Parte da Campoformido il percorso di guarigione. Dieci anni di attività, dieci gruppi, un centinaio di famiglie, una sessantina di persone uscite dal baratro: sono questi i numeri del centro di terapia per giocatori d’azzardo di Campoformido, costola di Agita, l’Associazione degli ex giocatori e delle loro famiglie. Scopo dell’associazione è promuovere il cambiamento dello stile di vita delle persone dipendenti da gioco d’azzardo e delle loro famiglie, nonché favorirne il reinserimento nell’ambito lavorativo e nel tessuto sociale. Tale finalità è perseguita attraverso la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio, la promozione e tutela dei diritti civili del giocatore e della sua famiglia, il reinserimento degli scommettittori e di chi è uscito dal tunnel nel mondo del lavoro, delle professioni e nella comunità sociale, lo sviluppo dei programmi sul gioco d’azzardo attraverso l’informazione, la formazione e la ricerca, attivate anche in collaborazione con altri soggetti, istituzionali e non. Proprio per onorare quest’ultimo impegno, Agita, per il secondo anno, in collaborazione con le Caritas diocesane del FVG e la Consulta nazionale antiusura, organizza un convegno di livello nazionale dal titolo La terapia di gruppo nella dipendenza da gioco d’azzardo prima, durante e dopo un lungo percorso terapeutico. Valutazioni di psicoterapeuti e riflessioni di ex giocatori d’azzardo e loro familiari. L’appuntamento - il 14 ottobre, a partire dalle 9, nel centro polifunzionale di Campoformido - si propone di andare oltre la prevenzione, aprendo nuove opportunità di intervento terapeutico per i giocatori d’azzardo e per le loro famiglie e approfondendo il tema della terapia di gruppo che, visti i risultati positivi ottenuti in Friuli, è stata proposta anche da altre associazioni in Italia, tra le quali La chiave di Alteluda, vicino a Roma, i cui psicoterapeuti Dario Angelini e Lucia Guianandrea saranno presenti al convegno. Durante la giornata sarà anche presentato il libro Sosazzardo - Familiari e giocatori chiedono aiuto, edito dalla Caritas di Udine e scritto da Susanna Petri e Rolando De Luca, psicologo psicoterapeuta, responsabile del centro di terapia di Campoformido.
Bisogna, inoltre, ricordare che l’amministrazione comale di Campoformido non soltanto ha appoggiato la nascita del centro di terapia, favorendo l’attività dell’associazione, ma è stato il primo Comune in Italia ad approvare un ordine del giorno, il 29 novembre 2006, contro la proliferazione del gioco d’azzardo in Italia.
A giudicare dalla situazione del Friuli Venezia Giulia viene da pensare che la propensione a farsi rovinare dal gioco d’azzardo sia direttamente proporzionale alla disponibilità di soldi. Perché in Friuli di giocatori patologici ce ne sono parecchi, ma visti gli introiti delle macchinette mangiasoldi di cittadini disposti a farsi spennare, anche soltanto occasionalmente, pare davvero che ce ne siano molti. Per lo Stato che introita milioni di euro, le macchinette sono una benedizione.Gratta e vinci, schedine varie e i casinò posti oltre confine fanno il resto.
Domanda molto altaL’offerta legale è dunque altrettanto alta della domanda,ma sembra non bastare. Il gioco d’azzardo illegale s’insinua così nelle pieghe di un sistema che lascia comunque qualche spazio, se non altro per tacitare quanti ritengono che il gioco legale sia a suo modo uno scandalo. Nelle macchinette le giocate sono limitate a 0,50 euro (ma aumenteranno a un euro perché lo Stato ha bisogno di soldi) e le somme in palio restano basse se paragonate alle puntate da capogiro che si possono fare ai tavoli da gioco, anche perché il programma utilizzato prevede comunque che una consistente parte delle giocate sia restituita ai giocatori.
Se la Slovenia non bastaChi non vuole o non può andare in Slovenia cerca la sua dose di adrenalina altrove. Sulle partite a poker tra le mura domestiche è impossibile avere dati precisi, ma si sa che molti giocano e con cifre alte, ma per gli investigatori è quasi impossibile portare alla luce il fenomeno per la difficoltà di effettuare indagini. C’è poi la diffusione di Internet e l’avvento dei casinò on line ai quali si accede dopo essersi registrati, a patto di avere a disposizione una carta di credito.
Basta davvero poco per sedersi alla scrivania e giocare somme ingenti con la sola limitazione dettata dai soldi a disposizione sul conto corrente. Seppure bastino pochi minuti per divorare una montagna di denaro, si tratta comunque di un’attività non perseguibile perché le società che gestiscono il gioco si trovano all’estero, dove finisce il fiume di denaro proveniente dalla nostra regione.
Il discorso cambia se i soldi restano in regione, o meglio se la raccolta e i profitti finiscononelle tasche di bande che operano all’interno dei confini nazionali.
Croupier made in FriuliL’ultima operazione portata a termine dalla Guardia di finanza ha sgominato un’organizzazione, tutta friulana, che aveva messo in piedi un sistema di gioco on line, con almeno 550 macchinette sparse in tutta Italia. Le investigazioni effettuate dalle Fiamme gialle udinesi del Nucleo di Polizia tributaria, coordinate dalla Procura della Repubblica di Udine ha permesso di scoprire che quelle macchine nelle quali il giocatore inseriva una tessera, precedentemente caricata da un dispositivo che accettava banconote da 5 e 10 euro, soltanto in apparenza facevano capo a un casinò on line, ospitato da un server lituano. Le macchine erano presentate come chioschi multimediali, distribuiti in bar, circoli e sale giochi che consentivano al giocatore di collegarsi a una sala da gioco virtuale. In realtà la società estera di facciata e il server erano controllati da friulani, i soldi giocati venivano raccolti in Italia e anche le vincite erano riscuotibili direttamente dai titolari degli esercizi. Si stima che ogni dispositivo raccogliesse fino a 7 mila euro al mese ed è facile immaginare quanto denaro sia finito nelle tasche dell’organizzazione.
Voglia di emozioni “La Guardia di finanza – ci ha spiegato il colonnello Stefano Commentucci, comandate del nuclo di udine della Polizia tributaria - ha il compito di prevenire e reprimere il gioco d’azzardo illegale che ha due connotazioni ben precise: è penalmente perseguibile e ha un impatto sociale elevato. In pochi sanno che il gioco illegale è reato non soltanto per chi lo gestisce, ma anche per chi effettua la giocata. Anche l’aspetto sociale ha il suo peso: il gioco illegale permette puntate e vincite molto più alte e le conseguenze negative sono ben peggiori. Non si può ignorare inoltre che i proventi delle organizzazioni sono totalmente sconosciuti al fisco, creando ai cittadini un danno doppio, come giocatori e come contribuenti”. Abbiamo chiesto al comandante come mai, nonostante i casinò sloveni, I giochi legali, le scommesse e I casinò on line sia rimasto spazio anche per il gioco illegale. “Rispetto al gioco on line regolare, dove si opera con la carta di credito, il sistema che abbiamo scoperto aveva il vantaggio di utilizzare denaro contante. Per il giocatore alla ricerca costante di forti emozioni questo è un fattore molto importante. Ma non tutti possono andare in Slovenia. Un conto è allontanarsi per un’ora, magari con la scusa di bere un caffè, un’altro è assentarsi per parecchie ore per un viaggio oltre confine”. L’operazione ha permesso di denunciare 76 persone, compresi I produttori e distributori dei dispositivi utilizzati per collegarsi a Internet.
E poi c’è da tenere conto dell’indotto, se così vogliamo chiamarlo. Perché chi si riempie di debiti e non ha neppure i soldi per portare il pane sulla tavola, giunge al punto di ripagarli con ogni mezzo. C’è chi ruba, come racconta la nostra testimonianza, e c’è chi si rivolge agli astrozzini. Come dire, al peggio non c’è mai fine.