Roma - La parola d’ordine è una sola: far cassa. A ogni costo e senza guardare in faccia a nessuno. Ecco allora che per rimpinguare il più possibile l’erario statale il Governo Prodi ha deciso di puntare sul gioco d’azzardo, e non importa se ogni anno migliaia di famiglie italiane finiscono sul lastrico proprio a causa di un vizio tanto subdolo e autodistruttivo.
Il decreto sulle liberalizzazioni di Pierlugi Bersani prevede, infatti, numerose modifiche anche al mercato delle scommesse, piccole manovre che in 3 anni porteranno a Roma circa 370 milioni di euro. L’attenzione al settore viene giustificata con la volontà dell’Esecutivo di debellare il gioco illegale. Peccato che l’unica soluzione trovata sia quella di incrementare il gioco controllato dallo stato a partire dall’aumento del numero di slot machine, anche le sale bingo potranno istallarle, videopocker e il via libera a nuove forme di intrattenimento on line. Come i giochi di abilità, skill games, e le scommesse a quota fissa con modalità di interazione diretta tra i singoli giocatori (peer to peer) che verranno attivate in rete e che frutteranno circa 27 milioni di euro in due anni. Alcuni studi hanno ipotizzato, a seguito dell’introduzione di queste due nuove modalità di gioco, un numero elevato di giocatori interessati alle scommesse via internet e da 500mila utenti nel 2007 si dovrebbe passare a 1 milione di giocatori nel 2008 per una spesa pro capite annua di 2mila euro. Secondo le stime dell’Aams per le nuove scommesse “peer to peer” si prevede una raccolta nel 2007 pari a 100 milioni di euro, somma che salirà a 200 milioni nel 2008. Cifre da capogiro ma che devono assolutamente far riflettere, perchè più sarà facile avvicinarsi alle scommesse maggiore sarà il numero di italiani che rischiano di finire vittime del gioco d’azzardo. E se oltre l’80 per cento della popolazione gioca abitualmente, sono oltre 700 mila gli italiani vittime di una forma di dipendenza dal gioco d’azzardo simile alla dipendenza d alcool o droga.
Il Comma 2 dell’articolo 38 del decreto prevede, inoltre il «riordino dell’attuale sistema di distribuzione dei giochi a base sportiva con la costituzione di una rete strutturata di punti vendita». Il che porterà ad almeno due effetti, come spiegano sull’agenzia Agicos: il primo è un incremento del gettito erariale dovuto all’allargamento della rete, incremento che ci sarà nonostante la progressiva riduzione dell’aliquota, il secondo una entrata “una tantum” dovuta all’assegnazione, tramite gara pubblica, delle nuove concessioni L’ipotesi è che il valore medio dell’aggiudicazione sia di 30 punti percentuali superiore alla base d’asta che varia da 25 mila e 2700 euro. E contando che i nuovi punti vendita saranno 7 mila l’incasso per lo Stato sarà di circa 20 milioni di euro. Per arrivare ai 370 milioni la strada è ancora lunga e bisogna passare dall’allargamento della rete delle scommesse sportive e la riduazione dell’imposta, la cui applicazione è stata rimandata a gennaio 2007, che porterà oltre 33 milioni di euro in più nelle casse dello Stato. Non male anche l’incasso che arriverà dal mondo dell’ippica: i nuovi punti vendita saranno 10 mila e se per quest’anno la raccolta è stimata per 50 milioni di euro, avrà addirittura uno zero in più, 500 milioni, nel 2007 per poi cedere a una flessione, 100 milioni, nel 2008. In tre anni lo Stato porterà comunque a casa 30 milioni di euro. Più punti per scommettere ma anche più sale Bingo, circa 10 mila, che si trasformeranno in veri e propri piccoli Casinò grazie all’autorizzazione a installare slot machine e apparecchi di intrattenimento per i giochi su base ippica.
Per chi non ama le tombole all’americana, Bersani e compagni hanno previsto la possibilità di giocare anche in altri locali pubblici. Entro la fine dell’anno, infatti 8mila apparecchi verranno posizionati all’interno di bar e luoghi di intrattenimento, mentre l’anno prossimo il numero aumenterà di altre 9 mila unità. Nuove macchine che porteranno all’erario statale oltre 25 milioni di euro.
Il vero valore aggiunto di tutta l’operazione, però, è legato all’entrata “una tantum” dell’asta per le nuove concessione grazie alla quale in un colpo solo il guadagno sarà di oltre 240 milioni di euro. Così come era andata con i tassisti, però, l’iniziativa di Bersani non è piaciuta agli addetti ai lavori del Sicon (Sindacato imprese concessionarie ippiche e sportive) che nella giornata di ieri sono scesi in piazza per protestare contro il provvedimento e attendono in tempi brevi il rinnovo delle concessioni in scadenza il 9 agosto.
«Nei Paesi che sono alla deriva si cerca di risolvere i problemi stimolando il gioco d’azzardo. Non penso che il Paese e il Nord si meritino questo - ha sottolineato Roberto Cota, deputato della Lega Nord -. Non vi è dubbio che l’intento sia quello di stimolare il gioco, una scelta moralmente deprecabile poichè il gioco d’azzardo impoverisce e spesso invischia in ambienti malavitosi». Già, perchè il problema legato alle scommesse è, soprattutto, di ordine morale. Come aveva sottolineato anche il segretario nazionale della Consulta Antiusura Alberto D’Urso: «Lo stato cura poco la sua credibilità - ha detto e si mostra indifferente alla perdita della qualità etica e umana dei suoi cittadini, rinunciando a ogni sua funzione educativa, offendendo la giustizia distributiva e sociale, la solidarietà e la sussidiarietà che la Costituzione gli impongono come doveri ineludibili».
L’operazione di Bersani, però, rischia quasi di apparire una goccia nel mare di fronte alla spesa annuale per il gioco in Italia che si aggira intorno ai 25 miliardi di euro, di cui 11 solo per il lotto, e oltre cinque per gli apparecchi da intrattenimento. «Nel 1994 gli italiani spendevano nel gioco legale 6, 5 miliardi di euro, nel 2004 si è arrivati a 23 miliardi, con un montante quadruplicato. Non sono un economista, ma mi chiedo quale grossa azienda sia mai riuscita a fare meglio?», spiega perplesso Rolando De Luca, patron dell’ Associazione per il recupero dei giocatori d’azzardo del Comune di Campoformido che lancia l’allarme. «Non si può sostenere , tanto per lavarsi la coscienza, che i cittadini sono liberi di scegliere se giocare o meno. Aumentando la pubblicità e dunque, invogliando all’azzardo, è un po’ come si faceva una volta con le sigarette: si incentiva, si induce ad assumere certi comportamenti, incuranti del danno sociale che questo provoca».