I tanti nodi cui sono intrecciati la storia e il destino dei Monopoli di Stato stanno arrivando al pettine. Nel giro di un paio di mesi il sostituto procuratore della Corte dei conti, Marco Smiroldo, intende depositare gli atti presso la sezione giurisdizionale del Lazio per chiedere il giudizio, davanti alla magistratura contabile, dei vertici dell'amministrazione autonoma e di dieci concessionari che gestiscono il nuovo business delle slot machine (e sui quali i Monopoli cercano di rivalersi).
Entro novembre i sostituti procuratori della Procura di Roma, Giancarlo Amato e Maria Cristina Palaia, dovrebbero chiudere il filone d'indagine (nato da una costola dell'inchiesta di Potenza di John Woodcock) che ha visto coinvolti alcuni dirigenti dei Monopoli, tra cui il direttore generale Giorgio Tino, con l'ipotesi di reato di corruzione, oltre al quale si sta valutando se contestare anche il falso per la retrodatazione di alcune autorizzazioni per le macchinette dei videogiochi.
Tra fine ottobre e inizio novembre, infine, il ministero per l'Economia indirà una gara internazionale per selezionare un advisor chiamato a ridisegnare la nuova Agenzia dei giochi, in cui dovranno essere trasformati i Monopoli (nel rispetto di quanto prevede il decreto legge 159/2007) entro marzo 2008. A gennaio, comunque si concludano le vicende giudiziarie e sempre che la Finanziaria sia convertita in legge, sarà nominato il nuovo vertice dell'Agenzia dei giochi, alla cui guida le indiscrezioni accreditano â?? seppure l'entourage dell'interessato smentisca â?? la candidatura di Giovanni Sernicola, capo della segreteria particolare di Vincenzo Visco, se non altro perché dalla fine degli anni 90 è artefice del riordino e della modernizzazione del settore lotterie e giochi, che con il Governo Berlusconi sono diventati il core business (nel senso che ne gestisce tutte le concessioni) dei Monopoli.
Alla decisione della riforma si arriva dopo un anno e mezzo di bufera che ha investito l'azienda autonoma di piazza Mastai a Roma. Lo spaccato che stava emergendo nella primavera 2006 dall'inchiesta di Potenza â?? con intercettazioni telefoniche che indicavano Tino e altri dirigenti al centro di un episodio di mazzette per sbloccare l'autorizzazione a videogiochi, tutte ipotesi di reato che oggi però si stanno progressivamente ridimensionando â?? ha convinto il nuovo Governo a istituire una commissione d'inchiesta ministeriale. La guida della commissione viene affidata dal viceministro Vincenzo Visco al sottosegretario Alfiero Grandi, i cui rapporti con Tino (chiamato alla guida dei Monopoli nel 2002 da Giulio Tremonti) non sono mai stati idilliaci. Il rapporto della commissione, consegnato nel marzo 2007, denuncerà disfunzioni e storture nella gestione del business delle slot machine fino a episodi d'infiltrazione della criminalità organizzata (anche in alcuni concessionari, sui quali oggi indaga anche la direzione antimafia della Procura di Roma) cresciuti all'ombra della legalizzazione dei giochi con vincita di denaro, decisa nel 2002 dal Governo Berlusconi attraverso una modifica dell'articolo 110 del testo unico di pubblica sicurezza. Fino ad allora il mercato dei videopoker, stimato nel 2002 in circa 20 miliardi di euro, era controllato dalla criminalità e non dava alcun gettito per lo Stato.
La gestione Tino finisce nell'occhio del ciclone. Nonostante che il contratto consentisse il non rinnovo entro i primi tre mesi dall'insediamento del nuovo Governo e che il dirigente avesse messo a disposizione il suo mandato, Visco lo conferma al suo posto. Oggi i collaboratori del sottosegretario sostengono che non si poteva fare altrimenti: oltre al presunto scandalo sulle slot machine, c'erano da gestire quattro procedure d'infrazione aperte da Bruxelles, per le proroghe decise durante il precedente Esecutivo, in particolare sulle concessioni per le scommesse ippiche e sulla concessione per l'Enalotto affidata a Sisal. Nel frattempo, sul lavoro della commissione Grandi s'innesta un'indagine della Corte dei conti. La Guardia di Finanza che contrasta le contraffazioni telematiche, cui Smiroldo delega gli accertamenti, si concentra sulle penali che i Monopoli avrebbero dovuto applicare a fronte degli inadempimenti dei concessionari (10 in tutto, selezionati con gara europea nel 2004) rispetto agli impegni previsti dalle convenzioni stipulate con l'azienda. Il compito dei concessionari (tra cui anche Sisal e Lottomatica) è quello di garantire la connessione telefonica delle macchinette al terminale della Sogei: le slot hanno un contatore che memorizza le giocate e su quelle va calcolata la tassa (si chiama Preu) pari al 13,5% (oggi il 12%) del loro importo.
Quando, a inizio 2004, era stata scritta la convenzione â?? che non ha precedenti in Europa â?? i Monopoli e la Sogei avevano previsto penali salate e adempimenti serrati a fronte di un'impresa che da lì a qualche mese si rivela titanica. Si trattava di collegare - attraverso linee telefoniche - nel giro di pochi mesi 100mila slot autorizzate sparse in tutta Italia (oggi sono circa 220mila), dotate di sistemi informatici diversi, di cui alcuni si riveleranno "taroccabili" e tali da cancellare la memoria delle giocate quando viene riattivato il collegamento. Nemmeno Las Vegas ha osato tanto e si è fermata a 60mila slot, e tutte concentrate in una stessa città.
La macchina pensata dal legislatore non funziona: i concessionari non ce la fanno a rispettare gli impegni e il 1° novembre 2004, quando devono partire i collegamenti ad almeno 5mila slot, non ne risulta attivo nessuno. L'errore di Tino, soprannominato Rambo per il suo decisionismo sin da quando era alle Dogane (al suo attivo ha la brillante gestione del lancio del modello 730), è stato forse quello di non aver alzato allora bandiera bianca. E di voler andare avanti cercando di avviare il sistema senza soffocare i concessionari.
La Corte dei conti ha quantificato sommariamente nei mesi scorsi in 98 miliardi gli ammanchi per lo Stato derivanti dalla mancata applicazione delle penali, ma la cifra potrebbe salire perché in questi giorni la Guardia di Finanza ha chiesto alla Sogei di fornirei i dati disaggregati relativi alle singole slot per calcolare nel dettaglio la dinamica dei mancati collegamenti. Su questo filone dell'indagine amministrativa, però, dubbi sono espressi in ambienti del ministero per i quali, secondo la giurisprudenza, i termini per gli adempimenti non sono mai imperativi ma ordinatori, quando non tassativi. Senza contare che quasi 100 miliardi di euro sono praticamente inesigibili da parte di un settore che fattura 150 milioni all'anno (seppure si calcola che altrettanto venga fatturato "in nero").
C'è un altro filone d'indagine che, secondo gli stessi ambienti, potrebbe rivelarsi invece più sostenibile e sul quale indaga il Nucleo Tributario delle Fiamme Gialle. Riguarda le modalità di pagamento del Preu. Mentre i collegamenti delle slot cominciano a partire, dal 2004 viene applicato alle slot un prelievo forfettario, stabilito da Tino con un decreto direttoriale a metà 2004: si paga un forfait sulla media delle giocate, salvo poi versare un conguaglio quando si riesce a far partire il collegamento. La commissione Grandi contesta ai Monopoli di aver forzato l'interpretazione della legge (che prevedeva una forma di acconto solo per il 2004) introducendo quel forfait (che è stato poi "sanato" con la Finanziaria 2007). E ancora: le dilazioni nei pagamenti permesse ai concessionari che hanno cumulato ritardi nelle entrate per 300 milioni, secondo la commissione, 140 milioni secondo i Monopoli. Sta di fatto, però, che nonostante i dubbi sulla gestione Tino, nelle casse dello Stato sono arrivati 4,6 miliardi di nuovo gettito in tre anni solo per le slot.
A fine 2007 le entrate attese sono stimate in 2,16 miliardi. Un tesoretto al quale Visco, seppure contrario a legalizzare le slot e propositore nel 2000 di una norma poi disapplicata per abolire i Monopoli, oggi non intende più rinunciare. Per cui saranno corrette alcune "storture": entro gennaio sarà applicata una nuova convenzione. Mentre in Finanziaria potrebbero passare nuove norme per definire meglio il concetto di «intrattenimento e abilità» con cui sono state legalizzate le slot e la cui ambiguità è alla base del sequestro di 100mila macchinette disposto in queste settimane dalla procura di Venezia. E poi si ripartirà di nuovo, avanti tutta. Secondo di una serie di articoli
Il primo, sulla gestione dell'Aci, è stato pubblicato domenica scorsa 21 ottobre

IL TABACCO
12,5 miliardi Euro
Le entrate erariali nel 2006 per il settore tabacchi di cui il 9,7 da Iva e il 2,8 da accisa. Il business complessivo ammonta a 16,7 miliardi (compresa la quota fornitore di 2,6 miliardi e l'aggio di 1,6)

11,5 miliardi Euro
Le entrate erariali nel 2005 per il settore tabacchi di cui 8,9 da Iva e 2,6 da accisa. Il business complessivo ammonta a 15,4 miliardi (compresa la quota fornitore di 2,4 miliardi e l'aggio di 1,5 miliardi)