Non pensava che ai cavalli. Ha scommesso sulle corse per oltre 15 anni. Oggi di anni ne ha 31, ma ha perso amici, tre milioni di euro e la giovinezza. Solo negli ultimi mesi, finalmente, Lorenzo (lo chiameremo così) sta meglio, dice. Da quasi 18 mesi frequenta il Siipac, la Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive, un centro semiresidenziale di Bolzano. Una delle oltre 200 strutture rivolte alla cura delle dipendenze che negli ultimo dieci anni si sono attrezzate anche per aiutare chi è affetto da GAP, gioco d’azzardo patologico. Una malattia che gli addetti ai lavori stimano colpisca 700 mila persone in Italia, anche se cifre precise non ce ne sono. «Lo Stato si è ben guardato dal finanziare studi del genere», commenta Riccardo Zerbetto, presidente dell’Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio. Gli operatori del settore concordano anche su un altro dato: I drogati di azzardo sono in crescita. E sono unanimi anche nel decriptarne la causa: la moltiplicazione delle possibilità di gioco. «Negli ultimi anni quasi tutti i governi hanno introdotto nuove offerte », accusa Zerbetto. In pratica, c’erano una volta il casinò, la schedina e la bisca. Poi sono arrivate le sale scommesse e il bingo, le slot machine, con la Finanziaria del 2003, e due anni fa le scommesse on-line. L’offerta è poi lievitata col decreto Bersani: altri 16.300 punti di gioco messi in vendita. «Ammettere di essere dipendenti è un passo difficilissimo, per questo a presentarsi per primi chiedendo aiuto sono nella maggioranza dei casi i familiari», racconta Rolando De Luca, tra I pionieri nella cura della dipendenza da gioco nel nostro Paese. Nella sua struttura di Campoformido, provincia di Udine, dove ora sono in cura in 200, è centrale il recupero del dialogo in famiglia. «Ricostruire la coppia è essenziale perché l’azzardo porta i giocatori a essere ostili verso chi gli sta vicino», chiosa il dottor De Luca. Quando l’azzardo diventa l’unico imperativo interiore, tutto il resto perde drammaticamente peso: affetto, lavoro, cura di sé. «Io uscivo di casa per giorni di fila con la stessa maglietta, talvolta bucata, neanche ci facevo caso», confida Emanuele, ex drogato di videopoker. Per questo prendersi cura di sé, attraverso la meditazione, e di qualcosa, attraverso l’ergoterapia, è quello che re-insegnano a fare alla Orthos, sulle colline senesi. Lì i pazienti tra le altre cose si dedicano alla coltivazione di un orto. Per chi è toscano il recupero, che è intensivo e dura tre settimane, è gratuito: finanziato dalla Regione. Quasi un’eccezione, visto che i finanziamenti pubblici per la cura del GAP latitano. In Italia infatti i tossici non sono tutti guali. Di quelli “da gioco” lo Stato sembra non accorgersi un granché. «È dal 1980 che il gambling è stato riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un problema sociale, ma dopo 27 anni in Italia manca ancora una legge che recepisca quest’indicazione », sottolinea Zerbetto. Il gioco d’azzardo non è inserito nei L.E.A. (Livelli Essenziali di Assistenza), per cui le Asl non ricevono dei finanziamenti da destinare specificamente al trattamento del gioco d’azzardo patologico. Eppure, si sa, necessità fa virtù. E così a furia di vedersi arrivare giocatori e parenti che invocavano aiuto anche i Servizi per le Tossicodipendenze hanno cominciato a rimboccarsi le maniche. Tra i capofila c’è il Piemonte, dove su 22 SerT regionali 20 hanno ambulatori pronti ad accogliere i giocatori. Attualmente a essere in cura sono 300 in tutto. Ma Angelino Remo, coordinator del gruppo di lavoro piemontese sul GAP, non si accontenta: «Bisogna far emergere il sommerso e migliorare l’informazione sui servizi». L’impegno delle aziende sanitarie locali è ancora “a macchia di leopardo” però. Per fare un esempio, la Calabria ha solo quattro Asl in grado di accogliere i giocatori, benché gli studi dimostrino che la maggiore incidenza della patologia sia al sud. Ma che la tendenza generale sia comunque positive lo conferma anche Cesare Guerreschi del Siipac: «Negli ultimi anni ho formato 160 Sert sui 500 e passa presenti in Italia e la lista d’attesa per le cure è già piena fino al 2010».
Quando una persona affetta da GAP decide di farsi aiutare, spesso sta già affogando nei debiti. Contratti con parenti, banche e usurai. «Il 10% delle famiglie che si rivolgono alle fondazioni anti-usura», sostiene De Luca, «sono state coinvolte nel gioco». Per questo oltre a psicologi, psicoterapeuti e assistenti sociali, la maggior parte dei centri offre anche il tutoraggio economico. Avvocati, commercialisti e notai aiutano quindi i pazienti a rimettere in sesto le loro finanze. «S’insegna ai pazienti a riprendere un contatto realistico con il denaro», spiega Guerreschi, «tornando a far loro gestire piccole somme un po’ alla volta». C’è chi però non crede al soccorso degli esperti della psiche. I “Giocatori Anonimi” sono 600 in Italia, tutti convinti che il modo migliore per guizzar via dal vortice dell’azzardo sia aiutarsi tra giocatori. E basta. «Parliamo lo stesso linguaggio», racconta Emanuele, 51 anni, che ha iniziato a perder la testa dietro al videopoker accompagnando I ipoti in sala giochi. «Da sette anni frequent il gruppo di Torino e non ho mai sentito nessuno dire: per guarire devi fare questo o quello». Tra due anni finirà di ripagare i debiti, sparsi per otto finanziarie, e nel frattempo è tornato a frequentare cinema e amici. Eppure quando preleva in un bancomat per unattimo gli tornano le palpitazioni. Teme quell’avviso: “Credito non residuo”. A chi vuole entrare in un gruppo dei Giocatori Anonimi (www.giocatorianonimi.org) non viene chiesto neanche un centesimo, che non è fattore da poco per chi fin lì ha gettato via soldi come coriandoli. Unica condizione è il desiderio di smettere di giocare. Gli “anonimi” poi si aiutano anche al di là delle riunioni. «Abbiamo una buona intesa telefonica», racconta Emanuele spiegando che quando qualcuno spasima per andare a giocare può chiamare uno del gruppo per cercare sostegno e farsi dissuadere. «Dopo il terzo mese di astinenza, ho avuto anche delle allucinazioni, sentivoi suoni della sala bingo»: Ilaria (nome di fantasia) crede che di gioco non si guarisca mai del tutto, eppure la scorsa settimana è passata di fronte alla sala e ha sorriso, serena. Quarantenne, è stata per oltre un anno e mezzo l’unica donna del suo gruppo anonimo padovano. L’azzardo è storicamente un universe maschio, ma negli ultimi tempi sempre più donne vi si affacciano. Secondo Guerreschi in dieci anni le giocatrici sono aumentate del 18%. «Oggi sono più sole rispetto al passato», argomenta. In più, per lo psicologo Mauro Croce il gioco si è proletarizzato: una passione per ricchi che ha appestato le fasce più deboli, indiscriminatamente. Anche perché tra enalotto e gratta-evinci, oggi il gioco è sotto casa di tutti oramai. Così non solo sono aumentati I giocatori, ma si è anche impennata la quantità di denaro che gli italiani affidano alla sorte: del 70% negli ultimi Quattro anni, del 20 solo tra il 2006 e il 2007. Benché saldamente piazzati in fondo alle classifiche europee in quanto a stipendi, gli italiani detengono un incongruo primato mondiale: sono il popolo con la più alta spesa destinata all’azzardo, ben 500 euro. E così mentre l’azzardo miete sempre più vittime, lo Stato italiano continua ad accumulare: circa 7 miliardi di euro nel 2007. Già, perché mentre il resto dell’economia italiana sonnecchia fragorosamente, l’azzardo ruggisce silenzioso con un giro d’affari da 42 miliardi. Per tamponare almeno un po’ quest’epidemia silenziosa basterebbe guardare poco oltre le Alpi, dove la Svizzera reinveste il 5% dei suoi introiti da gioco in attività di prevenzione.



I RAGAZZI PUNTANO SUL WEB
L’azzardo segue leggi di mercato: da oltre un anno lo Stato ha iniziato spostare l’offerta di gioco sul web perché lì l’afflusso potenziale è maggiore. Entro qualche anno i giochi dei Monopoli saranno quasi tutti in rete. E ciò significa guadagni migliori, ma anche più probabilità che la dipendenza dilaghi. Il dottor Cesare Guerreschi, che di cyber-giocatori d’azzardo ne ha avuti in cura una quindicina al Siipac (Società Italiana di intervento sulle patologie compulsive), è preoccupato dalla digitalizzazione del gambling. Azzardare al computer è diverso che farlo nei tradizionali punti di gioco? «A casa si è soli, si perde quel po’ di socialità rimasta nel mondo dell’azzardo tradizionale. Di fronte al pc si può giocare anche per 24 ore. E scompare il timore di essere giudicati. Quest’isolamento è deleterio: il gioco diventa ancora più compulsivo». Su cosa si azzarda in Internet? «Carte, principalmente. Assai in voga è Texas Holden. Si gioca in più persone, a eliminazione. In Italia i club contano già 150 mila iscritti». In ogni casa c’è un computer: siamo tutti a rischio? «Lo sono i ragazzi, che fino a pochi anni fa non avevano accesso ai luoghi dedicati all’azzardo. Ora hanno solo bisogno di pc e carta di credito. Trafugarla per qualche ora a un genitore non è impresa impossibile. Non a caso i malati di giochi online sono in genere più giovani della media dei giocatori tradizionali». Arginare il gioco d’azzardo patologico ai tempi di Internet è impossibile? «È più difficile, ma necessario. So che lo Stato sta studiando sistemi che riconoscono, attraverso la carta di credito per esempio, se il giocatore è minorenne. Ma altrimenti la prevenzione in Italia è a zero e i giocatori d’azzardo virtuale sono già un milione e mezzo. All’estero gli Stati incassano ma l’informazione non manca. Negli Usa ogni punto gioco espone brochure sui rischi del GAP».


DOVE CHIEDERE AIUTO
ALEA Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio, Siena.
Tel 0577.284.416, fornisce nomi di terapeuti specializzati www.gambling.it

AGITA Associazione per il recupero dei giocatori d’azzardo del Comune di Campoformido (UD), direttore dott. Rolando De Luca.
Tel. 0432.728.639
www.sosazzardo.it

SIIPAC Società italiana d’intervento sulle patologie compulsive, Bolzano
Responsabile dott. Cesare Guerreschi
Tel. 0471.300.497
www.siipac.it

COMUNITÀ ORTHOS
Responsabile dott. Riccardo Zerbetto – Siena
www.comunitaorthos.it

ASSOCIAZIONE AND Azzardo e Nuove Dipendenze.
Presidente dott.ssa Daniela Capitanucci
Tel. 339.367
4668 - Gallarate (Va)
www.andinrete.it

GRUPPO LOGOS ONLUS Salerno
Responsabile dott. Nello Baselice
Tel. 089.792.800

GIOCATORI ANONIMI Associazione di giocatori fondata sul concetto di mutuo aiuto. I gruppi sono presenti in quasi tutte le regioni
centralino 338.127.1215
www.giocatorianonimi.org
Anche ASL e SERT
(Servizi per le tossicodipendenze) si stanno attivando per curare la dipendenza dal gioco d'azzardo. Su 500 Sert presenti in Italia più di 200 già offrono servizi di aiuto.