L'Espresso
01 agosto 2006
C'e' Las Vegas nel computer
di Federico Ferrazzai
Raffaele è un consulente di 32 anni della provincia di Treviso. Stipendio buono, fino a qualche tempo fa passava gran parte della giornata fuori casa, visitando gli uffici dei suoi clienti. Ma ultimamente le cose sono cambiate. E con la scusa del telelavoro, trascorre dalle 12 alle 14 ore di fronte al pc di casa. Non sempre a lavorare, però. Anzi: quasi mai. Già, perché Raffaele è diventato un giocatore compulsivo. Una persona che passa tutto il giorno fra scommesse ippiche, calcistiche (o di altri sport: basket, pallavolo e così via), roulette, blackjack, poker e altri giochi d'azzardo. Il tutto rigorosamente via Internet. Ora Raffaele sta cercando di smettere, affidandosi a terapie di gruppo. Il suo vizio sta infatti pregiudicando la sua salute, nonché il suo conto in banca. La storia di Raffaele non è isolata. Come lui, molti altri sono i giocatori compulsivi il cui numero in Europa e in tutti i paesi industrializzati cresce ogni giorno di più. Soprattutto grazie a Internet. Basta dare un'occhiata a un recente studio pubblicato in Gran Bretagna che dice che almeno tre quarti della popolazione scommette su qualcosa nel corso dell'anno, versando nelle casse del settore “gaming” 53 miliardi di sterline (quasi 80 miliardi di euro). Il più delle volte il giocatore si indebita fino a ridursi sul lastrico: Game Care, un'associazione per i dipendenti da gioco, afferma che i giocatori con cui entrano in contatto hanno in media debiti superiori a 37 mila euro, e che circa il 5 per cento delle persone che chiamano hanno debiti di oltre 150 mila euro. “Fondamentalmente si può fare da casa o dal lavoro, si può scommettere per 24 ore, sette giorni a settimana, 365 giorni l'anno”, ha dichiarato alla Reuters Mark Griffiths, professore di “gambling”. “Se sei una persona vulnerabile, la facilità di scommettere online - l'accesso istantaneo e la convenienza nell'uso - probabilmente alimenta le tendenze di dipendenza che hai già”. Il popolo dei giocatori on-line non è quindi solo numeroso, ma ha anche parecchi quattrini da spendere. Osservando infatti i dati sui pazienti del Centro di Terapia di Campoformido (Udine) per ex giocatori d'azzardo e loro famiglie (tra i principali centri di recupero per giocatori compulsivi), nessuno è disoccupato e la maggior parte con un reddito medio-alto e con un buon grado di istruzione (la metà ha almeno un diploma di scuola superiore). Il 65 per cento dei pazienti, quasi tutti uomini, sono sposati e il 73 ha un lavoro autonomo. Professionisti, quindi, che però spesso cadono anche vittime di truffe e raggiri. Navigando su Internet “L'espresso” ha infatti scoperto l'esistenza di quattro siti “fotocopia” dei quattro casinò autorizzati ad operare in Italia (Campione d'Italia, Venezia, Saint Vincent e San Remo). In realtà i casinò “veri” non hanno niente a che vedere con quelli on-line, che si spacciano come la loro versione ufficiale su Internet (su una delle home page si legge: “Signori e signore buongiorno. È un grande piacere accogliervi ancora una volta nel sito del casinò online di Sanremo. Siete davanti al più famoso, elegante e fidato dei quattro casinò Italiani. Se non avete la possibilità di recarvi nella splendida riviera ligure per giocare o per godere del vostro tempo libero, allora qui siete nel sito adatto per voi!”). Interpellati da “L'espresso”, i responsabili dei quattro casinò, che non sapevano dell'esistenza dei quattro siti, hanno dichiarato che procederanno per vie legali. Al di là delle questioni di tribunale, comunque, l'azzardo on-line è una vera macchina da soldi. Il settore del gambling che cresce di più è proprio quello via Internet con quasi 2.500 casinò on-line che, nel 2005, hanno generato un giro d'affari di più di 9 miliardi e mezzo di euro. Un mercato, il cui trend di crescita non accenna a rallentare. Anche grazie al contributo della telefonia mobile che, nell'ambito delle scommesse telematiche, si sta costruendo un business sempre più solido. Secondo Visiongain, infatti, fra il 2006 e il 2007 il valore globale del mercato del gioco d’azzardo sul cellulare crescerà del 50 per cento, per poi accelerare ulteriormente nel 2008. E per Informa Media & Telecoms, che stima il valore di tale mercato in 1,2 miliardi di dollari nel 2005, prevede che nel 2010 arriverà a 7,6 miliardi. "Con Internet il gioco d'azzardo ha fatto un notevole salto di qualità”, spiega lo psicoterapeuta Rolando De Luca responsabile del centro di Campoformido. “Prima, agli inizi del '900, era solo per i più ricchi e con Las Vegas, a metà del secolo, è diventato popolare. Poi è entrato nei quartieri e nei bar con i videopoker e con l'istituzione delle sale Bingo e per le scommesse sportive. Ma con il web il gioco d'azzardo è entrato dentro casa. E ora da noi si presentano sempre più persone dipendenti dal poker o dal blackjack on-line”. Sedersi a un tavolo verde digitale non è comunque l'unico modo per giocare d'azzardo via Internet. Ce n'è uno, socialmente più accettato, che però crea le stesse dipendenze e forma gli stessi meccanismi psicologici dei casinò, on-line o meno. È la scommessa sportiva (in particolare calcio e cavalli) che in Italia genera un giro d'affari di tutto rispetto. Come infatti si legge sul sito dei Monopoli di Stato nel 2005 “è stato anche il gioco on-line a contribuire alla crescita del settore delle scommesse sportive, che chiuderà l’anno con un incremento attorno al 12 per cento rispetto al 2004. E che si tratti ormai di una vera e propria “febbre”, lo dimostra la quota di mercato (oltre il 20 per cento ad ottobre 2005, con punte anche del 30 per cento e una raccolta che ha sfiorato i 40 milioni in un mese) raggiunta dalle scommesse che passano attraverso la Rete”. Un giro d'affari che arricchisce anche le casse dei Monopoli visto che se in Italia un'agenzia vuole aprire un sito di scommesse sportive deve dotarsi di una licenza (circa 500 mila euro oltre a una serie di requisiti come il portafoglio disponibile). Comprese quelle straniere, nel nostro paese sono circa 770 le agenzie dislocate sul territorio che possono accettare scommesse sportive per via telefonica e telematica. In Italia, quindi, si scommette molto via Internet. Ma è tutto legale? “La questione è molto complessa”, risponde l'avvocato Andrea Monti, presidente dell'Associazione per la Libertà nella Comunicazione Elettronica Interattiva (Alcei): “Una sentenza dello scorso aprile del Tribunale di Roma ha infatti stabilito che, qualora ci fosse, il reato viene commesso dove ha sede il server che ospita il sito web del casinò (che nella maggior parte dei casi si trova nei classici paradisi fiscali come le Antille Olandesi o Gibilterra, ndr.). Secondo questa sentenza, quindi, il giocatore non commette alcun illecito e il casinò non è perseguibile perché fuori dal territorio nazionale. Una decisione che va contro anche l'operazione voluta dai Monopoli di bloccare dall'Italia le pagine dei siti dei casinò on-line”. Nella nostra penisola, infatti, gli unici casinò autorizzati sono i quattro già citati e quelli presenti sulle navi italiane al di fuori di determinate acque. I Monopoli, che hanno lanciato la campagna “Gioco Sicuro” per sensibilizzare gli scommettitori a puntare solo nelle sale o sui siti autorizzati, hanno quindi chiesto e ottenuto dalla scorsa Finanziaria che i siti illegali venissero oscurati. Ma la sentenza del Tribunale di Roma ha rimesso tutto in discussione. Anche se forse non ce n'era bisogno. Tra i quasi 600 siti inibiti, infatti, molti si sono riorganizzati e hanno aggirato quelli che sono dei veri e propri filtri di Stato. È il caso, per esempio, di Ladbrokes. Dopo che la sua homepage originale (www.ladbrokes.com) è stata oscurata, ora se si vuole scommettere dall'Italia basta andare all'indirizzo www.lad268.com. Oppure è il caso di Bet and Win. Sul sito dei Monopoli, il link www.betandwin.com è inserito nella lista dei siti inibiti, ma provando a visitarlo si viene automaticamente reindirizzati su un'altra pagina web che consente subito di giocare.