Sul finire degli anni Novanta, la Consulta Nazionale Antiusura ha rilevato l’emergere di un problema nuovo e grave per le famiglie: la crescente spesa – e conseguente debito di uno o più congiunti – per gioco d’azzardo, sia illegale e sia legale.

Da allora il “problema” è divenuto “emergenza”, anche e soprattutto per le scelte governative adottate nell’arco di almeno quindici anni.

I numeri, nella loro crudezza, mettono in evidenza una questione etica ed insieme una forte disfunzione sociale, economica e di equità delle decisioni pubbliche. Dietro i numeri, infatti, vi sono circa 15 milioni di famiglie italiane, ciascuna delle quali versa in media oltre 2.500 euro alle casse della gestione del gioco d’azzardo pubblico. Molte di esse sono famiglie povere, in difficoltà di bilancio e in sofferenza, con risvolti nei rapporti intrafamiliari e nell’educazione dei figli.

I numeri, appunto. Nell’anno 1993 sono stati ricavati, sempre dalle famiglie, 6,7 miliardi di euro per consumo d’azzardo. Il valore è rapportato ai prezzi reali dell’anno 2007, per far comprendere la portata della cifra. Nel 2007 l’importo ha raggiunto la cifra incredibile di 42,2 miliardi di euro. Per l’anno in corso, il 2008, il business plan adottato dai Monopoli di Stato si propone di raggiungere l’obiettivo di ben 50 miliardi, sempre di euro.

Consideriamo che il bilancio annuale della Pubblica Istruzione è oggi di circa 30 miliardi di euro, e si comprenderanno le distorsioni di tale spesa per azzardo pubblico e di Stato.

La Consulta Nazionale Antiusura ha rilevato gli effetti di tale crescente andamento: l’illegalità si nasconde nella legalità perché gli usurai finanziano i giocatori d’azzardo anche ed in misura crescente dei giochi pubblici, oltre ad aver occupato – come risulta da inchieste giudiziarie in corso a Venezia, Bari, Napoli, Palermo – anche postazioni “formalmente” legali di gestione dell’azzardo.

La novità dell’azzardo on line – ammesso in alcune forme dai Monopoli di Stato – accresce ulteriormente le preoccupazioni della Consulta.

È quindi urgente rivolgere la domanda ai candidati alla guida del Governo – nell’imminenza del rinnovo delle Camere – su cosa intendano fare – sempre che ammettano la gravità del problema indicato dalla Consulta – per porre fine a tale andamento e quindi progressivamente ridurre l’induzione delle famiglie all’alea, tutelando tutte le figure del nucleo famigliare: i minorenni, gli anziani, i capifamiglia, le donne.

La necessità di un esplicito riscontro è motivata anche dalla circostanza che nei programmi già presentati, su quanto ci è stato dato di conoscere – anche attraverso i mass-media – nulla è detto sull’argomento.


IL SEGRETARIO NAZIONALE
Mons Alberto D’Urso

IL PRESIDENTE
P. Massimo Rastrelli


N.B.: questa lettera è stata inviata in pari data a tutti i candidati Premier alle Elezioni Politiche 2008.