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Redattore Sociale
02 novembre 2006
Gioco d'azzardo
Fiasco: "Il gioco? Un moltiplicatore negativo dell'economia"
Il sociologo analizza i costi sociali ed economici del gioco. ''Costi che vanificano misure come il Reddito minimo di inserimento o il Reddito di ultima istanza''. Nel 2005 spesi 700 euro pro capite per tentare la fortuna (290 nel 2001)
di da.iac
ROMA - Costi economici e sociali del gioco in Italia. Li delinea Maurizio Fiasco, sociologo, esperto della Consulta nazionale antiusura. Fiasco delinea la fragilità o, meglio, la negatività di una politica fiscale che punti sulle nuove entrate derivanti dal gioco, e l'impatto negativo sulle famiglie. Soprattutto quelle famiglie meno agiate cui la prossima Finanziaria mira in qualche modo a 'risarcire'. Partiamo dai costi economici. "L'economia dei giochi agisce come moltiplicatore negativo dell'economia - afferma Fiasco -. La domanda è: l'economia dei giochi che impatto ha? E' un dirottamento della spesa dal comparto dei beni e dei servizi a spesa dissipatoria. A conti fatti, solo una parte di questa spesa torna ai consumatori finali, una parte va alla fiscalità e una terza parte confluisce ancora in una entità che non incrementa però la domanda dei consumi. Si tratta di quelle entità rappresentate dalle grandi società cui vengono appaltati i giochi che, sul mercato, non fanno partire una domanda trainante per i consumi. Insomma, si preleva una parte di reddito delle famiglie che non è indifferente, e che potrebbe invece andare a beni e servizi". Come detto, il gioco agisce come moltiplicatore negativo per l'economia. "Vero che si tratta di una fiscalità volontaria - continua Fiasco - ma per differenza algebrica va a sostituire un'altra fiscalità. E l'impatto netto va valutato tra il mancato ingresso di soldi per bassi consumi e i cespiti dovuti ai giochi stessi. Il saldo è negativo. E quando si costituisce un modello economico sul principio dell'alea (rischio, ndr), si va a stimolare una dimensione del consumo che è una dimensione 'dissipatoria'. Si introduce insomma una 'disfunzione sistemica' che si riscontra poi nella crisi del Paese". E veniamo all'impatto sociale. Anche in questo caso Fiasco è chiaro: "Se la Finanziaria punta al riequilibrio dei redditi, non si può pensare al gioco. L'impatto sociale, infatti, si basa su un modello che punta ad avere poco dai molti. Se andiamo a vedere il reddito familiare che viene destinato ai giochi, vediamo che spesso esso è inversamente proporzionale al reddito stesso. Parlando di cifre spese per il gioco, diciamo che siamo passati dai 290 euro pro capite del 2001 ai 700 euro del 2005. Un aumento esponenziale! E questo va a vanificare anche misure importanti di sostegno al disagio quali il Reddito minimo di inserimento o il Reddito di ultima istanza, nonché tutte quelle misure che la Finanziaria prevede e che mira a restituire a tutti un potere di acquisto e di competitività sociale". Fiasco, per finire, non lesina critiche anche al tipo di marketing adottato dai Monopoli. "Di fatto - conclude - esso è stato incrementato e non risparmia nessuno. Si rivolge ai giovani, agli anziani, alle donne. Viene costruita un'offerta su misura per ogni profilo: sociale, generazionale e di genere. Un marketing molto attento, per un gioco che copre oramai tutto: tempi, spazi e luoghi".
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