Chiuso nella morsa dei Casino’

Cosi’ rischia di diventare il Friuli Venezia Giulia se il progetto di costruzione a Nuova Goriza del casino’ piu’ grande d’Europa sara’ realizzato.

A dirlo sono Adriano Valvasori, president dell’Agita di Campoformido, l’associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie, e Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta promotore dei gruppi di terapia di Campoformido, principale punto di riferimento a livello italiano su queste problematiche.

”Abbiamo un’offerta di gioco d’azzardo in continua crescita – affermano Valvasori e De Luca – a fronte di misure di contenimento della dipendenza da questo fenomeno praticamente nulle. Quindi, aprire il piu’ grande casino’ d’Europa ai confine con l’Italia – come rischia di avvenire in Slovenia – ma anche continuare ad immettere sempre nuovi giochi d’azzardo – come avviene in Italia con slot machine e web casino’ – significa spingere in una morsa mortale gli abitanti del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto, con Danni economici, psicologici, familiari e sociali che gia’ scontiamo e che scontreremo ora ancora di piu’ Ormai in Italia con il gioco d’azzardo si viaggia intorno ai 40 milioni di euro di fatturato annui. Siamo fuori qualsiasi soglia di sicurezza”.

Questo allarme e’ stato sollevato anche in occasione del second convegno nazionale sull’azzardo promosso dall’Agita, dale Caritas diocesane del Friuli-Venezia Giulia, dalla Consulta nazionale delle Fondazioni antiusura e svoltosi il 14 ottobre a Campoformido.

A sottolineare la gravita’ della situazine, nel corso del convegno, e’ stato, tra gli altri, Maurizio Fiasco, president della Consulta delle fondazioni antiusura. “Nell’arco di poco piu’di un decennio – afferma Fiasco – si sono avuti due cambiamenti delle politiche pubbliche> dalla meta’ degli anni ’90 l’azzardo, da monopolio che lo Stato deteneva per limitare il gioco, e’ divenuto una leva fiscal per ripianare il debito pubblico. Con il 2003 scopo del monopolio di Stato dell’azzardo – divenuto nel frattempo amministrazione autonoma – e’ diventato addirittura “promuovere l’industria del gioco”. Cio’ ha portato ad un aumento del 25-30% del volume di spesa per il gioco, oltre a diminuire pure gli introiti fiscali dello Stato, dal momento che per favorire il business si e’ dovuto lasciare ai private maggior margine di guadagno”.

Di qui l’invito che dal convegno e’ stato lanciato alle autorita’ goernative al fine di riconoscere I potenziali di rischio collegato al gioco, a realizzare una rete di referenti in ambito istituzionale, private sociale e libero professionale.