La Repubblica
15 luglio 2000
Trenta milioni di italiani con la febbre del gioco
Puntate raddoppiate negli ultimi 5 anni
ROMA (s.mz.) - Un popolo dei giocatori. Sono gli italiani d'azzardo, esponenti di un'Europa postmoderna che all'impegno quotidiano e alla prudenza preferiscono il rischio, il caso e la fortuna. Secondo l'Eurispes, che ha svolto un'accurata indagine ed ha interrogato un campione di 1000 persone dai 18 anni in su, sono 30 milioni gli italiani che giocano, il 58% della popolazione adulta, per un business che sfiora i 34.000 miliardi (15.000 miliardi nel '94). E, geograficamente, è il Centro l'area in cui si concentra il maggior numero di giocatori (70%), mentre al Sud gioca il 60% e al Nord solo il 53%. La febbre del gioco è alta ed è in continuo aumento. Ogni italiano spende 600.000 lire l'anno per giochi legali e 400.000 in scommesse illegali. E i "malati", coloro che dipendono dal gioco d'azzardo come fosse fumo, droga o alcol sono il 2- 3%, ovvero 700- 900.000. Tra dieci anni poi potrebbe esserci una vera e propria "epidemia". Secondo Stefano Pallanti, direttore dell'istituto di Neuroscienze dell'Università di Firenze (dove sono in cura venti pazienti), nel 2010 i giocatori compulsivi potrebbero diventare 3 milioni. Intanto il Lotto detiene la fetta più grossa della torta (19.500 miliardi), ma è in netto cala il Gratta e vinci (con "appena" 1000 miliardi). Ad incrementare il piatto già ricco c'è infine Internet, che già nel '98 fruttava 535 milioni dollari, divenuti 955 milioni nel '99 e previsti in ben 10 miliardi di dollari nel 2002. La dea bendata.
E' il guadagno, secondo la maggior parte degli intervistati (32,6%) il motivo principale che spinge gli italiani a tentare la fortuna. E sono gli uomini soprattutto ad indicare questa motivazione (37,2% contro il 28,2% delle donne che cita piuttosto il divertimento). Chi non gioca (il 41,2%) lo fa per disinteresse (23,8%), mentre solo per il 14,8% teme di perdere il proprio danaro. Sempre il guadagno è evocato dal campione di fascia d'età più giovane, mentre il divertimento è preferito dalla terza età. La hit parade. Il Lotto è più amato dalle donne (55%), il Superenalotto (giro d'affari 6.600 miliardi) è preferito dai laureati e dai diplomati. Il Totocalcio fa girare 1.100 miliardi a fronte dei 3.100 del '94. Totogol e Gratta e vinci, 1000 miliardi. Scommesse ippiche e Tris rappresentano il 9,1% del business. Giocando giocando nel '99 sono entrati nelle casse dello Stato sono entrati 11.329 miliardi. I giocatori. Tra coloro che giocano per dimostrare la loro abilità ci sono i single (divorziati, vedovi, separati, celibi). Gli sposati vanno al botteghino soprattutto per abitudine e temono che il gioco "li possa rovinare".
Videopoker. È al secondo posto nella classifica dei "giochi immorali" (lo considera tale il 17,4% del campione, dopo le scommesse clandestine indicate dal 43,4%). Un giro d'affari enorme (con il sommerso è calcolato in 23.000 miliardi), che ha attirato l'attenzione della criminalità. In un anno la Guardia di Finanza ha sequestrato 3.000 apparecchi e denunciato 1.500 persone. Il Videopoker (le macchine a premio sono in Italia 700.000) piace soprattutto ai maschi, ai poco istruiti e conta una buona fetta di minorenni. Meglio regolamentare il Videopoker che demonizzarlo, secondo L'Eurispes che suggerisce la ricetta: il numero chiuso di giocate, la tassazione precisa degli incassi, con apparecchi funzionanti a moneta e la responsabilizzazione dei produttori. Diventare Totti o Del Piero è più facile. Più agevole per un bambino diventare campione che per un adulto arricchirsi al gioco. Un 13 al totocalcio si verifica in un caso su 1.594.323 probabilità, fare 5 al lotto è 27 volte più difficile, mentre il top dei top va all'agognato Superenalotto. Con una probabilità su 622 milioni. Diventare un asso di serie A, invece può accadere a un "pulcino" su 666. "