CAMPOFORMIDO. Una quota di fondi rappresentati dalle vincite non riscosse e un contributo da parte dei gestori di attività di gioco, ridistribuiti per istituire un numero verde a livello nazionale, formare operatori e promuovere un’adeguata cultura del gioco. L’appello, rivolto alle autorità di Governo, è risuonato domenica a Campoformido nel corso del 2º convegno nazionale promosso dall’Associazione ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie, cui hanno partecipato oltre 160 persone.
«Aiuto, mio marito ha 26 anni e sta rovinando la vita a tutti. Il suo male si chiama videopoker. L’ho scoperto circa un anno fa, ho voluto credergli quando mi diceva che sarebbe riuscito a smettere, ma dopo aver finito i nostri soldi ha cominciato a usare quelli dei suoi genitori, che con lui gestiscono un’azienda». La storia di Marianna, assomiglia alle tante tragedie che, ogni giorno arrivano via internet ad agita@sosazzardo.it. Sono state raccolte nel libro “Sosazzardo-familiari e giocatori chiedono aiuto” edito dalla Caritas di Udine e stampato in un migliaio di copie. Il libro è stato presentato domenica a Campoformido al 2º convegno nazionale promosso da Agita in collaborazione con le Caritas diocesane friulane e la Consulta delle fondazioni antiusura.
Sos lanciati in rete, da chi è malato d’azzardo o, più spesso, da una moglie, un figlio, un padre, trascinati nell’abisso di una patologia che coinvolge il 3% della popolazione adulta. Maschi, occupati, spesso fumatori, non di rado alcolisti. Giocano principalmente al casinò, ma sono attratti anche dai videopoker, dal Lotto, dal Superenalotto e dalle sale Bingo. Mentono ai familiari per coprire una verità che nascondono prima a se stessi e quando, strangolati dai debiti, cadono vittime dell’usura, della depressione e dell’autolesionismo, allora riescono ad abbattere la barriera della vergogna e a tendere la mano. Ad afferrarla a Campoformido c’è un centro di terapia che cura un centinaio di famiglie, quasi 200 le persone che ogni settimana si ritrovano su un percorso terapeutico che dura 3 o 4 anni.
Si sono dati appuntamento a Campoformido domenica per discutere di un problema diffuso. «Ogni anno mi stupisco della partecipazione così numerosa e attenta al convegno» ha commentato Rolando De Luca, terapeuta al Centro di Campoformido. I partecipanti al convegno hanno deciso di rivolgersi alle autorità istituzionali per segnalare la diffusione di comportamenti orientati verso forme di gioco d’azzardo, anche promosse dal Governo, sottolineando l’urgenza di recepire l’indicazione dell’Oms che vede nel gioco d’azzardo compulsivo una forma morbosa che può rappresentare una malattia sociale. Con l’Associazione Alea, hanno deciso di esercitare uno stimolo nei confronti del Governo affinché riconosca il rischio collegato al diffondersi di tali comportamenti; di stimolare una cultura del gioco che ne valorizzi le potenzialità senza sottovalutarne i rischi. Si è chiesta l’istituzione di un numero verde che copra l’arco delle 24 ore, composto da professionisti in grado di dare assistenza a chi si trova in situazioni di difficoltà. Per il sollecito avvio di tale programma, è stata proposta la destinazione di un’adeguata quota dei fondi rappresentati dalle vincite non riscosse e di pari contributo da parte dei gestori di attività di gioco, ridistribuito in misura proporzionale al mercato nazionale di gioco rappresentato dai diversi gestori.
È stata auspicata una riflessione sulla destinazione dei fondi ricavati dalle attività di gioco e per le quali si suggeriscono finalità sociali e di ricerca su progetti d’eccellenza. Infine – si è convenuto – è necessario porre l’attenzione sul fenomeno dell’azzardo che richiede urgenti norme per contenerne i potenziali di rischio.