CAMPOFORMIDO (Udine) - "L' ultima volta ho perso 250 milioni in tre giorni. E' stato allora che sono crollato. E' stato qualche mese fa. Ho sempre giocato, ma da un anno andavo forte davvero. Giocavo e perdevo, ma ogni tanto (raramente) anche vincevo. Soprattutto bruciavo danaro, anche non mio e non pensavo ad altro, mi è capitato perfino di lasciare la mia famiglia con il frigorifero vuoto.
Avevo un giro d'affari notevole, un lavoro tanto buono da far vivere nel benessere moglie e figli... invece mi sono rovinato, ho mandato in cenere ogni cosa e ho deluso chi mi vuol bene. L'ultima volta... era un fine settimana, soltanto la domenica ho buttato cento milioni alla roulette. Quella notte ho pensato al suicidio. Mi venivano in mente tante cose tutte insieme: chi mi aveva dato fiducia e mi aveva affidato i suoi soldi, mia moglie alla quale avevo mentito tante volte, i miei due bambini... E come sarebbe stato possibile tornare ad avere un futuro, a guadagnare abbastanza per pagare tutti i miei debiti, se da ipotecare ormai non avevo più niente? Pensavo alla persona che ero, alle sofferenze che avevo provocato. E volevo annegarmi nel lago di Cavazzo. Per fortuna mia moglie mi ha convinto a rivolgermi al centro di Campoformido. Non so se ce la farò.
I primi giorni da ex giocatore avevo tante speranze, ma con il passare del tempo la realtà si dimostra sempre più schifosa: le persone alle quali devo dei soldi tengono a me solo per riavere il loro denaro, i parenti non tengono a me perché ho sperperato i soldi di cui loro potevano usufruire...." Angelo D., 28 anni, era un piccolo imprenditore in oggetti preziosi. "Era" perché adesso dovrà inventarsi una nuova occupazione, la sua azienda non c'è più. Dissolta al gioco. Angelo aveva bei vestiti, belle macchine e la malattia del gioco d'azzardo. Adesso è in terapia. Ha un tutor che amministra i pochi spiccioli che può maneggiare ed è costretto a rinunciare al rischio e all'emotività che accendevano "la sua vita di prima". E' quel stare sempre al limite che il giocatore rimpiange. Non il non giocare più. Parla a raffica Angelo, ride spesso, ripete il suo amore per la moglie e per i figli. E insiste sulla sua dipendenza, una passione per il gioco che non gli lasciava scelta. Usa spesso la parola "impanicato" per dire quanta paura gli metteva perdere al tavolo verde perché convinto che avrebbe comunque giocato ancora. Gli piace sottolineare l'abilità dimostrata a raggirare familiari, soci, amici, funzionari di banca. "Mi dicevo: se sono tanto bravo a farmi affidare soldi sul niente, sarò bravo abbastanza anche per recuperarli." E alterna lo sconforto all'euforia.
Un gambling compulsivo, un giocatore d'azzardo accanito, uno che scommette fino a perdere tutto e a pensare al suicidio, segue il filo delle sue emozioni, non quello cronologico dei fatti. E così fa Angelo. "Come è cominciato? Fu il giorno del mio compleanno, a 18 anni. Andai al casinò di Nuova Gorica, a Gorizia. Scelsi la roulette, un gioco che ho sempre amato... da bambino ne avevo una giocattolo e non la lasciavo mai. Avevo 18 anni e pochi soldi. Al primo giro ho giocato 5 mila lire e ne ho vinte 25.000. Una cifra ridicola, ma ricordo benissimo che il mio umore andò alle stelle. Mi sentivo onnipotente, ero quello più in gamba, il più bravo di tutti. Mi misi a fare calcoli. Avrei potuto giocare di più per vincere di più... che sciocchezza, come se il gioco avesse un metodo. Era incredibile l'emozione che avevo addosso quella sera. Potevo finalmente sperare di rendere felici tante persone che mi stavano a cuore, e così facilmente...".
"Invece, dieci anni dopo è finita come è finita. Tutto si è consumato in quel lungo week end di vincite e perdite che ha segnato l' epilogo. Un mese prima avevo vinto forte. Ero arrivato al casinò di Venezia con ottanta, cento milioni, neanche me lo ricordo. I soldi li portavo dentro un marsupio, banconote da cinquecentomila, da centomila, tutte affastellate. Mi metto a giocare, punto tre, quattro milioni alla roulette. Vinco e chiamo lo stesso numero, sempre. Gioco di nuovo sei milioni, ne vinco diciotto. Insomma, quella notte è finita che ho vinto 80 milioni. Ero al settimo cielo, finalmente avrei potuto pagare un assegno da settanta milioni che mi scadeva e giocare ancora per rifarmi di tutti gli altri soldi non miei che avevo perso. Ero euforico, distribuivo mance a mazzetti da diecimila..." "Invece, passa un mese e arriva la fine. Era venerdì sera, avevo cercato di procurarmi più denaro possibile, con i solti metodi. Promesse di affari, promesse di garanzie, raggiri. Perdo subito cinque milioni alle macchinette, mi sposto alla roulette, gliene lascio più di quindici. Arrivo a Venezia, ospite del casinò. Vado in albergo, metto il borsello in cassaforte, mi porto dietro una parte dei soldi, cambio in fiches quaranta milioni, al primo colpo ne perdo tre. Mi sono impanicato. Dopo neanche mezz'ora ero sotto ancora di dieci milioni. Mi convinco che mi devo calmare e ci riesco. Tento di rifarmi, vado in pari, ma dura poco. In poco tempo vado ancora sotto di trenta milioni, poi cambio ancora e continuo a perdere. "Sabato sera porto mia moglie. All'inizio vinco sei milioni. Le dico una bugia, che ne ho vinto solo uno. Per giocare ancora. Alla fine della serata avevo bruciato altri venti milioni". "La mattina dopo vado a fare acquisti a Venezia: camicie, cravatte...era domenica, ma tramite una merceria, trovo anche il modo di farmi stirare un vestito. Torno al casinò. Mi dico come al solito che gioco per recuperare il danaro che non ho più, che scelgo la soluzione più veloce e più sicura. Invece gioco e perdo, perdo e gioco... per il solo gusto di giocare... che schifo. Faccio una pausa, e resto in albergo fino a sera, a guardare la tv, chissà se per paura. Quando mi decido a scendere al casinò sono spinto (o così credo) dalla speranza di recuperare i 200 milioni che sono già sfumati. "Va così: subito vinco una milionata, puntando poco, centomila. Torno a fare quello stupido calcolo dei miei 18 anni. Maggior rischio, maggior vincita. Punto da 1 a 5 milioni a botta. In tre minuti perdo 23 milioni. Gioco e perdo, perdo e gioco. Mi ritrovo con le ultime due fiches da un milione. Vado avanti, le ultime trecentomilalire le lascio alle slot machine..."