| |
Redattore Sociale
02 novembre 2006
Gioco d'azzardo
Nasce la prima comunita' terapeutica per giocatori d'azzardo
La sede sarà una casa colonica nel comune di Monteroni d'Arbia. L'iniziativa annunciata da Riccardo Zerbetto, psichiatria e promotore del progetto Orthos, durante i lavori del seminario scientifico sulle droghe organizzato dall'Iss
di pan
ROMA - Il gioco d'azzardo può trasformarsi in una dipendenza come quelle delle droghe. Per questo si stanno sviluppando filoni di ricerca specialistici e si stanno mettendo in pratica le prime esperienze cliniche e terapeutiche. In Italia sta per nascere anche una comunità dedicata proprio ai giocatori d'azzardo. I battenti apriranno all'inizio di marzo del prossimo anno. La sede sarà una casa colonica della campagna senese nel comune di Monteroni d'Arbia. La sede è stata scelta con grande cura proprio per garantire ai pazienti che vi soggiorneranno un ambiente tranquillo e rilassato nel bel mezzo della campagna toscana. L'iniziativa è stata annunciata dal dottor Riccardo Zerbetto, psichiatria e promotore del progetto Orthos che si sta facendo carico della nascita della comunità, durante i lavori del seminario scientifico sulle droghe organizzato la scorsa settimana a Roma dall'Isitututo superiore di sanità. Il dottor Zerbetto, laureato in psichiatria e con vari master di livello internazionale, è un esperto e consulente nell'ambito delle droghe. In particolare ha frequentato corsi internazionali sulla prevenzione delle nuove droghe e si è specializzato in modo particolare sull'ecstasy e il crack. Da qualche anno Zerbetto ha cominciato a occuparsi anche di gioco d'azzardo e delle conseguenze che le dipendenze in questo campo possono determinare sia a livello psicologico, sia a livello economico e sociale. Dall'allargarsi del gioco e dal moltiplicarsi di casi di "giocodipendenza" o "azzardodipendenza", è nata l'idea di lanciare il progetto Orthos, dal greco "stare in piedi", stare dritti. E' nata quindi un'associazione - Orthos appunto - che si propone lo studio e la ricerca applicata nel campo della terapia della dipendenza. Oltre a promuovere esperienze di tipo clinico, l'associazione che sta per dar vita alla Comunità per giocatori, si propone di promuovere una adeguata cultura del gioco che ne "valorizzi le potenzialità, senza però sottovalutarne le componenti di rischio per le persone". L'associazione vuole quindi offrire ai suoi potenziali clienti-pazienti una serie di servizi: incontri di gruppo, ascolto e consulenza telefonica, formazione, consulenze specialistiche nel campo della psicologia e della giurisprudenza, la creazione di un centro di documentazione, nonché appunto l'accoglienza e la terapia di comunità. La prima di queste comunità, primo esempio del genere in Italia, sarà proprio quella di Monteroni d'Arbia, nel senese. Si tratta di cicli di terapia da 21 giorni che saranno interamente coperti con i finanziamenti regionali della Toscana solo per i residenti nella Regione. Per tutti gli altri è prevista una retta che per i 21 giorni dovrebbe aggirarsi intorno ai 2400 euro. Ma su questo si tratta ancora di attendere perché l'avvio del primo ciclo di terapia in comunità a Monteroni è previsto per i primi giorni di marzo. Secondo i responsabili del progetto sul gioco d'azzardo, la comunità rappresenta un possibile percorso di crescita. Le esperienze delle persone vengono legate alla valorizzazione delle loro singole storie di vita e all'approfondimento di tutte le possibili aree di criticità psicologica che hanno contribuito nel tempo a determinare la dipendenza dal gioco d'azzardo. Ma per chi non ha voglia o non se la sente di partecipare ai cicli di terapia in Comunità, l'associazione Orthos ha in progetto di offrire anche consulenze specialistiche telefoniche. Dal punto di vista dei risultati da raggiungere sembra comunque più positivo lo schema della comunità. Sono ovviamente già programmate le giornate tipo. Si parte con l'incontro di programmazione comune al mattino (intorno alle 9) per dedicare poi circa un'ora allo studio, da soli o in piccoli gruppi. Vengono proposti studi legati ovviamente al tema del gioco d'azzardo. E' prevista poi una parte della mattinata dedicata al lavoro (tutte attività di tipo fisico, dal giardinaggio alla manutenzione degli immobili). Il pranzo è concepito come pranzo-simposio, mentre dalle 14,30 alle 15,30 è prevista un'oretta di riposo che ogni paziente può gestire a modo proprio. Dalle 15,30 i pazienti saranno impegnati in nuove occupazioni di lavoro, mentre quelli che stanno in comunità da più giorni avranno la possibilità di discutere i loro nuovi "progetti di vita", una sorta di Life project che verrà seguito dai medici e dagli specialisti della Comunità. In generale sono quattro gli obiettivi che vengono indicati per l'intervento terapeutico: l'esplorazione della storia personale del paziente e l'identificazione di eventuali disturbi della personalità; la riappropriazione delle componenti emozionali, cognitive e relazionali; la rivisitazione della storia affettiva e dei possibili meccanismi di compensazione attraverso il gioco compulsivo; la messa a punto della situazione economico-lavorativa con annessi eventuali programmi di rientro da situazione debitorie. E ovviamente la possibilità di reinvestire in progetti concreti di lavoro.
|