Il Secolo XIX
18 giugno 2007
Il dossier sulle slot machine
Bingo con l'immobiliarista rosso
Casale, amico di Consorte, e' l'anello di congiunzione tra i Ds e le societa' dei giochi.
Roma. Arcobaleno. Gli affari dei Ds nel mondo dei giochi passano per i sette colori dell'iride. E per alcuni nomi chiave: il finanziere Vittorio Casale, l'immobiliare Porta Castello, la società concessionaria di slot machine Codere e Unipol. Un intreccio tra il mondo degli immobiliaristi e quello del gioco.
E' la ricostruzione che sembra emergere dalle visure camerali e che trova conferma in un libro bianco al quale sta lavorando il senatore leghista Massimo Polledri, autore di diverse interrogazioni parlamentari sul mondo dei giochi e dei Monopoli.
La prima interrogazione, dello scorso aprile, era sui 98 miliardi di euro che, come ha denunciato il rapporto della commissione d'inchiesta pubblicato dal Secolo XIX, invece di finire nelle casse dello Stato sarebbero rimasti nelle tasche delle società concessionarie di slot machine.
La seconda, ormai pronta, segue un filo rosso che collega il mondo della finanza diessina e l'immobiliarista Vittorio Casale, a lungo socio della Codere, un gruppo che ha ottenuto dai Monopoli la concessione per gestire migliaia di slot machine ed è citato più volte nel rapporto della commissione d'inchiesta. Codere dovrebbe pagare ancora allo Stato imposte per 9.401.397,11 euro.
L'ipotesi del leghista Polledri è chiara: i giochi sarebbero diventati il nuovo modo usato dai partiti per finanziarsi. Niente di illegale, stando a quanto emerso finora. Un sistema utilizzato da entrambi gli schieramenti.
Ma torniamo ai Ds e a Vittorio Casale.
Lo snodo del rapporto tra il partito e l'immobiliarista parmigiano sarebbe appunto la Arcobaleno, una società immobiliare. A guardare le visure camerali, a prima vista non salta fuori quasi nulla. Quasi.
L'oggetto sociale è: «La società ha per oggetto la compravendita di immobili. La società inoltre potrà svolgere altre attività connesse al fine? nonché compiere in misura non prevalente rispetto alle operazioni sopraccitate qualsiasi operazione commerciale, industriale, mobiliare e immobiliare, finanziaria e di credito». Tutto o quasi, insomma.
Il capitale sociale è di cinque milioni e 500 mila euro, interamente in mano alla società Operae Spa di Vittorio Casale.
Ma poche righe più sotto, alla voce "società o enti che esercitano attività di direzione e coordinamento" si legge che il 28 luglio 2005 è stata presentata una "dichiarazione di inizio controllo" da parte della Porta Castello spa.
Ecco l'anello prima mancante che collega i Ds a Casale, l'uomo che ha portato il Bingo in Italia e che ha dato una mano a Gianni Consorte nella tentata scalata dell'Unipol alla Bnl. Un'operazione che dalla Borsa è finita in procura.
Ma seguiamo un filo per volta. L'immobiliare Porta Castello è di proprietà della federazione provinciale del Pds, oggi Ds, di Bologna, che detiene 435.487 azioni ordinarie per un totale di due milioni e 247 mila 164 euro. Su un totale di due milioni 267 mila.
La Porta Castello nasce da una costola (una scissione) della Beta Immobiliare, che insieme alla Alfa Finanziaria (come spiega l'articolo pubblicato ieri dal Secolo XIX) è il contenitore direttamente partecipato dalle federazioni del Pds-Ds.
Vittorio Casale è sempre stato considerato amico di ambienti della sinistra, in particolare della Lega delle Cooperative e di Unipol, almeno finché quest'ultima era guidata da Consorte.
Ma l'uomo vanta amicizie trasversali e contatti negli ambienti più diversi e internazionali. Per esempio con multinazionali "ingombranti" come l'americana Carlyle e con i servizi segreti. Sia tricolori, sia a stelle e strisce.
L'imprenditore di Parma è, però, soprattutto il proprietario della Operae spa, con la quale in passato ha costruito di tutto: tra l'altro molte caserme in tutta Italia, di cui si dice conservi le foto in formato poster nella sede della società.
Quello di Vittorio Casale è un gruppo immobiliare con un patrimonio superiore ai 900 milioni di euro. Un personaggio certamente non di secondo piano nel panorama economico italiano, eppure, fino a due anni fa, il suo nome era rimasto abbastanza al di fuori delle cronache.
Poi ecco arrivare lo scandalo Antonveneta. E anche Casale compare nelle intercettazioni con Giovanni Consorte.
Sono le 9,43 del 6 luglio 2005 quando Consorte parla al telefono con Carlo Cimbri, direttore generale di Unipol. Discute dei possibili candidati a un 2 per cento di Bnl e tra questi un non meglio specificato «Palacio del fondo Patron».
L'allora numero uno di Unipol dice: «Carlo chiama Vittorio Casale, lui adesso ti dà il nominativo e il numero di telefono di questo Palacio... no? Del fondo "Patron" che ieri si sono dichiarati disponibili a prendere un 2 per cento, e poi ti dà... dovrebbe essere Mitrovic credo... il nome dell´amministratore delegato della Royal Bank of Scotland».
Telefonate, ripetute. Casale consiglia a Consorte le linee da seguire per raccogliere investitori per arrivare al 51 per cento di Bnl, dai magnati dell'acciaio ai produttori di preservativi.
Insomma, Casale è consigliere fidato di Consorte. Non solo: attraverso la sua holding Operae (con un core business negli immobili e clienti come il ministero delle Finanze) ha compiuto affari sull'asse Brescia-Bologna, Gnutti-Consorte.
Casale ha fatto trading su Unipol. Due anni fa, il colosso del mondo cooperativo cedette i suoi immobili non strumentali a una società partecipata dal fondo Glenbrook, rappresentato dall'avvocato Alvaro Pascotto, e da Operae. Unipol realizzò una consistente plusvalenza, ma pochi mesi dopo Pascotto e Casale hanno rivenduto a Pirelli Re e Morgan Stanley ottenendo, si dice, 40 milioni di guadagno. Un'operazione oggetto di indagini giudiziarie.
E poi? poi c'è appunto il gioco. Tutto comincia nel 2000, quando Casale si mette in società con l'ex "re dei registratori di cassa", quel Leonardo Ceoldo già proprietario della Sweda.
Insieme, i due si alleano con il gruppo spagnolo Codere (in mano ai fratelli Joaquin e Jesus Franco) per portare in Italia il gioco del Bingo. Un'iniziativa voluta, tra gli altri, dall'allora presidente del Consiglio, Massimo D'Alema.
La Codere è un gigante del Bingo e del gioco d'azzardo legale che nel 2006 ha fatturato 761 milioni.
E qui, come accusa Polledri, s'innesta la vicenda di un prestito «che Unipol Merchant, Bnl e Meliorbanca avrebbero concesso alla Codere Italia; in particolare - sostiene Poliedri - Unipol nel 2004 avrebbe concesso un prestito di quattro milioni e mezzo di euro, mentre Bnl, tra il 2004 e il 2005, avrebbe offerto due milioni e Meliorbanca uno. Il debito sarebbe stato ripianato dalla Codere internazionale» sostiene Polledri. Niente d'illegale, ma l'ulteriore prova di un legame di fiducia.
Intanto Vittorio Casale, nel 2005, lascia la Codere. Perché?
Le previsioni della vigilia, per lo sbarco del tombolone elettronico in Italia, erano ottimistiche. In realtà l'affare ha fatto flop.
Tanto che, per risollevare i conti dello Stato (e anche, indirettamente, le sorti delle sale) l'ultima finanziaria ha dato il via libera all'installazione delle slot machine - inevitabile richiamo di pubblico - nei Bingo.
La Codere ha dovuto bruscamente ridimensionare i suoi piani di conquista.
I conti sono presto andati in affanno e lo stesso collegio sindacale ha mosso pesanti appunti su un'altra operazione: l'acquisto di una partecipazione per sette milioni di Opergiochi. Nel dicembre 2004, furono società legate allo stesso gruppo iberico, a Casale e al suo socio Leonardo Ceoldo, a vendere Opergiochi a Codere Italia. I sindaci strigliano l'operazione. Casale, qualche mese dopo, lascia il cda.
Per il senatore Polledri, però, ce n'è abbastanza per disegnare un intreccio che, secondo il parlamentare leghista, «evidenzia ancora una volta i contatti tra i partiti e le società che hanno ottenuto concessioni dai Monopoli». E che compaiono nel rapporto della commissione d'inchiesta, pubblicato dal Secolo XIX.
08/06/2007
Un intreccio tra il mondo degli immobiliaristi e quello del gioco d'azzardo
emerge dalle visure camerali
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La conferma in un libro bianco al quale sta lavorando il senatore leghista Massimo Polledri, autore di diverse interrogazioni
08/06/2007
Ex numero uno di Unipol, Giovanni Consorte nel 2005 tentò la scalata alla Bnl contando sui "furbetti del quartierino". L'operazione approdò in procura e Consorte attende il processo. Nell'inchiesta, intercettazioni di telefonate con Fassino e D'Alema
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Sottosegretario all'Economia, 63 anni, bolognese, Alfiero Grandi s'è occupato dei Monopoli. Oggi presiede la Commissione d'inchiesta che ha prodotto la clamorosa relazione pubblicata dal Secolo XIX: lo Stato avrebbe perso 98 miliardi di euro
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Senatore della Lega, Massimo Polledri in aprile ha presentato un'interrogazione sui 98 miliardi di euro persi dallo Stato. Sta anche preparando un libro bianco: «Unipol merchant e altre banche avrebbero prestato 5 milioni di euro al gruppo Codere»