ROMA - La scorsa settimana presso i Monopoli di Stato si sono aperte le buste per gli aspiranti concessionari interessati alla gestione dei punti vendita finalizzati alla raccolta delle scommesse. Scommesse ippiche, ma non solo.
Il bando di gara infatti, in applicazione del piano di riordino previsto dal decreto Bersani (decreto sulle liberalizzazioni), prevede l'apertura di nuove agenzie ippiche e di 9.500 'corner', vale a dire punti scommesse 'misti', interessanti per bar ed esercizi commerciali (tabaccherie, ecc…).
Al bando di gara hanno potuto partecipare operatori sia europei che extraeuropei, purché in possesso di licenza nel paese di origine, che devono tuttavia dimostrare di aver realizzato nel biennio 2004-2005 un fatturato di almeno 2 milioni di euro nel settore.
Insomma, cambiano i Governi, ma la propensione ad allargare l'area dei giochi è ormai comune.
Abbiamo chiesto il parere di Fabio Felici, giornalista, uno dei massimi esperti italiani di giochi e scommesse. Felici, 44 anni, giornalista, dirige la prima Agenzia stampa interamente dedicata al settore, l'Agicos (Agenzia giornalistica giochi e scommesse), ma è autore anche di diverse pubblicazioni sull'argomento edite dalla De Agostini. E' direttore editoriale del bisettimanale "Lottomio" e del mensile "Lottopiù", le due riviste sul gioco del Lotto più vendute e lette in Italia. Ha fondato e diretto tutte le maggiori testate giornalistiche dedicate al mondo dei giochi a pronostico e, inoltre, è stato anche autore del progetto e della realizzazione del primo canale satellitare interattivo sul gioco del Lotto "StreamLotto" e fa parte del gruppo di lavoro dei Monopoli di Stato (Ministero delle Finanze) per l'ottimizzazione e la ristrutturazione dei concorsi attualmente in essere.

"Sono 16.300 i nuovi negozi e i 'corner' che saranno assegnati dai Monopoli - attacca Felici -. In particolare 10mila saranno dedicati alle scommesse sull'ippica e 6.300 agli altri sport. Ancora più in dettaglio, per ciò che concerne l'ippica saranno 9.500 i punti misti e 500 le nuove Agenzie. Per gli altri sport, invece, saranno aperte 1900 negozi e 4.400 'corner'. Cosa vuol dire in termini di cifre? Beh, lo Stato aveva ipotizzato un incasso di 350-400 milioni di euro. Le offerte però hanno fatto registrare un vero e proprio boom ed è probabile che il rialzo d'asta (ricordiamo che la base per l'aggiudicazione delle agenzie ippiche era di 30mila euro, mentre per i 'punti gioco' si è partiti da un minimo di 7.500 euro, ndr) faccia incassare allo Stato una cifra di molto superiore ai 500 milioni di euro. Entro novembre si dovrebbe avere il quadro completo delle assegnazioni".
Ma come cambia lo scenario del gioco nel nostro Paese con queste nuove e numerose opzioni? "Questi 16.300 nuovi punti per giocare in parte ampliano e in parte si sovrappongono alla rete attuale - continua Felici -. Un discorso che ci farebbe entrare troppo nel tecnico. Resta il fatto che si allarga la possibilitàà di giocare e di scommettere e, fatto nuovo ed importante, quest'ultimo bando è stato l'occasione per far entrare in Italia gli investitori stranieri, alcuni anche molto grandi. Ci sono poi le grandi realtà italiane che si sono interessate al 'gioco proletario'. Come, ad esempio, i Casinò di Venezia e Sanremo che hanno deciso di entrare in questo settore, in un contesto di mercato, cioè, dal profilo più basso rispetto ai loro standard abituali. Parliamoci chiaro, l'Italia è un mercato che fa gola. Fa gola agli investitori, fa gola allo Stato. Si pensi che nel 2005 l'incasso per l'erario derivato dalle giocate è stato di 6 miliardi di euro. Quasi una Finanziaria".
Ma l'Italia non aveva anche oscurato siti stranieri su cui era possibile giocare solo pochi mesi fa? "Sì - spiega Felici - ed è ancora così. Ma questo è un atteggiamento anche giusto. Sono stati oltre 600 i siti oscurati. Una società estera, se voleva, poteva comprare una concessione in Italia e poi lavorare. Rimanevano però le differenze di trattamento per gli stesi eventi sportivi, per gli stessi giochi. Una sorta di concorrenza sleale. E la cosa non era corretta".

Altri dati. Lo Stato, come detto, sembra non voler, o non poter, rinunciare a questa mole di denaro. Quella dei giochi è infatti la quinta industria in Italia per fatturato dopo Fiat, Enel, Telecom e Ifil. Nel 2006, stando al trend attuale, si conta che saranno oltre 32 i miliardi di euro raccolti grazie ai proventi dei giochi. Nel 2005 sono stati 28 miliardi. L'incasso netto per l'erario, come detto, è stato di 6 miliardi di euro.
E le ripercussioni sul piano sociale? "Nel nostro Paese - conclude Felici - si contano 30 milioni di giocatori, su circa 60 milioni di cittadini. Se si esclusono i bambini e altre categorie non conteggiabili, tuttavia, si può dire che due terzi degli italiani giocano. Attenzione, però, solo il 2% può essere considerato a rischio o già vittima di un gioco patologico, vale a dire 600/700mila persone. Non sono poche, ma una cosa va precisata: sono persone la cui dipendenza è attribuibile quasi esclusivamente ai Casinò. Sono queste strutture, infatti, che danno l'idea della frequenza del gioco d'azzardo".