Agenzia DIRE
29 settembre 2007
Focus/Welfare
Dipendenza gioco, terapia gruppo cura piu' efficace
De Luca: Astinenza e risanamento finanze primo obiettivo
E' la terapia di gruppo, nell'ambito di un iter riabilitativo 'multimodale' l'approccio piu' utilizzato dai centri specializzati per la cura della dipendenza da gioco d'azzardo. "Contare solo sulle risorse personali- sottolinea Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta, responsabile del Centro di terapia di Campoformido (Ud)- piuttosto che affidarsi alla terapia, diventa per il giocatore un altro gioco d'azzardo che, a partire dall'illusione di una risalita, porta poi inevitabilmente a ricadere nell'abisso". Ma come si procede?
Nonostante il gioco azzardo non sia dunque centrale nel percorso terapeutico, le prime sedute vi ruotano intorno e l'attenzione si concentra sulla necessita' di risanare le condizioni economiche dei membri del gruppo. "Contrariamente a quanto si pensa, qualunque sia il livello di perdita finanziaria- dice De Luca-, che in certi casi raggiunge estremi veramente drammatici, non rappresenta mai un punto di non ritorno. Nel momento in cui ci si riesce a fermare dal giocare d'azzardo, la situazione economica si stabilizza in un arco di tempo variabile da pochi mesi a tre anni, oltrepassando solo in rarissimi casi la soglia dei dieci anni". L'aspetto economico rappresenta solo un primo aspetto, importantissimo ma strettamente vincolato al sintomo azzardo.
E' necessario - sottolinea De Luca - comunicare in prima seduta alle famiglie come l'astinenza totale dal gioco e un assiduo impegno nel programma terapeutico possano far rientrare il danno finanziario anche nei casi piu' gravi". Il giocatore deve accettare di delegare al suo partner o a un suo famigliare il compito di controllare le proprie spese, "fornendo un dettagliato e comprovato rapporto di ogni piu' piccola uscita economica", e la responsabilita' di contenere le proprie ricadute "ad esempio- dice il terapeuta-, consegnando la carta d'identita' per evitare fugaci trasferte di gioco all'estero o acconsentendo a rendere conto del proprio tempo libero".
L'astinenza totale dal gioco e il controllo economico sono "fattori decisivi" nel determinare la buona riuscita della terapia, nonostante di fatto siano difficilmente accettati di buon grado dal giocatore e anche dalla sua famiglia."È proprio per far fronte a questi momenti di crollo- prosegue De Luca- che la famiglia ha bisogno di appoggiarsi costantemente al gruppo, nel quale puo' rispecchiarsi e rivivere le proprie difficolta' osservandole, spesso gia' in fase di superamento, nel vissuto di altre persone".
Nel corso della terapia "e' naturale aspettarsi delle ricadute", ma queste vengono ammortizzate senza gravi conseguenze laddove fino a quel momento la "clausola dell'astinenza totale" sia stata osservata scrupolosamente.
Il ritorno sporadico all'azzardo dopo mesi di terapia- prosegue De Luca- genera infatti nel giocatore una sensazione che nulla ha a che vedere con l'ebbrezza precedente, caricandolo piuttosto di sensi di colpa e di fallimento. Si tratta, anzi, di un percorso quasi obbligatorio per il giocatore, al fine di sradicare la propria personale convinzione di onnipotenza, permettendogli di riacquistare l'umilta' di riconoscere le proprie debolezze".
Al contrario, continuare a giocare in corso di terapia, anche blandamente, per esempio una banale schedina, "mantiene il giocatore incollato al modello patologico di impulso e dipendenza- dice lo psicologo- e trasforma ogni fisiologica ricaduta in una pericolosissima via di ritorno al gioco. In effetti, la fase di centralita' del sintomo puo' considerarsi conclusa solo dopo anni di terapia". L'intervento terapeutico specifico sul problema della dipendenza da gioco d'azzardo risulta, dunque, "decisamente complesso e necessita di un'efficiente e dettagliata organizzazione- conclude De Luca- sia a livello dei singoli centri specializzati, sia a livello nazionale".