Messaggero Veneto
30 dicembre 2007
Benché la compravendita sia proibita per legge, si moltiplicano le chiamate all’associazione da parte di persone che sperano di risolvere così i propri problemi economici
Disperati e senza soldi: "Pronti a vendere organi"
Drammatiche richieste all’Ado
di Paola Lenarduzzi
“A.A.A. rene vendesi”. Non è uno scherzo di orribile gusto,ma quello che qualcuno,evidentemente spinto dalla disperazione considera l’ultima via d’uscita. Di messaggi più o meno di questo tenore ne sono giunti quattro nell’ultimo mese al telefono dell’Ado,l’associazione donatori organi che ha sede in via Diaz.
Una proposta drammatica,la cui risposta non può che essere no,considerato che la legge proibisce la compravendita di organi e,tra i viventi,,ne consente esclusivamente la libera donazione,per esempio di rene o porzioni di fegato,tra congiunti. Non senza delicati risvolti medico-legali ed etici.
Ma al di là del profilo legale che troncherebbe sul nascere ogni discorso,resta lo sconcerto di fronte a un gesto così estremo pensato come unica soluzione per uscire da problemi economici assillanti. Lo confermano all’Ado Fvg,associazione presieduta a livello provinciale da Claudio Pittin,mentre la referente regionale è Gloria Aita.
In questi giorni di feste in cui il contatto con la sede è possibile unicamente attraverso segreteria telefonica,gli operatori hanno raccolto la registrazione disperata di una donna friulana che sosteneva di aver bussato a tutte le porte e che non le rimaneva altro da fare che vendere un rene. La signora è stata contattata e le è stato spiegato che la cosa non è assolutamente possibile,con l’invito a rivolgersi a istituzioni in grado di prendersi in carico i suoi angoscianti problemi.
Ma questa è soltanto l’ultima in ordine di tempo tra le richieste arrivate,contatti ricevuti da cittadini anche in forma non anonima,persone diverse,ma accomunate dall’assillo per la propria situazione esistenziale. Qualche settimana prima,altre due richieste di informazioni e aiuto erano giunte all’Ado,da parte di uomini. Entrambi alla ricerca di acquirenti per i propri organi. Ancora più drammatico se possibile,un altro caso pervenuto all’associazione via e-mail,in cui un cittadino,sottolineando di trovarsi assolutamente senza alternativa a causa del fallimento della propria azienda,si rendeva disponibile a vendere “rene,midollo osseo e parte del fegato”.Così,sosteneva nel messaggio, “col mio gesto posso dare la vita a tre persone”.
Qualche tempo addietro,ricordano all’Ado,una persona si era presentata direttamente in sede dichiarando la propria disponibilità a cedere un proprio rene. “E’ probabilmente la punta dell’iceberg di un disagio diffuso – osserva la presidente Aita -, se uno arriva a volersi privare di un proprio organo per risolvere i problemi,la situazione è grave e meriterebbe una riflessione”.
E’ indubbio che la scarsa conoscenza della legge giochi la sua parte,così come è innegabile che queste “offerte” siano favorite da una situazione di forte sbilanciamento tra domanda ed offerta,che vede in continuo aumento i malati in lista d’attesa di un nuovo organo,oltre 9mila in Italia. Le situazioni di disperazione di singoli e famiglie,acuitesi in questi tempi,fanno il resto.
IL PRESIDENTE
“Si tratta di disoccupati falliti o vittime del gioco”Presidente Claudio Pittin,come spiega l’intensificarsi di contatti con la vostra associazione, l’Ado, di persone che vorrebbero vendere un proprio organo?
“La concomitanza di questo tipo di richieste ci sta allarmando e ci preoccupa seriamente. La concentrazione in questo periodo di festa potrebbe essere casuale,ma è più probabile che coincida con un acuirsi dell’oggettiva difficoltà economica del vivere quotidiano. E’ evidente che se non fossero oppresse da gravi necessità,queste persone non lo farebbero,paradossalmente per risolvere il problema di un altro cittadino bisognoso,ovvero chi è in attesa di trapianto”.
Quali le motivazioni che queste persone adducono per un gesto così forte?
“Perdite al gioco,la mancanza di un componente familiare titolare di reddito,fallimenti,l’improvvisa impossibilità di far fronte alle normali esigenze della famiglia”.
E qual è la risposta dell’Ado a queste richieste?
“Precisato che dobbiamo ribadire con fermezza come la legge italiana vieti la compravendita di organi umani,prevedendo la reclusione per i trasgressori,l’Ado non può che indirizzare quei cittadini alle istituzioni o ai punti di ascolto esistenti sul territorio. In alcuni casi abbiamo anche suggerito loro di rivolgersi agli psicologi dell’Ado. Noi capiamo le loro difficoltà,ma non possiamo fare niente”.
E’ chiaro che queste offerte non avrebbero alcun senso se non ci fossero liste d’attesa sempre più lunghe.
“Tocchiamo un tasto dolentissimo: in Italia sono 9.000 i malati che aspettano un organo per trapianto. Il tempo è troppo lungo i donatori troppo pochi”.
Come può un’associazione di donatori favorire una maggiore disponibilità alla donazione?
“Noi pensiamo si tratti soprattutto di un processo culturale che si manifesta nell’informazione non ancora esauriente. Per questo motivo la nostra scelta è quella di affrontare il tema del dono attraverso pubblici interventi con esperti nei vari campi della problematica privilegiando il dibattito e il confronto nella speranza di convincere che la donazione dev’essere libera,informata,consapevole e gratuita”.(p.l.)