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Il Mattino
14 novembre 2007
Così i boss si dividono i proventi delle slot machine
di Claudio De Salvo
Alla Dia hanno provato a fare i conti, sulla base delle esperienze investigative fin qui maturate. Eludere il sistema di controllo previsto dalla legge sulle macchinette slot machine significa guadagnare fior di soldi. I dati emersi a proposito della ditta Cappetta, in precedenti indagini hanno portato a questo giro di affari con guadagni per la crimianlità organizzat. Al solo Giuseppe D’Agostino veniva garantita una quota di 500 euro a settimana; altra quota per Antonio D’Agostino; a Pierpaolo Capri, quando era vivente, fu consegnata una sonmma, tra giugno 2004 e marzo 2005, di circa 25 mila euro. Altre quote furono poi divise tra Roberto Cappetta, Fabio Palumbo e Pasquale Sapere oltre che a Rosario Monetti. «Se si guarda a questi dati - scrivono gli investigatori della Dia - ci si rende conto della dimensione dell’affare tenendo anche conto che la ditta Cappetta, per affermazione dei suoi stessi titolari, ha perso il confronto con la ditta di Aniello Viviano». È proprio quest’ultimo, grazie alle macchinette - secondo gli accertamenti delgi investigatori - ad uscire da un periodo economico piuttosto grigio per iniziare quello degli investimenti. A partire dal ristorante nei pressi della futura citatdella giudiziaria. La società fu costituita nel corso del 2004, ma si è di fatto realizzata nal giugno 2006 «usufruendo - scrivono gli inquirenti - di risorse finanziarie di illecita natura e costruendo uno degli strumenti commerciali per giustificare le risorse economiche acquisite dalla famiglia Viviano» proprio con il noleggio dei videogiochi. Furono le indagini sul clan Faggioli-Ubbidiente, ormai in disarmo, a far capire l’entità del giro di affari delle slot machine. Ben presto l’affare delle slot machine diventa motivo di scontro con il gruppo Capri-D’Agostino. Aniello Viviano, riocostruiscono gli investigatori, era ancora in attesa del giudizio per il 416bis che già pensò si mettere al riparo i beni. In un primo momento Aniello Viviano fece ricorso alla persona di Massimiliano De Santis che per conto dello stesso Viviano effettuò l’acquisto di nuovi apparecchi investendo disponibilità sicuramente riconducibili a Viviano. nel giugno 2006, dopo la scarcerazione di Alessandro Viviano e nel timore dlela condanna nei confronti del padre. Gianluca e Giuseppe costituirono al Filigrana srl assumendo personalmente la titolarità dlela getione del noleggio dei videogiochi. C’era comunque da investire danaro, anche pagando fitti commerciali senza aprire le attività. I locali del ristorante di via Caterina furono fittati conun contratto nel ’99, poi rinnvoato nel 2004 e per sei anni. Canone annuo di 25 mila euro
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