Aumenta al Centro di terapia per giocatori d'azzardo patologici di Campoformido (Ud) la richiesta di aiuto da parte dei famigliari dei giocatori di borsa, nuova dipendenza che sta assumendo caratteristiche sempre piu' drammatiche, e che puo' provocare drammi e sofferenze non meno del casino' e del lotto. "Sono soprattutto i famigliari a rivolgersi a noi per affrontare una situazione economica diventata disperata- dice Rolando De Luca, responsabile del centro terapia di Campoformido- Questi giocatori entrano in una situazione di indebitamento molto grave e sviluppano la stessa sintomatologia dei giocatori d'azzardo. E' un fenomeno gia' drammatico ora, del quale bisognera' tenere conto, ma che andra' crescendo sempre di piu'".
Dai recenti dati del centro, dove e' stato eseguito il primo studio italiano su una coorte di popolazione seguita da anni, emerge che il 90% dei giocatori che partecipano ai gruppi non si dedica piu' all'azzardo. Venti volte su una sono i familiari a chiedere aiuto. Per quanto concerne lo stato civile, il 63% dei giocatori che partecipano ai gruppi e' sposato. Il 36% dei pazienti e' in possesso della licenza media, il 49% di diploma di scuola superiore, il 7% di laurea e l'8% della licenza elementare. Il 26% dei giocatori ha un'eta' compresa tra i quaranta e i cinquant'anni, il 27% e' tra i 50 e i 60 anni, il 29% fra i trenta e i quaranta, il 10% ha meno di trent'anni,mentre l'8% ne ha piu' di sessanta.

L'eta' media risulta dunque piuttosto elevata: "Questo- dice De Luca- ci induce a pensare che chi arriva al nostro Centro abbia esperienze di gioco d'azzardo protratte nel tempo". Per quanto riguarda le abitudini relative al gioco, il 31% dei pazienti in cura giocava al casino', il 6% puntava sulle corse ippiche, il 16% giocava al lotto, il 13% al superenalotto, il 19% a videopoker e slot machine. Per quanto riguarda il sesso, i maschi e le femmine rappresentano rispettivamente l'86% e il 14% dei giocatori in terapia. "In particolare- sottolinea de Luca-, la percentuale di donne che richiedono un intervento terapeutico per problemi di gioco d'azzardo patologico risulta cresciuta rispetto a tre anni fa e sembra destinata ad avvicinarsi a quella relativa alla popolazione generale (25% di donne giocatrici)". Per quanto riguarda le donne in terapia, la loro eta' media e' relativamente piu' alta rispetto a quella dei giocatori maschi, e si aggira attorno ai cinquanta-sessant'anni. "In molti casi- aggiunge lo psicoterapeuta- arrivano al centro da sole, senza il supporto dei famigliari, e in condizioni estremamente critiche". Nel Centro in provincia di Udine, il 76% dei giocatori proviene dal solo Friuli-Venezia Giulia, mentre il restante 24% da altre regioni. Si tratta di lavoratori autonomi per il 73% dei casi, e dipendenti per il 27%. Un dato rilevante, a questo proposito, e' il fatto che all'interno dei gruppi non siano presenti disoccupati.

Tra i giocatori d'azzardo patologici De Luca ha rilevato, inoltre, una forte incidenza della dipendenza da tabacco, che interessa il 90% di coloro che frequentano igruppi di terapia. Mentre il consumo abituale di alcol (inteso nella misura di tre volte alla settimana) riguarda il 15% di essi. Infine, solamente il 3% dei partecipanti risulta fare uso di sostanze psicotrope. Interessante anche il dato che il 71% dei giocatori d'azzardo partecipa ai gruppi di terapia insieme ai famigliari, il 5% non e' accompagnato da nessuno, mentre il 33% dei membri del gruppo e' rappresentato proprio da famigliari che vi partecipano senza il diretto interessato. Rispetto a tre anni fa notiamo un aumento sensibile di quest'ultima categoria: "E' un dato significativo che attesta come le famiglie sentano la necessita' di prendere parte alla terapia di gruppo- spiega lo psicoterapeuta-, anticipando cosi' il lavoro sulle relazioniall'interno del contesto famigliare. Ed e' un lavoro molto efficace perche' li mette in grado di prendere il controllo della situazione e 'mettere all'angolo' il giocatore".
Si sono ridotti moltissimo anche gli abbandoni della terapia da parte dei giocatori: si e' passati dal 70% di dieci anni fa al 4%: "Si tratta di solito di donne- spiega De Luca-, quando vengono da sole, soprattutto. Generalmente entrano in terapia piu' tardi rispetto agli uomini e spesso non vengono supportate dalla famiglia.

Mentre l'abbandono da parte di giocatori maschi si osserva maggiormente tra i soggetti di eta' inferiore ai trent'anni e, come anche per le donne, di solito avviene in prima o in seconda seduta. Ad ogni modo, secondo la nostra esperienza, in tutti i casi di abbandono si verifica un piu' o meno repentino ritorno al sintomo". Il 90% dei giocatori che partecipano alla terapia non gioca piu' d'azzardo, mentre il restante 10% continua, anche se in misura inferiore. "Quanti concludono la terapia nei tempi prescritti e seguono la terapia con costanza- conclude De Luca- non ritornano, poi, in nessun caso a giocare d'azzardo. La terapia di gruppo rappresenta oggi uno degli strumenti piu' adeguati per affrontare questo tipo di dipendenza".