Friulano,55 anni,sposato,un figlio,operaio metalmeccanico. Lo chiameremo Giorgio. Nel marzo 2006 ha finito la cura,5 anni al centro di terapia per gli ex giocatori d’azzardo e le loro famiglie di Campoformido. Adesso è un altro,non teme più le “famigerate macchinette”, quelle che lo avevano inghiottito in un viaggio che pareva senza ritorno punteggiato da debiti,notti in bianco,menzogne. Dice che ha sempre avuto la mania del gioco,briscola tresette poco importava. Poi sono arrivati il ramino,la “bestia”, il poker. Giocava con impegno a patto però che “ci fosse sempre qualcosina in palio”. Poi il salto tra i numeri del lotto: puntava spesso; vinceva poco. “Ma c’era troppo da aspettare”; gli serviva un gioco giornaliero,adrenalinico. Ed eccole,le slot machine.
Era la metà degli anni 90 e il destino volle che una delle prime giocate di 10mila lire avesse fruttato 100 mila. “Cominciai a giocare ogni giorno,anche per ore. E imparai la parola che accompagna tutti i giocatori quando cominciano a perdere: recupero, che però non arriva mai”. Arriva, invece,il tunnel,quello lo portò a giocare anche per 15 ore al giorno. Come? Ecco. “Facevo il turno di notte,smontavo alle 6 e rincasavo. Mi coricavo e facevo finta di addormentarmi. Mia moglie partiva per il lavoro e io subito dopo scivolavo al bar per rincasare verso le 12.30 prima del rientro di mia moglie e al pomeriggio replicavo,ma questa volta inventando qualche scusa come la pesca. Tutti i giocatori sono furbi e bugiardi”. Bugiardi a raccontare che il conto in banca è ok; furbi nell’inventarsi una qualche scusa per non dover esibire l’estratto conto.
Ma intanto il conto in banca era sempre più in rosso. Inevitabile indebitarsi,chiedere ulteriori prestiti e,soprattutto,chiedere soldi agli amici. “Una vergogna che ho superato soltanto per poter continuare a giocare. Ricordo che un giorno sputtanai 4 milioni delle ex lire. Ti dici: oggi metto in tasca 100 mila e gioco solo quelle. Balle.Ad alcuni amici avevo raccontato di avere beccato una multa di 15 milioni per pesca di frodo e che mi vergognavo a dirlo a mia moglie. Chiesi anche una parte della liquidazione. Quel giorno esibii l’estratto conto a mia moglie. Ma bastarono una decina di giorni per spendere quel denaro”.
La verità è arrivata all’improvviso e per caso. La moglie esasperata dalla strana vita del marito che si reca in banca con il cognato; il direttore che spiattella tutto. “Una volta rincasato non potei fare altro che dire la verità, non intera però perché i giocatori mentono sempre un po’,ma promisi di smettere. “E per questo,oltre che a mia moglie devo molto a mio cognato che nel 2001,grazie a Internet,partecipò a un congresso su questi problemi”.
Giorgio si ferma un attimo,poi dice ancora: “Nel gennaio 2001 ho cominciato a frequentare i corsi,tutti i mercoledì. Ci andavo con mia moglie con la quale ho avuto una durissima crisi coniugale perché voleva andarsene,lasciarmi nel mio brodo. Del resto,le avevo mentito per anni e anni. Il desiderio del gioco rimane a lungo ed è terribile. Ho avuto anche una ricaduta. Era il dicembre 2001: ho giocato però soltanto 10 mila lire,ma senza grande eccitazione. All’epoca ogni mia spesa doveva avere un riscontro,una ricevuta. Mia moglie mi dava 5 mila lire la settimana e per fare quella giocata ero riuscito a fare la cresta su quelle piccole somme. Ho smesso di frequentare il gruppo di aiuto nel marzo 2006. Ora sto bene,di giocare non mi passa neppure nell’anticamera del cervello. So che ero ammalato. Una malattia profonda,terribile. Per fortuna non ho mai cercato la fuga nell’alcol: sarebbe stata la mia morte. Sa come facevo a dormire quasi niente? Con l’eccitazione di andare a giocare e ancora giocare. L’unico problema era il pensiero di chiedere i soldi. E quando giochi e ti dicono ad esempio che tuo figlio ha avuto un incidente, state certi che finisci la partita. Questa era la mia malattia”(d.pe.)