“Questo per noi dev’essere l’inizio di una nuova vita”. Sembrano sicuri di farcela,convinti di riuscire ad eliminare la parola “gioco” dal loro vocabolario. Siamo alle porte di Siena,nella campagna forse più bella d’Italia,contesa da agriturismi e beauty farm di lusso. Qui non ci sono turisti. Questo casale è defilato dal resto del mondo,protetto da una strada sterrata agevole forse per i trattori e le jeep.

“E’ quello di cui hanno bisogno i nostri ospiti: devono stare soli con sé stessi,lontani da tutto e soprattutto dal denaro”, spiega la direttrice operativa Marianna Semeraro. Gli “ospiti” sono nove ex giocatori d’azzardo,dai 40 ai 60 anni,provenienti da diverse regioni italiane e impegnati in un programma sperimentale di disintossicazione gestito dall’associazione “orthus” e finanziato dalla Regione Toscana.

Tre settimane per uscire dal tunnel non sembrano molte ma,ci spiegano gli operatori,questi sono “soggetti” selezionati per la loro forte motivazione e potrebbero riuscirci.

“Sono sicuro di farcela”, spiega Gianni,milanese,60 anni. Da due anni gira con non più di 5 euro in tasca per non cadere nella tentazione. Per lui la tragedia è incominciata quando è entrato per la prima volta in un casinò. “Di notte andavo a dormire immaginando nuove strategie di gioco,avevo in mente solo la pallina che girava.Non c’era né estate né inverno, in una giocata mi partiva lo stipendio di un operaio”. Ha perso più di un milione di euro, “per fortuna soldi miei,non della mia famiglia”. Si è venduto la casa e la macchina. Da due anni è seguito da uno psicologo. Per fortuna la famiglia non l’ha abbandonato ma sente il bisogno di irrobustire la sua volontà,perché ha visto tanti amici e compagni di sventura “che sembravano guariti e un bel giorno sono partiti per Las Vegas”.

Daniele,40 anni,di Firenze,ha perso 5 miliardi e due appartamenti. “Avevo un negozio di orologi,guadagnavo bene,poi ho cominciato a scommettere,soprattutto sui cavalli e le partite di calcio. Ero capace di giocarmi anche 50 milioni su una partita”. Daniele ha giocato fino a un mese fa. “Gli effetti sono stati devastanti”,spiega, “ho rovinato i rapporti coi fratelli e ho perso tutti i miei amici. Il gioco ti spinge a qualunque bassezza,come l’eroina. Per fortuna ho incontrato una donna meravigliosa,che mi sta aiutando a venirne fuori. Spero di ritrovare un po’ di serenità”.

Tre settimane non sono lunghe,eppure qualcuno è già in crisi. Uno di loro è stato preso dal panico ed è deciso a mollare tutto.

“Le crisi sono frequenti,ma questi “ragazzi” non sono mai soli. Ci siamo noi a supportarli,le difficoltà sono nel conto”. Edoardo Santillan,sociologo,sta con loro 24 ore su 24 ed è l’operatore che li conosce meglio. La giornata comincia al mattino con la colazione comunitaria e un po’ di meditazione. Poi ci sono incontri,psicoterapia di gruppo e individuale con professionisti esterni,lavori manuali di potatura e giardinaggio. Dopo cena era previsto un po’ di tempo libero per la lettura,ma spesso anche questo viene utilizzato per confrontarsi.

“Non ci sono recinzioni,il cellulare è consentito,ognuno teoricamente è libero di andarsene”,continua Santillan, “per loro si tratta di tornare a vivere. Ci sono impiegati di banca ed ex poliziotti,gente che lavorava nel cinema. Tutti hanno perso patrimoni incredibili,frutto di vincite che poi sono state rigiocate,perché nel gioco si perde sempre. Su alcuni gravano procedimenti penali,perché la impulsività del giocatore d’azzardo porta anche ad atti delittuosi. C’è chi si è rivolto agli usurai: c’è un ragazzo che per otto anni ha giocato quattro volte al giorno”.

Si sono giocati di tutto. Dal casinò alle bische,dalle scommesse sportive al lotto,al superenalotto e al gratta e vinci.In questo primo modulo sono tutti uomini,ma nel prossimo è previsto l’ingresso di alcune donne,anche loro vittime di questa dipendenza. Va ricordato che si tratta di giochi “legali”.

E’ una cosa scandalosa”,denuncia Riccardo Zerbetto,neuropsichiatria e direttore scientifico del programma, “in Italia non si spende un centesimo per sensibilizzare la gente sui rischi del gioco. Ci sono spot che ci mettono in guardia dal gioco “illegale”,ma ci sono pensionate e casalinghe che si rovinano col bingo o col lotto di Stato. E’ una patologia in crescita: pensiamo che in Olanda il gioco è due volte più diffuso delle droghe”.

Zerbetto.fondatore di “Alea”,u n’associazione di studio e di ricerca sulla dipendenza dal gioco d’azzardo,ha messo a punto questo programma sperimentale. “E’ fatto per giocatori che non assumono altre sostanze: e sono ancora inseriti nella vita lavorativa e familiare e che quindi non accetterebbero di entrare in una comunità o tantomeno in una clinica. Anche per questione di tempi,perché il programma di recupero in una comunità dura almeno un anno. Nello stesso tempo la psicoterapia tradizionale,da sola,è un po’ troppo debole. Si tratta di un programma intensivo, intermedio tra la psicoterapia e la comunità. Puntiamo sulla valorizzazione della funzione adulta e del senso di responsabilità. Una volta usciti di qui, continueranno ad essere seguiti dagli operatori sul territorio o dal loro psicologo e torneranno da noi per il controllo ogni due mesi”.

A monte una selezione attenta. Si è puntato su persone arrivate al punto limite. Come Fabrizio,consulente finanziario,42 anni,una bella famiglia con due figli piccoli. “Guadagnavo sui 12.000 euro al mese,lo stress del lavoro mi spingeva a giocare sempre di più anche per ripianare i debiti. Ho pensato al suicidio. Devo venirne fuori per forza: questa volta ho scommesso su me stesso”.