Campoformido (Udine)
   Arnaldo è un giocatore virtuale,uno dei tanti,sempre di più,che si è cliccato la vita e che,sulla nuova frontiera dell’azzardo on line,ha lasciato un pezzo d’esistenza. Trentacinque anni,operaio specializzato,guadagna 1100 euro al mese e abita ancora con i genitori in un paese della provincia di Udine. In cinque anni ha perso più di centomila euro,tutto quello che aveva risparmiato e tutto quello che aveva guadagnato; ha trentacinquemila euro di debiti,con banche e finanziarie  e altri tredicimila li deve restituire alla sua ex fidanzata. Ma,soprattutto,ha bruciato speranze e illusioni. Mara,da undici anni il suo grande amore,l’ha piantato in asso quando ha scoperto che il bravo ragazzo che le stava accanto era un tossico del gioco,e che aveva immolato sul tavolo verde virtuale la fiducia reciproca e i loro progetti comuni. Trovata la casa dei loro sogni,una villetta a schiera con giardinetto e posto macchina,versato l’anticipo  (dall’ignara Mara),la banca non ha voluto concedere il mutuo ad Arnaldo,indebitato fino al collo,e il lavoro di lei,operatrice in un call center,non è bastato a garantirlo. Risultato,la coppia è scoppiata.
   “In pocheore mi è esplosa la vita: Mara mi ha lasciato,e io ho chiuso il computer,l’ho sigillato e ho detto basta”. Arnaldo è l’ennesima vittima del grande business del gioco on line,una fetta rilevante di quei quaranta miliardi di euro (ottantamila miliardi delle vecchie lire) che costituiscono ormai il fatturato del solo gioco d’azzardo legale nel nostro paese. Una cifra che lievita ulteriormente se si conta il giro delle bische e delle scommesse clandestine e che s’accompagna al fenomeno del riciclaggio del danaro sporco.
   Per uscire dall’ossessione che gli ha rovinato la vita Arnaldo ha chiesto aiuto al Centro di recupero per i giocatori d’azzardo e le loro famiglie di Campoformido che da anni si occupa del recupero dei giocatori compulsivi. Lui è il primo caso di giocatore virtuale in terapia. Un passaggio obbligato per liberarsi da una dipendenza che non ha sostanza,ma che rende lo stesso tossici. E che,nel caso del gioco on line,non presume neanche riti tangibili come quelli del casinò,dei videopoker o delle fiches. Ma trascina nel virtuale assoluto,mischiando chat in odore di falsa socialità con le scommesse e dove si paga (spesso) con carta di credito e s’incassa (molto raramente) via bonifico. “Una forma d’azzardo in grande ascesa,apparentemente asettica,che invece comporta gravi danni,fisici e psicologici. E che isola dal resto del mondo”, avverte Rolando De Luca psicoterapeuta e responsabile del Centro , “il giocatore on line tende ad aumentare progressivamente il tempo trascorso davanti al computer e ad isolarsi sempre di più da amici e familiari”. Come fosse in una seconda vita.
   La sua second life, Arnaldo la inizia nel 2002.”Era un sabato pomeriggio,guardavo una partita di calcio in tv; passò una pubblicità che invitava a scommettere sul risultato. Mi sono incuriosito e sono passato su internet; fino ad allora avevo giocato solo un paio di volte in borsa,poca roba. Da allora,invece,attraverso le scommesse,nel giro di tre,quattro mesi,sono passato a giocare a poker,on line s’intende. All’inizio ho vinto,sei,forse settecento euro,una somma enorme per me. Ero galvanizzato,mi sentivo abile,un campione di giochi sapienti. Non mi sembrava azzardo”.
   Sono le chat,soprattutto,la possibilità di comunicare via computer con gli altri giocatori di poker ad attrarre Arnaldo. Lui è un tipo chiuso,non lega granchè con i colleghi. E amici ne ha pochi. Dati i turni,il suo tempo libero non coincide sempre con quello di Mara. E, “nell’autostrada virtuale che porta l’azzardo in casa”, trova la sua dose di gratificazione e di adrenalina.
   “Giocavo a poker,chattavo e mi sembrava di essere in una comunità. Mi sentivo bene. Scommettevo nel sito da mezzo dollaro,massimo uno. In due,tre ore perdevo in media cinquanta dollari. Non di più. Ma giocavo sei giorni su sette presto ho esaurito tutti i miei risparmi. Volevo rifarmi,ho aumentato il numero delle ore davanti al computer. Lo accendevo appena tornato a casa dal turno di lavoro. Facevo la doccia e subito dopo mi mettevo davanti al computer. Mi faceva sentire meno solo e ci rimanevo anche sette ore di seguito. Ma perdevo,sempre di più. A colpi,ormai,di cento euro al giorno. Un’enormità per uno come me”.
   Arnaldo chiede un primo prestito in banca,settemila euro. Ha uno stipendio fisso e glielo concedono. Da restituire in tre anni. I soldi vanno in fumo,anzi on line,in pochi mesi,insieme alla sua paga. Nel 2004 viene promosso operaio specializzato e guadagna qualcosa in più. E’ sempre convinto di potersi controllare e di poter gestire quello che fa e chiede un altro prestito a un’altra banca,estingue quello precedente e usa il resto per giocare. E perde ancora.
   Il poco che vince,quando accade,è il suo ossigeno per continuare. E si pavoneggia con Mara,inventa di aver guadagnato in borsa. Ostenta la sua abilità,si sente risarcito. Lei è contenta,pensa che i risparmi del suo ragazzo siano al sicuro e che anzi si incrementino. Lo esorta comunque a smettere,a pensare al loro futuro,ma lui la rassicura: è tutto sotto controllo,dice di giocare solo ogni tanto, e lei ci crede.
   “Volevo riuscire in qualcosa,eccellere in qualcosa. Mi sembrava che il computer mi potesse aiutare. Mi regalava carica ed emozioni. Lavoro da quando avevo quindici anni,dalla fine della scuola dell’obbligo. Volevo mettere a frutto una certa mia abilità per realizzare me stesso,i miei progetti. Invece mi perdevo”.
   Nel 2005 Mara è stanca di aspettare. Gli anni passano,si vuole sposare,vuole vivere con Arnaldo. Ha un po’ di soldi da parte e crede che anche il suo ragazzo abbia dei risparmi. Del resto è quello che Arnaldo le racconta. Cercano un appartamento; conti alla mano,sono in grado di dare un anticipo. E,avendo un lavoro,anche di ottenere un mutuo. In poco più di un anno vanno a vedere una ventina di case,Arnaldo trova sempre qualcosa che non va; il giardino che non c’è,il posto macchina inadeguato.
   “Io giocavo,sempre di più e perdevo sempre di più. Ho chiesto un altro prestito in banca,poi a una finanziaria,anche se gli interessi sfioravano il 13%. I miei genitori mi vedevano sempre incollato al computer,ma non sapevano. E io non dicevo. O mentivo”.
   Arnaldo mente a Mara,mente ai suoi genitori. E sta male. Ma va avanti,nella speranza di rifarsi. “Ogni volta pensavo,questa la vinco. Sapevo che non avrebbe risolto,ma ci volevo credere”. Non chiede soldi,né alla sua ragazza,né alla famiglia,né agli amici. E’ prudente; raggiunto a casa da una finanziaria che gli offre l’ennesimo prestito,declina l’invito e si rivolge ad un altro indirizzo,di Bologna,ben lontano da casa sua. E chiede sedicimila euro. Tampona il prestito precedente,lascia il resto on line e torna a cercare rimedi,mentre gli interessi lievitano.
   Si sente protetto dal computer. “Sei solo tu a saperlo” gli confida. Gli parla come fosse un amico. Usa la carta di credito e paga. “Mi sembrava un compagno affidabile. Invece,mi procurava lesioni invisibili,ma gravissime”:
   Ad agosto tutto precipita: “Avevamo finalmente trovato la casa ideale e io non sapevo come fare. Ho chiesto aiuto ai miei familiari,Mara ha versato tredicimila euro di caparra e io ho pagato duemila euro all’agenzia. Eravamo d’accordo che avrei pagato il notaio in sede di rogito. Non avevo un soldo, ma speravo,o magari li avrei ancora chiesti in prestito”. Prima di ferragosto,la mazzata. La banca parla con Mara che si sta dando da fare per la pratica di mutuo e comunica che,in mancanza di un garante,non lo può concedere. Ai controlli è emerso che Arnaldo è indebitato. Troppo. Mara lo accusa di averle mentito; gli ripete che non si fida più di lui e che si sente tradita. Il matrimonio salta,la casa pure e lei non lo vuole più vedere. Dovrà restituirle i soldi della caparra.
   Arnaldo ha trovato la forza di chiedere aiuto. Vuole riprendersi la sua prima vita. Quella vera.

Il gioco d’azzardo

700mila i giocatori d’azzardo impulsivi in Italia – il 3% dei giocatori
- Giochi tradizionali on line.
   Lotto via telefono e via internet
   Scommesse con connessione interattiva della televisione
   (via digitale terrestre/satellite/cavo)
   gratta e vinci su piattaforma virtuale e via internet
   Bingo interconnesso e on line

-Nuovi giochi: (introdotti con il decreto Bersani 2007)
   Scommesse dirette (su piattaforme telematiche) tra giocatori partecipanti a vari eventi
   Poker,black jack e altri giochi (via internet)
   Puntate su casinò virtuali con flussi di denaro controllati e registrati

IL BUSINESS DEL GIOCO ON LINE PUBBLICO

In Italia:  4 mld di euro spesi nei vari punti di raccolta (previsione 2007)
                                                                                 16.300 i punti di raccolta
          nuovi giochi                                                                                                                giochi tradizionali
          9.500 corner per il gioco su corse ippiche                                                                4.400 corner per giochi su eventi sportivi
          500 negozi                                                                                                                      1.900 negozi
Stima giochi on line ufficiali (2006-2007)
32% le scommesse su eventi sportivi (in totale,tra internet,cellulare,tv satellitare e digitale) pari a 1,760 mld di euro

Nel mondo: 15 mld di euro in totale, di cui
Scommesse su eventi sportivi               35,8%
Casinò virtuali                                          25,1%
Poker via internet                                     20,3%
Lotterie                                                      35,8%

 

L’esperto

POKER, SLOT E SCOMMESSE ORA IL CASINO’ E’ DENTRO CASA

Maurizio Fiasco
   Con la finanziaria del 2007 salta l’ultimo muro di inibizione al business dell’azzardo: lo Stato decide di dare in outsourcing il gioco on line. I Monopoli controllano i flussi di cassa,minuto per minuto,e gli italiani possono scommettere come vogliono,da dove vogliono,con chi vogliono. Lasciamo stare la questione se poi lo Stato riesce a contabilizzare input e output. Con le slot machine,ad esempio,le Fiamme Gialle hanno documentato che ci ha perso 30 miliardi di euro,in 24 mesi: 130 mila macchinette giravano  manomesse o non collegate a Piazza Mastai,sede dell’Aams (i Monopoli di Stato).
   Ma adesso il casinò,la sala gioco e anche la bisca (legalizzata) entra in casa. Non occorre indossare lo smoking,curare il proprio aspetto in pubblico,rispettare l’etichetta per avvicinarsi alla roulette. Invece di scendere negli scantinati umidi o di entrare,presentati dal compare,in uno dei tanti appartamenti semiclandestini,si può passare direttamente dal letto alla consolle o al personal computer.
   Con le nuove frontiere della sala-gioco in casa si prevede il superamento del record 2007 della spesa per i giochi pubblici d’azzardo,che è stata di oltre 40 miliardi di euro. Obiettivo,per il 2008,è di oltre 50 miliardi di euro. Il ricavato dell’on line di quest’anno – appena 1760 milioni – è infatti misera cosa,visto il boom che si prevede con le forme domestiche e “in remoto” che decolleranno fra poco.
   Un tempo si pensava che l’euforia del gioco “sociale”,della scommessa in compagnia, incentivasse la spirale dei rilanci. Gli esperti,cioè i migliori talenti delle scienze del comportamento e della percezione,hanno convinto i Monopoli di Stato che renderanno incredibilmente di più le forme solitarie e onanistiche dell’azzardo in pantofole e vestaglia. Fino a dieci anni fa c’era un tempo e un luogo per giocare. L’appuntamento con il lotto,il totocalcio,le corse all’ippodromo e le lotterie scandivano la settimana. E permettevano di coltivare i significati simbolici dell’attesa della vincita provvidenziale. Per chi non si accontentava,c’era (ma c’è ancora) l’alternativa della bisca clandestina,della serata di poker tra amici e conoscenti dell’ultim’ora,dell’accordo con l’allibratore di quartiere.
   Tutto è cambiato dalla metà degli anni novanta. Dalle quattro occasioni canoniche – lotto,totocalcio,totip (di recente soppresso),lotterie nazionali – si è arrivati a una dozzina di eventi settimanali,a una ventina di “opportunità” quotidiane,a 50mila sale-negozi-corner per scommettere, a 230mila slot machine, a 250 sale bingo ecc.ecc. Di là dei richiami della costosa pubblicità appaltata dai Monopoli di Stato (oltre 20 milioni di euro) della magia,del rito e della funzione “compensatoria” del gioco d’azzardo non resta praticamente niente.
   (L’autore,esperto della Consulta nazionale antiusura,insegna sociologia alla Scuola superiore di polizia)