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Il Gazzettino
10 ottobre 2006
Gioco d'azzardo, ecco come sono guarite trenta famiglie
Domenica a Campoformido un convegno Caritas-Agita
(Irgi) - La luce dopo il tunnel. È lì, a testimoniare che si può chiudere con la droga del gioco d'azzardo, con le puntate, le scommesse e i banchi da battere per incassare e mangiarsi intanto lo stipendio e finire diretti nelle fauci degli strozzini. Dal male d'azzardo si può guarire: «La terapia di gruppo nella dipendenza: valutazioni di psicoterapeuti e riflessioni di ex giocatori d'azzardo e loro familiari», tema del convegno che si terrà domenica nella sala consiliare del Comune di Campoformido, con avvio alle 9, è una prova concreta della rinascita dopo il coma. Trenta famiglie approdate alla fine della terapia dimostreranno la loro vittoria grazie ai percorsi di cura e riabilitazione psicologica del Centro di Campoformido, da dieci anni impegnato a salvare dalle sabbie mobili i giocatori.«Attualmente la struttura supporta nove gruppi, frequentati da oltre un centinaio di famiglie», fa sapere lo psicologo Rolando De Luca, responsabile del Centro in cui si ritroveranno l'Agita, le Caritas diocesane del Friuli Venezia Giulia e la Consulta nazionale antisura onlus di Bari. L'sos azzardo diventa così una liberazione dalla dipendenza che provoca le stesse conseguenze sul piano psicologico della dipendenza da stupefacenti. Il programma dei lavori prevede, dopo i saluti del sindaco Andrea Zuliani, del direttore della Caritas udinese, Luigi Gloazzo, e del presidente Agita, Adriano Valvasori, l'intervento di De Luca sull'anno e mezzo di terapia di gruppo, seguito dalla relazione del sociologo della Consulta nazionale antiusura, Maurizio Fiasco.
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