Redattore Sociale
04 ottobre 2007
Gioco d'azzardo.
La dipendenza ha il volto di un uomo. Ma cresce il numero delle giocatrici.
Sposato o convivente, lavoratore dipendente, dedito alla frequentazione dei casino', con un diploma o la licenza media. L'identikit del giocatore d'azzardo secondo Agita, che organizza il II convegno nazionale.
di Giorgia Gay
UDINE - Uomo, sposato o convivente, lavoratore dipendente, dedito alla frequentazione dei casinò, con un diploma o la licenza media. Se si tentasse un identikit del giocatore d’azzardo tipico, sarebbe pressoché questo, secondo quanto emerge dai dati forniti da A.GIT.A. (associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie), che il 14 ottobre organizza a Campoformido (Udine) il secondo convegno nazionale “La terapia di gruppo nella dipendenza da gioco d’azzardo prima,durante e dopo un lungo percorso terapeutico”. Entrando nel dettaglio dei dati, aggiornati al 30 settembre di quest’anno, si scopre che il 63% dei giocatori conduce una vita di coppia e che l’8% ha la licenza elementare, il 36% la licenza media, il 49% un diploma e il 7% una laurea. Il 48% dei giocatori è inoltre costituito da lavoratori dipendenti, il 35% da lavoratori autonomi e il 17% da pensionati. Si registra la totale assenza a Campoformido di disoccupati. Per quanto riguarda l’età, risultano particolarmente colpite dalla azzardo-dipendenzale persone dai 30 ai 40 anni (29%), seguita dai 50-60enni (27%) e dai 40-50enni (26%). Meno colpita la fascia under30, ferma al 10%, e over60 (8%). Ancora: il 31% dei giocatori frequentava il casinò, il 19% giocava alle new slots (gli ex videopoker), il 16% al lotto, il 13% al Superenalotto.
Incidenze minori ma comunque significative le avevano le corse di cavalli e il Grattaevinci (entrambi al 6%) e il Totocalcio (3%), mentre l’1% giocava al Bingo. Da registrare anche un 2% dedito agli investimenti in Borsa. “In realtà è molto frequente che chi gioca d’azzardo si dedichi a più di una tipologia di gioco – spiega Rolando De Luca, psicoterapeuta e fondatore dei gruppi di recupero dalla dipendenza da gioco operanti a Campoformido -. In particolare, secondo i nostri dati: il 49% dei giocatori si dedica ad un solo tipo di gioco, il 34% pratica da 2 a 3 giochi differenti e il 13% da 4 a 5; solo il 4% ammette di giocare a più di cinque tipi di gioco”.
La stragrande maggioranza delle persone che entrano in terapia sono uomini (86%): “Considerato che la percentuale di donne giocatrici secondo le statistiche nazionali è del 25% - continua De Luca -e considerato l’aumento, rispetto agli ultimi tre anni, di richieste d’intervento terapeutico da parte di donne, è possibile avanzare l’ipotesi che in un prossimo futuro la richiesta di aiuto da parte di donne nel nostro centro possa avvicinarsi a quella della media nazionale”. E aggiunge: “E’ interessante osservare come l’età media delle donne sia relativamente avanzata rispetto a quella dei giocatori maschi e che in molti casi esse giungono al Centro da sole, ovvero senza il supporto dei famigliari, e in condizioni estremamente critiche”.
Una volta entrati in terapia, a Campoformido la percentuale d’abbandono risulta essere molto bassa (4%). Maggiormente a rischio sono le donne e De Luca spiega questo fenomeno con il fatto che “esse generalmente entrano in terapia più tardi rispetto agli uomini e in molti casi non vengono supportate dalla famiglia. D’altra parte, il rischio d’abbandono da parte di giocatori maschi si osserva maggiormente tra i soggetti di età inferiore ai trent’anni”. Molto pericolose, però, si rivelano le fughe tardive, dopo due o tre anni dall’inizio della terapia: “Essi dimostrano come le famiglie, una volta liberate dal sintomo dell’azzardo, non intendano analizzare ed elaborare a fondo le dinamiche disfunzionali presenti al loro interno, individuando nel solo sintomo l’origine dei propri problemi. Ad ogni modo, secondo la nostra esperienza, in tutti i casi di abbandono si verifica un più o menorepentino ritorno al sintomo”.
Il gioco in Italia.I giochi a fortuna e a pronostico sono un fenomeno fortemente radicato tra la popolazione italiana dai 14 anni di età in su (si tratta di 48.100.000 individui). A confermarlo è un’indagine dell’Eurisko, presentata nelle scorse settimane, secondo la quale quasi 24 milioni di individui hanno dichiarato di aver giocato negli ultimi 12 mesi ad almeno un gioco. Si tratta, in pratica, di circa la metà della popolazione italiana. Il 19%, inoltre, gioca assiduamente (almeno una volta a settimana) ad almeno un gioco.
Per quanto riguarda la diffusione dei singoli giochi, il primato spetta al Lotto e al Superenalotto: il 28,1% degli italiani (13,5 milioni di individui) ha giocato al Lotto nei 12 mesi mentre il 27,5% (13,2 milioni) ha giocato al Superenalotto nei 12 mesi. Segue il Gratta & Vinci, giocato dal 25% degli italiani (12 milioni di individui). Il 14% della popolazione ha comprato negli ultimi 12 mesi un biglietto delle Lotterie Nazionali.
Tra i giochi a pronostico il Totocalcio rimane il più praticato (5,4 milioni di individui), benché in vertiginosa caduta rispetto ai decenni scorsi, seguito dal Totogol (circa 1,9 milioni di giocatori).
Inoltre, Il 4% della popolazione (circa 1,9 milioni di individui) ha giocato a Bingo, mentre il 3% (quasi 1,5 milioni di individui) ha fatto Scommesse sportive e il 2,7% (1,3 milioni di giocatori) ha giocato alle Slotmachine.