UDINE. "Il Bingo? Un casinò di quartiere". Lo definisce proprio così Rolando De Luca, psicoterapeuta friulano, che da anni combatte la dipendenza dall'azzardo. Una terapia, la sua, non individuale, bensì familiare. Ritiene, infatti, che il disagio, anche quello che provocherà il Bingo, coinvolga non il singolo soggetto, ma il nucleo in cui vive. Un problema dalle dimensioni molto vaste, perché, secondo i calcoli perfezionati in Friuli, le sole quattro sale che verrebbero aperte in provincia di Udine dovrebbero avere un giro d'affari annuo di almeno 40 miliardi, con una media di mille presenze al giorno.
In Friuli-Venezia Giulia gli stessi vescovi, a suo tempo, presero posizione contro l'iniziativa della Regione per l'apertura di casinò. Lei afferma che le sale di Bingo sono, in effetti, dei "casinò di quartiere". Perché?
Le sale saranno costruite intorno ai centri cittadini, in modo da coprire aree demografiche il più estese possibile. La definizione quindi di "casinò di quartiere" non vuole essere provocatoria, ma stigmatizzare il fatto che il Bingo è un vero e proprio gioco d'azzardo, molto più pericoloso dei casinò, non fosse altro perché sarà diffuso più capillarmente.
Non è quella semplice tombola come viene presentato?
Definire il Bingo una tombola significa lanciare ai futuri giocatori un messaggio molto rassicurante; richiamare alla mente serate trascorse in famiglia in modo allegro e divertente. Invece i giocatori di Bingo hanno a disposizione cartelle di quindici numeri e i numeri estratti compaiono direttamente su degli schermi appositi. Ogni partita, dalla distribuzione delle cartelle alla ripartizione dei premi, durerà al massimo 15 minuti per cui non ci sarà, visti i tempi limitatissimi, la possibilità per i giocatori di realizzare la frustrazione della perdita. La non vincita agirà come spinta all'intensificazione del gioco per cercare di raggiungere risultati migliori. Tuttavia noi sappiamo che proprio questo porterà verso una dipendenza sempre più distruttiva per chi gioca. È un'utopia pensare che il giocatore si fermi quindi ad una singola cartella. L'aumento delle cartelle giocate può essere paragonato alla necessità che ha il tossicodipendente o l'alcolista di aumentare le dosi o le bevute per ottenere l'effetto desiderato.
Quali sono i giocatori più a rischio?
Chi si rivolge al Bingo sono le donne di mezza età, casalinghe e pensionate, come dimostrano le indagini effettuate in Spagna, Gran Bretagna, Usa. L'inchiesta di "The Bingo Association" in Gran Bretagna evidenzia che il 70% dei giocatori abituali di Bingo sono signore di 50 anni. Comunque, attraverso le nuove tecnologie, si punta ad allargare la base sociale dei giocatori coinvolgendo persone che fino ad ora non ne erano particolarmente attratte.
Quando il gioco d'azzardo diventa dipendenza?
La nostra esperienza di sei anni con i gruppi di terapia per ex giocatori d'azzardo e le loro famiglie che portiamo avanti a Campoformido (Udine) ci dice che tutte le persone che si definiscono giocatori responsabili sono a rischio dipendenza. Sapremo solo alla fine chi diventerà effettivamente dipendente
Quindi, per non correre rischi?
L'unico consiglio è quello di non giocare. Purtroppo che ha questo problema è l'ultimo ad ammettere la dipendenza e, quindi, non ricorre ad una terapia. Per questo a noi chiedono aiuto i familiari che sono i primi ad entrare in terapia. Poi col tempo arriveranno anche i giocatori ad iniziare il lungo viaggio che condurrà non solo il giocatore ma tutta la famiglia fuori dalla dipendenza.
ll Bingo crea ricchezza?
Direi che la sposta dalle tasche delle casalinghe e dei pensionati a quelle dei gestori e dello Stato. Si può affermare che impoverisce le famiglie.
Ammetterà che fa venire meno il gioco illegale
Nulla di più assurdo. Le ricerche condotte dimostrano che più aumenta il gioco legale più cresce quello illegale. Paradossalmente aumentano di pari passo.
Come funziona
Milano. Trenta sale da gioco. Tante ne avranno Milano e Roma, le città in pole position per il Bingo. Seguono Napoli, con 22 e Torino, con 17. E in tutta Italia saranno 420. Nella ripartizione delle sale si è tenuto conto della popolazione residente e della propensione al gioco, già mostrata dagli abitanti nei confronti di Lotto ed Enalotto. Il gioco del Bingo è simile alla tombola, basato com'è sui tradizionali 90 numeri. Si gioca acquistando al prezzo base di tremila lire una cartella con 15 numeri distinti distribuiti su tre linee orizzontali e su nove colonne verticali. Vince chi fa «cinquina» o «bingo» cioè tombola (tutti e 15 i numeri della cartella estratti). Poco più della metà delle entrate derivanti dalla vendita delle cartelle (il 58%) sarà destinato ai premi da distribuire. Secondo i calcoli dei monopoli di stato, l'utile netto di ogni sala oscillerà tra gli 8 e i 9 miliardi di lire. Ci si basa sull'ipotesi di 300 posti per sala, con 64 estrazioni giornaliere e in media tre cartelle acquistate da ogni cliente, considerando i costi, il montepremi da mettere in gioco, il denaro destinato all'erario (il 20% delle entrate) e ai monopoli di stato (il 3,8%). Un mercato ghiotto, quindi, a cui ambiscono in molti. Il limite per la presentazione delle offerte nella gara di concessione del Bingo scade infatti lunedì e accanto a Lottomatica, Snai, Sisal e Poste compaiono, come concorrenti, i Benetton, il proprietario dell'agenzia di stampa Adnkronos, Pippo Marra e Vittorio Cecchi Gori, con la Cinebingo spa, costituita alla fine dello scorso anno. L'imprenditore fiorentino potrebbe sostituire i cinema con sale Bingo o affiancare il gioco alle altre attività delle multisale.