La questione della dipendenza da gioco e' terribilmente sottostimata. Quello che sconcerta e' che in Italia non c'e' minima traccia di una definizione istituzionale della dipendenza patologica da gioco d'azzardo, prevista invece nel Dsm IV, il manuale psichiatrico di diagnosi e cura. E questo non e' affatto casuale". Maurizio Fiasco e' sociologo e saggista, esperto di tematiche collegate al gioco d'azzardo. "Qualche attenzione a questa malattia c'e' nei Sert di Roma- dice-. Ma un servizio di trattamento lo offre solo la Regione Toscana che nella primavera scorsa ha stanziato delle risorse e organizzato appuntamenti settimanali per informare operatori e organizzatori su terapie e aspetti relazionali dell'impatto di questa patologia sulle famiglie". Nel nostro Ssn il gioco d'azzardo "non e' indicato come patologia clinica- continua Fiasco-, non e' stato recepito ne' il Dsm, ne' l'orientamento dell'Organizzazione mondiale della sanita'. Il malato di gioco d'azzardo non esiste come paziente, come profilo". Come mai non trova codificazione in Italia? Alla base c'e', lascia intendere Fiasco, la volonta' di nascondere in qualche modo questa malattia perche' il gioco, nel nostro Paese, e' un business molto redditizio, per lo Stato in primo luogo. "E' come se l'alcolismo non esistesse come patologia. L'abuso del gioco d'azzardo produce danni alla salute ed esige il diritto alla tutela di questa, diritto da noi fondamentale e inalienabile.

Non viene riconosciuto perche', secondo Fiasco, "se sono chiamato a rispondere del mio diffondere uno stile che provoca danni alla salute, non ne rispondero' mai". Per i tabacchi, sottolinea il sociologo, "c'e' il divieto assoluto di fare pubblicita' e si sta discutendo la stessa cosa per i superalcolici, cosi' dovrebbe essere per il gioco d'azzardo".
L'aumento spaventoso del consumo del gioco d'azzardo non e' la soddisfazione di un bisogno presente in natura, ma la costruzione del consumo, dice Fiasco. "Chi offre gioco d'azzardo non si limita, come accadeva sino ai primi anni '90, ad aprire il botteghino in strada e ricevitorie per il totocalcio il venerdi' e sabato, ma promuove attivamente il consumo con una marketing aggressivo, non definito secondo un codice etico ma utilizzando a piene mani conoscenze psicologiche e cognitive per guadagnare sempre nuovi segmenti di mercato: giovani, vecchi, donne, famiglie". Oggi nelle campagne per promuovere nuove forme di gioco si impegna un budget di 20 milioni di euro all'anno. Lo Stato ha un ruolo fondamentale: "Si e' passati dal gioco degli anni '70- spiega il sociologo- dove era considerato un'disvalore', da regolare per contenere con un giro d'affari di 4 miliardi di euro, per arrivare ai 40 miliardi di euro di oggi ai 50 miliardi nel 2008". E' la crisi fiscale che intorno ai primi anni '90 fa costruire la fiscalita' attraverso l'azzardo".

'Gratta e vinci' e il superenalotto, costituiscono "il primo balzo consistente verso questo obiettivo, ma e' nel 2003- dice Fiasco- che si passa da una politica fiscale ad una di promozione economica vera e propria dei giochi: si introduce il Bingo, i punti Snai, e il gioco del lotto viene effettuato non solo nei botteghini ma in tanti luoghi. Si crea un'organizzazione autonoma dei Monopoli si Stato, programmatica e strategica". Il gioco d'azzardo oggi si e' trasformato in un modello di business per attrarre investitori. "Spendiamo molto piu' di Germania e Inghilterra. Da noi- spiega il sociologo- vengono ad investire da tutto il mondo. E' il mercato piu' promettente dove la diversificazione e' piu' ampia". Le condizioni non sono variate, dice Fiasco, "ma si sono introdotti sempre nuovi luoghi di gioco, in casa, on line, attraverso il cellulare, il digitale terrestre, il computer e il telefono". Gli italiani, oggi, spendono per il gioco d'azzardo la stessa cifra che serve per acquistare autovetture. "In media, in ogni famiglia- ricorda Fiasco- 2 mila euro all'anno se ne vanno per il gioco. Sono 30 milioni gli italiani che spendono per giocare d'azzardo. Si tratta di 40 miliardi di euro sottratti ai consumi. Il vero 'tesoretto' e' questo. La sottrazione di denaro ai consumi- conclude Fiasco- produce una depressione dei livelli di civilta' e decoro".