poi chi gioca si sente in contatto con il pensiero magico: la capacità di prevedere il futuro,la convinzione di essere competenti (soprattutto nelle scommesse sportive), la sfida alla fortuna. Che può portare al delirio di onnipotenza".
Il dramma è che si tratta di una dipendenza da comportamenti socialmente accettati: chi ha a che fare con le droghe sa fin da subito di muoversi nell'illecito,chi gioca no. Né si può stabilire un confine economico: "Il disoccupato che spende 20 euro al giorno nelle macchinette del bar sotto casa può essere malato tanto quanto il notaio che "brucia" 5 mila euro ogni sera a poker. L'allarme scatta quando si inizia a giocare continuamente e a pensare: "gioco,tanto smetto quando voglio", oppure "se perdo ora,poi vincerò",un meccanismo conosciuto come "la fallacia di Montecarlo". Il giocatore,poi, trova stimoli anche nella perdita. Se punta il 17 ed esce l'8 (1 Più 7) si sentirà vicino alla vittoria. Accanto al piacere,nascono però frustrazioni e sensi di colpa. C'è un elemento autodistruttivo,come in tutte le dipendenze".
Ma esiste un identikit del giocatore? "Nella realtà sono i giochi a differenziarsi per rivolgersi a target diversi",continua Lavanco. "Le sale giochi puntano agli adolescenti,il gratta e vinci al giocatore casuale,che compra la schedina insieme al chewing gum e sigarette. Il bingo con le tavolate ha il sapore della tombola natalizia e piace a casalinghe e pensionati. Il mondo dei cavalli è a sé: negli ippodromi scommettono fianco a fianco disoccupati e professionisti affermati". Per fortuna,nonostante il boom,il numero dei giocatori compulsivi è ancora contenuto: tra i 70 e i 100 mila casi.
Per curarli,si stanno diffondendo in tutta Italia associazioni per il recupero e gruppi di terapia,costruiti sul modello degli alcolisti anonimi. Perfino i Monopoli di Stato si sono mobilitati: è appena partito in alcune scuole di Roma,Milano e Palermo un progetto sperimentale per sensibilizzare gli studenti al gioco responsabile.
Per fortuna c'è anche chi della malattia e del gioco è un portatore sano e riesce a divertirsi senza finire sul lastrico. Cesare Lanza,giornalista, scrittore e autore televisivo, dopo aver premesso che "il gioco può diventare pericolosissimo",ci regala un punto di vista originale. "Io lo insegnerei ai bambini,come ha fatto mio zio Italo con me, a 5 anni: la mia favola è stata il poker. Trovo che se ben applicato e capito,il gioco d'azzardo sia educativo: insegna a saper perdere,a essere umili e sportivi. Finchè rimane un piacere è come concedersi un buon bicchiere di Chianti",racconta Lanza,che dopo aver scritto diversi libri sul gioco, sta per "sfornare" un bon ton per gli habituè del tavolo verde. Che in Italia non hanno molta scelta: i casinò sono 4 e tutti al nord, Campione, Venezia, Saint Vincent e Sanremo che ha appena festeggiato i 100 anni. "I grandi giocatori arrivano a spendere 100 mila euro all'anno", commenta Christian Lefebvre,direttore del casinò ligure. "A loro riserviamo la carta diamante: albergo di lusso, ristorante a cinque stelle e intrattenimenti vari sono a carico nostro. Che volete il cliente va coccolato: si deve pur divertire. Anche se noi,paradossalmente,guadagniamo quando perde. Ma anche il piccolo giocatore va trattato con i guanti di velluto,ci mancherebbe. Non dimentichiamo che il 70 per cento del nostro fatturato,87 milioni di euro nel 2005 arriva dalle slot machine,che piacciono soprattutto alle donne".
"Si,ma i veri giocatori preferiscono i giochi francesi", ribatte Lanza. "Io amo soprattutto lo chemin de fer, per l'intelligenza e la perfidia che richiede, e rimpiango l'eleganza e l'ambiente di un tempo. Altro che internet: a me piace sfidare persone reali o giocare contro il banco,un'impresa al di sopra delle proprie possibilità". Ma quanto conta la dea fortuna? "Come gli spaghetti in una pastasciutta: è indispensabile ma non basta!" E comunque,poche illusioni: come recita un detto in voga tra gli scommettitori, "i soldi vinti al gioco sono soldi presi in prestito e prima o poi li restituisci". Con tanto di interessi.

LA NUOVA FEBBRE E' SUPERSTAR
Dal totocalcio a oggi, ecco i giochi della nostra storia

A dirlo ora pare strano,ma quando il totocalcio fece capolino nella vita degli italiani,non tutti capirono il meccanismo del gioco. E così ci furono persone che ritagliarono dal giornale Sport Italia la schedina stampata,la compilarono e la spedirono in redazione.
- Gli inizi. Tutto cominciò il 5 maggio del 1946. L'Italia usciva dalla guerra. E il totocalcio,che oggi festeggia 60 anni,entusiasmò un popolo pronto a scommettere sul proprio futuro. Due anni dopo,nel '48, la Sisal inventò il totip. Nuovo gioco,nuovo fenomeno di costume: la passione per le corse uscì dal giro degli ippodromi e contagiò gli italiani.
- Il boom degli anni 90. E' il decennio del boom dei giochi di Stato. E della caduta libera del totocalcio. A metterlo ko è stato il superenalotto,inventato nel '97: per vincere bisogna indovinare i primi numeri usciti sulle ruote di sei città. Un trionfo,che ha fatto crollare le entrate della schedina. Nella seconda metà degli anni 90 nascono anche i gratta e vinci e il bingo.
- L'ultima novità. E' il superstar, "figlio" del superenalotto. Funziona così: a ogni giocata viene abbinato un numero tra 1 e 90. Per vincere, questo numero dovrà corrispondere al primo estratto sulla ruota nazionale del lotto. Risultato: un successo annunciato.

E VOI SIETE GIOCATORI A RISCHIO?
Date queste 10 risposte. Per scoprire se il tavolo verde deve farvi paura

1-Chi gioca spesso e molti soldi al lotto puo avere...
a) gravi problemi economici
b) seri problemi in famiglia
c) qualche problema psicologico

2-Da quale sintomo si capisce che il gioco d'azzardo sta diventando una malattia?
a) se non dà alcun piacere
b) se ci si pensa troppo spesso
c) se si perdono troppi soldi

3-Tentate la fortuna al superenalotto: giocate...
a) sempre gli stessi numeri,per parecchio tempo
b) un sistema
c) numeri che per voi hanno un significato

4-Tra queste offerte di detersivi,quale scegliete?
a) dieci scatole al prezzo di due!
b) Apri e vinci:puoi trovare un biglietto per la Polinesia!
c) Grande concorso: in palio 100.000 euro

5-Vi capita di giocare a monopoli con soldi veri…
a) giocate con una buona dose di tensione addosso
b) date il meglio,vi impegnate
c) sentite la tentazione di barare

6-Scegliete un'immagine per illustrare l'espressione "dare i numeri":
a) un manager fuori di se,dà ordini senza senso
b) la nonna,in sogno,vi suggerisce come giocare al lotto
c) un banditore,a un'asta,ripete ad alta voce le offerte

7-Un momento orribile al casinò:
a) avete finito i soldi
b) entra il capo al quale avete appena chiesto un aumento
c) alla roulette esce il numero che avete puntato 22 volte.Fino a 10 minuti fa

8-Se comprate un biglietto della lotteria,lo fate pensando…
a) a tutto ciò che potreste fare
b) a come cambiare vita
c) che non vincerete mai

9-Tra i giochi d'azzardo preferite quelli…
a) di pura fortuna,come le slot machine
b) che richiedono abilità come il poker
c) che fanno perdere pochi soldi

10-Per strada vi offrono una busta con "numeri fortunati":da chi la comperate?
a) da una zingara molto bella,sorridente e simpatica
b) da un vecchietto che vi fa una certa tenerezza
c) da un tipo dall'aria un po' inquietante e misteriosa

calcolate qui il vostro punteggio
       
 
a
b
c
1.
0
6
3
2.
3
6
0
3.
6
0
3
4.
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3
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3
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3
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6
10.
0
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3

Fino a 18 punti: semaforo rosso
Siete in pericolo. Non giocate mai,o lo fate molto,molto raramente? Continuate così! Il gusto della sfida,il piacere di mettervi alla prova,di superare i vostri limiti,convinti che la fortuna aiuta gli audaci,fa parte del vostro modo di agire. In tutti i campi,dal lavoro all'amore. Se il casinò,il poker tra amici o qualsiasi altra forma di azzardo dovesse iniziare a piacervi davvero,il gioco diventerebbe per voi un vero demone. Perché il brivido della sfida può agire come una droga. E perché non accettate le sconfitte: ogni volta che la fortuna vi volta le spalle,la risfidate,convinti di avere prima o poi ragione su di lei,come avete sempre ragione sui vostri avversari.

Tra 19 e 45 punti: semaforo giallo
Non vi attrae il vero,puro gioco d'azzardo da professionisti.Non potreste investire con freddezza parecchi soldi,impegnati e concentrati. Ciò che può attrarvi,e molto, è la prospettiva di divertirvi e naturalmente l'idea di vincere un sacco di soldi. Pensiero tipico dei dilettanti sognatori che cercano un mezzo facile per cambiare radicalmente vita. E che in genere preferiscono qualche gratta e vinci qua e là,dieci minuti di slot machine,una puntata al casinò,tutto per divertirsi con gli amici…E' vero che lo fate per divertirvi. Ma con il vostro carattere godereccio,la tentazione può diventare forte,sempre più forte. E così,tanto per provare,si possono spendere interi stipendi.

Oltre 45 punti: semaforo verde
Forse,nella vita,perdete qualcosa:non conoscerete mai il brivido di chi appende a un filo il suo destino aspettando che la pallina si fermi. In compenso,perderete pochi soldi. E' molto difficile che diventiate gioco-dipendenti. Per una sorta di pessimismo ("Perché la fortuna dovrebbe baciare proprio me?"),perché considerate "diabolico" il gioco d'azzardo o per paura di stuzzicare il destino. E temete che un premio in denaro oggi vi possa costare caro domani. Ma sotto sotto c'è la paura di ogni tipo di emozioni,compreso il famoso brivido del gioco. Se doveste provarlo con intensità,positivo o negativo che sia,non siete certi di poterlo dominare.